Credito bancario, crescita lenta e squilibri strutturali: i numeri di febbraio 2026
15/04/2026
Il credito bancario in Italia torna a muoversi in territorio positivo, ma senza imprimere quella spinta che sarebbe necessaria per sostenere con decisione la crescita economica. A febbraio 2026 i prestiti complessivi a famiglie e imprese raggiungono i 1.288 miliardi di euro, in aumento di 23 miliardi rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Un incremento dell’1,8% che, letto in controluce, racconta più una fase di transizione che un vero rilancio del sistema.
La dinamica aggregata, infatti, nasconde andamenti divergenti tra le diverse componenti del credito e lascia emergere alcune fragilità che incidono soprattutto sulla capacità di investimento delle imprese e sulla solidità finanziaria delle famiglie.
Imprese: cresce il medio termine, arretra il credito lungo
I finanziamenti alle imprese si attestano a 603 miliardi di euro, con una crescita contenuta dell’1,1% su base annua. Il dato complessivo si scompone però in una struttura meno equilibrata di quanto possa apparire. La componente a medio termine, tra uno e cinque anni, registra l’incremento più significativo, salendo a 177 miliardi (+9,5%), segnale di una certa vitalità progettuale e di una domanda orientata a investimenti con orizzonte definito.
Di segno opposto la dinamica dei prestiti a lungo termine, oltre i cinque anni, che scendono a 281 miliardi (-3,8%). Una contrazione che riflette il progressivo rimborso dei finanziamenti accesi negli anni dei tassi particolarmente bassi, senza che vi sia una sostituzione equivalente con nuovi investimenti strutturali. È un passaggio che pesa sulla prospettiva industriale: senza credito lungo si riduce la capacità di pianificare sviluppo, innovazione e ampliamento produttivo.
Più stabile la componente a breve termine, che cresce in modo marginale (+1,5%), confermando una certa prudenza nel ricorso a strumenti finanziari di durata limitata.
Famiglie: mutui in ripresa, ma resta cautela
Il credito alle famiglie raggiunge i 684 miliardi di euro, con un incremento del 2,5%. A trainare la crescita sono i mutui per l’acquisto di abitazioni, che salgono a 442 miliardi (+3,4%). Il dato riflette la graduale discesa dei tassi di interesse e una ripresa delle erogazioni dopo una fase di rallentamento, più che un’espansione pienamente consolidata del mercato immobiliare.
In aumento anche il credito al consumo, che arriva a 131 miliardi (+4,0%), sostenuto soprattutto dalle scadenze medio-lunghe. Un segnale che può essere letto in due direzioni: da un lato la ripresa della spesa, dall’altro una maggiore dipendenza dal credito per sostenere i consumi.
L’unica voce in calo riguarda gli altri prestiti alle famiglie, scesi a 111 miliardi (-2,7%). La flessione, concentrata sulle scadenze più lunghe, suggerisce che una parte dei nuclei familiari continui a muoversi con cautela, frenata da una capacità di indebitamento ancora condizionata dalla pressione sui redditi.
Un equilibrio ancora fragile
Il quadro complessivo evidenzia un sistema del credito che torna a crescere, ma con intensità limitata e con una distribuzione non omogenea delle risorse. La componente più dinamica si concentra su orizzonti temporali intermedi, mentre il credito di lungo periodo, fondamentale per lo sviluppo strutturale dell’economia, mostra segnali di arretramento.
La lettura offerta dai dati suggerisce una fase in cui la normalizzazione è ancora incompleta. La crescita c’è, ma resta condizionata da fattori che incidono sulla qualità del credito erogato e sulla sua capacità di sostenere investimenti e consumi in modo duraturo. È su questo equilibrio che si giocherà la tenuta del sistema nei prossimi mesi, tra esigenze di prudenza e necessità di rilancio.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to