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Liquidità degli italiani, torna a crescere: oltre 2.000 miliardi nei conti bancari

14/04/2026

Liquidità degli italiani, torna a crescere: oltre 2.000 miliardi nei conti bancari

La fotografia più recente della liquidità detenuta da famiglie, imprese e operatori economici italiani restituisce un dato che va oltre la dimensione tecnica: a febbraio 2026 il totale ha raggiunto i 2.084 miliardi di euro, con un incremento di 96 miliardi rispetto ai 1.988 miliardi registrati dodici mesi prima. Una crescita del 4,8% che segnala un recupero ormai consolidato dopo la fase di erosione legata alla spinta inflazionistica tra il 2022 e il 2023.

Il quadro, elaborato dal Centro studi di Unimpresa su dati della Banca d’Italia, mostra una dinamica diffusa ma non uniforme tra le diverse componenti della liquidità. Se da un lato emerge una rinnovata capacità di accumulo, dall’altro si osserva una riorganizzazione delle scelte finanziarie, influenzata dal progressivo calo dei tassi di interesse e da una maggiore attenzione alla flessibilità degli strumenti.

Conti correnti sempre dominanti, ma cambia l’allocazione del risparmio

La struttura della liquidità resta fortemente sbilanciata verso i conti correnti, che rappresentano 1.410 miliardi di euro, pari al 67,6% del totale. È la componente che registra anche l’aumento più consistente in valore assoluto, con +84 miliardi su base annua (+6,4%), confermando una preferenza radicata per la disponibilità immediata del denaro.

Accanto ai depositi a vista, cresce in modo più contenuto ma costante la categoria dei depositi rimborsabili con preavviso, che raggiungono 328 miliardi (+2,5%). Si tratta di uno strumento che continua a intercettare una domanda intermedia tra liquidità pura e risparmio vincolato, offrendo un equilibrio tra accessibilità e rendimento.

In aumento anche i depositi vincolati a lungo termine, oltre i due anni, che salgono a 149 miliardi (+6,6%). È il dato percentualmente più significativo tra le componenti vincolate e suggerisce che una parte dei risparmiatori abbia scelto di bloccare le risorse su orizzonti temporali più lunghi, sfruttando condizioni ancora favorevoli prima della piena discesa dei rendimenti.

Il calo dei vincoli brevi riflette la politica della BCE

La variazione più evidente in senso opposto riguarda i depositi vincolati a breve termine, scesi a 105 miliardi, con una contrazione di 15 miliardi (-12,3%). È un dato che trova una spiegazione diretta nella politica monetaria: i sei tagli dei tassi operati dalla Banca centrale europea tra giugno 2024 e giugno 2025 hanno ridotto sensibilmente l’attrattività dei vincoli di breve durata.

Con rendimenti in discesa, la convenienza a immobilizzare la liquidità per periodi limitati si è progressivamente ridotta, spingendo famiglie e imprese verso soluzioni più liquide o verso vincoli più lunghi. Una dinamica che si riflette anche nella flessione dei pronti contro termine, scesi a 92 miliardi (-7,4%), componente tradizionalmente più volatile e legata alle esigenze di tesoreria delle imprese.

Una ripresa che va oltre il rimbalzo tecnico

Il dato complessivo suggerisce un cambiamento più profondo rispetto a un semplice recupero ciclico. Dopo anni in cui l’inflazione aveva eroso i risparmi disponibili, famiglie e imprese sembrano aver ripreso ad accumulare risorse, sostenute da un contesto meno incerto e da una maggiore stabilità dei costi.

La crescita della liquidità non si concentra infatti su una sola voce, ma coinvolge le principali componenti, segnalando un ritorno alla costruzione del risparmio. Allo stesso tempo, emerge una maggiore consapevolezza nella gestione: la distribuzione tra strumenti liquidi, vincolati e intermedi appare più articolata rispetto al passato, anche se resta dominante la preferenza per la disponibilità immediata.

In questo scenario, la liquidità accumulata rappresenta una leva potenziale per l’economia reale. La sua trasformazione in investimenti, consumi o strumenti finanziari più produttivi dipenderà però da variabili che vanno oltre il comportamento dei risparmiatori: stabilità normativa, fiducia nel contesto economico e prospettive di medio periodo restano elementi determinanti per orientare le scelte future.

Il dato di febbraio 2026, nel frattempo, consegna un segnale chiaro: il sistema economico italiano ha ricostruito una parte significativa delle proprie riserve, e lo ha fatto in modo più equilibrato, adattandosi a un contesto di tassi in evoluzione e a nuove esigenze di gestione della liquidità.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.