Robot made in Italy, occupati su del 16,2% in tre anni
09/05/2026
La robotica italiana cresce sul fronte dell’occupazione e conferma il peso dei territori manifatturieri nella costruzione del nuovo made in Italy tecnologico. Secondo il report “L’eredità di Pinocchio nella creatività del made in Italy a vocazione artigiana”, diffuso da Confartigianato in occasione della V Giornata della Cultura Artigiana, nel 2024 in Italia risultano attive 566 imprese nella fabbricazione di robot, con 12.695 addetti.
Il dato più rilevante riguarda la dinamica dell’occupazione: tra il 2021 e il 2024 gli addetti del settore sono aumentati del 16,2%. Una crescita che riflette l’incontro tra meccanica avanzata, automazione, intelligenza artificiale e competenze artigiane, in un comparto che sta assumendo un ruolo centrale nella trasformazione industriale del Paese.
Robot usati dal 19,1% delle imprese manifatturiere italiane
La diffusione dei sistemi robotizzati nelle aziende italiane mostra un quadro articolato. In Italia utilizza robot l’8,7% delle imprese con almeno 10 addetti, escludendo agricoltura, estrattivi e finanza. Nel manifatturiero, però, la quota sale al 19,1%, superando la media europea del 17,6%.
Il confronto internazionale evidenzia un posizionamento significativo per l’industria italiana. La quota delle imprese manifatturiere italiane che impiegano robot risulta superiore di 1,5 punti alla media Ue e, secondo Confartigianato, anche più alta del dato tedesco, indicato al 15,9%. Il risultato conferma la capacità del sistema produttivo nazionale di integrare automazione e tecnologie digitali nei processi industriali.
Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte guidano il settore
La geografia della robotica made in Italy conferma il ruolo delle aree a maggiore specializzazione manifatturiera. La Lombardia è la prima regione per presenza di occupati nel settore, con 191 unità locali e 3.228 addetti. Seguono l’Emilia-Romagna, con 105 unità locali e 2.571 addetti, e il Piemonte, con 87 unità locali e 2.554 addetti.
Tra le altre regioni si segnalano il Veneto, con 105 unità locali e 1.257 addetti, la Toscana, con 47 unità locali e 832 addetti, la Puglia, con 26 unità locali e 431 addetti, e le Marche, con 21 unità locali e 294 addetti. La presenza di meccanica avanzata, start-up innovative e corsi universitari specializzati in ingegneria robotica e automazione contribuisce a definire i poli più dinamici.
Pisa prima per specializzazione, poi Modena e Brescia
Le prime dieci province per specializzazione nella produzione di robot raccolgono 6.489 addetti, pari al 51,9% dell’occupazione complessiva del comparto. Al primo posto si colloca Pisa, con 20 unità locali, 147 addetti e un indice di specializzazione pari a 381, dove un valore superiore a 100 indica una presenza del settore superiore alla media nazionale.
Seguono Modena, con 33 unità locali, 742 addetti e indice 378, e Brescia, con 54 unità locali, 888 addetti e indice 343. Nella graduatoria compaiono anche Vicenza, Piacenza, Pordenone, Cremona, Reggio Emilia, Torino e Treviso, territori nei quali la tradizione meccanica si combina con automazione, ricerca applicata e domanda industriale.
Export da 417 milioni: Italia seconda in Europa
La robotica italiana pesa anche negli scambi internazionali. Nel 2025 le esportazioni di robot hanno raggiunto 417 milioni di euro, pari al 12,6% delle vendite dell’Unione europea. L’Italia si colloca così al secondo posto nella Ue, dietro la Germania, che registra 646 milioni di euro e una quota del 19,6%.
Le vendite italiane all’estero sono quasi il doppio delle importazioni, pari a 214 milioni di euro. Il saldo commerciale positivo raggiunge quindi 202 milioni di euro, il secondo valore più alto nell’Unione europea. Per Confartigianato, questi numeri indicano una filiera capace di competere sui mercati internazionali e di trasformare la vocazione manifatturiera italiana in prodotti tecnologici ad alto valore aggiunto.
La crescita della robotica mostra dunque un settore in espansione, sostenuto da imprese specializzate, territori produttivi, competenze tecniche e domanda di automazione. L’integrazione con l’intelligenza artificiale apre nuovi scenari per le aziende italiane, chiamate a presidiare una fase nella quale creatività, meccanica e digitale diventano parte della stessa traiettoria industriale.
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