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Firenze, il Regolamento Unesco si allunga al 2031: più vincoli nel centro storico e nuove tutele su commercio e somministrazione

14/04/2026

Firenze, il Regolamento Unesco si allunga al 2031: più vincoli nel centro storico e nuove tutele su commercio e somministrazione

Firenze sceglie la continuità, ma lo fa irrigidendo ulteriormente il perimetro delle regole. Con il via libera del Consiglio comunale, il Regolamento Unesco e la disciplina delle attività economiche nel centro storico vengono prorogati per altri cinque anni, fino al 2031, con un impianto rafforzato che punta a intervenire in modo ancora più selettivo sulla composizione commerciale dell’area più delicata della città.

La decisione conferma il divieto di nuove attività di somministrazione nel centro storico e consolida una linea politica ormai chiara: contenere la pressione commerciale più standardizzata, governare le trasformazioni del tessuto urbano e preservare un equilibrio ritenuto essenziale tra residenza, funzioni economiche e valore culturale del sito riconosciuto dall’Unesco.

Non si tratta soltanto di prorogare norme già esistenti, ma di aggiornarle in risposta a fenomeni che negli ultimi anni hanno inciso profondamente sulla fisionomia di molte strade e piazze del centro.

Più strade sotto tutela e regole più selettive

Uno degli aspetti più rilevanti della delibera riguarda l’ampliamento delle aree sottoposte a maggior tutela. Le strade interessate diventano ora 71, nove in più rispetto al quadro precedente. Tra i nuovi inserimenti nelle vie dove saranno ammesse solo aperture di determinate attività di pregio figurano via dei Gondi, via Vacchereccia e Sdrucciolo dei Pitti, che si aggiungono a un elenco già esteso di assi commerciali sottoposti a una selezione merceologica molto rigida.

Entrano invece nell’elenco delle strade in cui non sarà possibile trasferire licenze di somministrazione da altre zone dell’area Unesco via Palazzuolo, Corso dei Tintori, Borgo dei Greci e via dei Benci. A queste si sommano via del Proconsolo e piazza San Felice, già inserite nella proposta iniziale della giunta tra le strade dove sono consentite soltanto aperture di specifiche attività considerate compatibili con il pregio storico e commerciale del contesto.

La logica è quella di una zonizzazione sempre più fine, che distingue tra aree in cui incentivare il mantenimento o l’arrivo di attività di qualità e aree nelle quali impedire che la rotazione delle licenze continui a spostare, concentrare o moltiplicare l’offerta alimentare e di somministrazione. È una strategia che prova a sottrarre il centro a una progressiva uniformazione commerciale, tema che da tempo attraversa il dibattito urbanistico e politico fiorentino.

Stop a nuovi ATM, scuole di cucina e consumo alimentare non assistito

Accanto alla proroga del regolamento, il Consiglio ha approvato alcune novità che segnano un ulteriore salto nella regolazione delle attività economiche. Tra queste, la disciplina delle scuole di cucina in centro storico, il divieto di nuovi dispositivi ATM all’esterno degli esercizi commerciali e l’estensione del divieto di apertura di nuove attività di somministrazione anche ai cosiddetti imprenditori agricoli.

Si tratta di misure che intercettano forme recenti o ibride di presenza economica nello spazio urbano, spesso difficili da ricondurre alle categorie tradizionali del commercio. In questo senso, il nuovo impianto normativo cerca di ridurre i margini di aggiramento delle regole già esistenti, intervenendo su tipologie che, pur diverse tra loro, sono accomunate dalla capacità di incidere sull’equilibrio del centro storico e sulla qualità della vita quotidiana dei residenti.

Un altro punto significativo riguarda il divieto di nuove attività di consumo non assistito sul posto di alimenti e bevande nei locali con superficie utile inferiore a 100 metri quadrati, quando il consumo avvenga all’interno degli spazi dell’azienda e con i relativi arredi. La misura sembra voler colpire in modo mirato formule ibride e ad alta rotazione, cresciute in modo sensibile nelle aree a maggiore pressione turistica.

Viene inoltre stabilito che gli unici ampliamenti di superficie consentiti per attività di somministrazione o alimentari potranno riguardare esclusivamente spazi di servizio, come cucine, bagni o locali tecnici. In altre parole, nessuna estensione finalizzata ad aumentare la capacità commerciale o il numero di avventori, ma soltanto adeguamenti funzionali interni.

Le attività di pregio come strumento di selezione urbana

Il cuore del regolamento resta però la tutela delle strade considerate più sensibili dal punto di vista storico, urbanistico e commerciale. In un lungo elenco che comprende vie come Tornabuoni, Maggio, Calimala, via Roma, Borgo San Iacopo, via Strozzi e molte altre, nei locali affacciati direttamente sulla pubblica via, in caso di nuove aperture, saranno ammesse soltanto attività ben definite: alta moda, prêt-à-porter firmato, librerie, gallerie d’arte, antiquariato, arredamento e design, banche, assicurazioni, oggetti preziosi, orologi, articoli d’arte, artigianato tradizionale e artistico, commercio di fiori e piante.

È una selezione che risponde a una precisa idea di centro storico: non un contenitore neutro nel quale ogni attività può trovare spazio, ma un ambito da presidiare attraverso criteri qualitativi e di compatibilità. Il caso più emblematico resta Ponte Vecchio, dove è vietata la somministrazione di alimenti e bevande e dove resta ammesso soltanto il commercio di beni coerenti con la tradizione storica del luogo, in particolare oggetti preziosi, orologi, articoli d’arte e antiquariato.

Il nodo politico: vivibilità, residenti e tenuta del centro storico

La sindaca Sara Funaro ha definito la proroga e il rafforzamento del Regolamento Unesco una scelta chiara e responsabile, spiegando che l’obiettivo è tutelare la vivibilità del centro, valorizzarne il tessuto economico e rispondere alle esigenze dei residenti. Nella stessa direzione si colloca l’assessore allo Sviluppo economico e al Turismo Jacopo Vicini, che ha parlato di uno strumento indispensabile per salvaguardare le strade del centro storico e governare un settore in continua trasformazione.

Dietro la delibera c’è, in effetti, una questione che supera il semplice piano amministrativo. Firenze prova ancora una volta a misurarsi con la tensione tra attrattività internazionale, pressione turistica, tutela del patrimonio e diritto alla città di chi la abita ogni giorno. Il regolamento si muove proprio su questo crinale: limitare alcune attività non per chiudere il centro, ma per evitarne una specializzazione eccessiva in funzioni a basso radicamento urbano e ad alta rotazione commerciale.

L’iter che ha portato al rinnovo, avviato nei mesi scorsi dalla Direzione Attività Economiche e Turismo con una specifica intesa con la Regione Toscana e con la comunicazione dei contenuti alla Soprintendenza, conferma che la questione viene considerata strutturale e non contingente. Anche la scelta di estendere la durata del regolamento da tre a cinque anni va letta in questa chiave: offrire un orizzonte più stabile alle politiche di tutela e ridurre il carattere temporaneo di uno strumento ormai diventato parte integrante della governance del centro storico.

Resta da capire quanto queste misure riusciranno, nel tempo, a incidere davvero sulla composizione economica della città antica e a frenare i processi di omologazione commerciale. Il segnale politico, però, è netto: Firenze non intende allentare la presa sul proprio cuore monumentale. Al contrario, sceglie di rafforzarla, assumendo che la difesa dell’identità urbana passi anche dalla regolazione severa di ciò che può aprire, trasferirsi o trasformarsi nelle sue strade più esposte.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.