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PIL Italia rivisto allo 0,5%, Unimpresa critica Bruxelles

22/05/2026

PIL Italia rivisto allo 0,5%, Unimpresa critica Bruxelles

La Commissione europea ha rivisto al ribasso la crescita del PIL italiano al +0,5% nel 2026 e al +0,6% nel 2027, ma secondo Unimpresa le nuove previsioni di primavera non tengono conto del cambiamento registrato dai principali indicatori finanziari e macroeconomici del Paese.

Spread ai minimi e debito percepito più solido

La lettura proposta dal Centro studi di Unimpresa parte dal mercato dei titoli di Stato. Lo spread BTP-Bund si colloca attorno ai 70-75 punti base, un livello che gli analisti obbligazionari indicano come il più basso da oltre quindici anni. Il confronto storico è netto: nel 2011 il differenziale aveva sfiorato quota 600 punti, mentre oggi si muove su valori compatibili con una percezione del rischio italiano molto più contenuta.

Secondo l’associazione, un differenziale così ridotto produce un effetto concreto sui conti pubblici: minori oneri sul servizio del debito per circa 15 miliardi di euro l’anno, una somma paragonabile al valore di una manovra finanziaria. A rafforzare il quadro, Unimpresa segnala anche il fatto che i titoli di Stato italiani rendono attualmente meno di quelli francesi, un’inversione rispetto agli assetti tradizionali del mercato europeo del debito sovrano.

La stessa dinamica viene letta insieme all’andamento dei credit default swap sull’Italia, indicati su livelli contenuti e coerenti con un profilo di rischio considerato gestibile dagli investitori istituzionali. Per Unimpresa, questi segnali descrivono un’Italia diversa da quella associata alle fasi più acute della crisi del debito.

Rating in miglioramento e disoccupazione al 5,7%

Il quadro richiamato dall’associazione comprende anche le decisioni delle agenzie di rating. Negli ultimi dodici mesi, Fitch ha portato il giudizio sull’Italia a BBB+ con outlook stabile; S&P ha confermato BBB+, richiamando la coerenza della politica di bilancio; Morningstar DBRS ha alzato il rating a lungo termine ad A (Low); Scope Ratings valuta il Paese BBB+ con outlook positivo; Moody’s ha promosso il debito sovrano da Baa3 a Baa2.

Unimpresa collega questi giudizi al miglioramento di altri indicatori. Il tasso di disoccupazione si attesta attorno al 5,7%, un livello definito storicamente basso, mentre l’avanzo primario è tornato a orientare la strategia di bilancio. Anche la Commissione europea, nella propria analisi, riconosce un percorso di rientro del deficit verso il 2,9% nel 2026.

La critica dell’associazione non riguarda quindi la presenza di difficoltà congiunturali, che vengono riconosciute, ma il peso attribuito ai diversi fattori. Le previsioni di Bruxelles tengono conto del rallentamento legato al nuovo shock energetico provocato dalla crisi dello Stretto di Hormuz, uno shock che colpisce l’intera Europa. Per Unimpresa, proprio in un contesto comune di pressione energetica diventa decisivo valutare la resilienza strutturale dei singoli Paesi.

Longobardi: i mercati leggono un’Italia diversa

“I mercati stanno dicendo qualcosa di diverso rispetto a Bruxelles”, afferma il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. Secondo Longobardi, lo spread ai minimi da quindici anni, il miglioramento dei rating, il rendimento dei BTP inferiore a quello degli OAT francesi e la disoccupazione al 5,7% sono elementi che non emergono con adeguato peso nei modelli previsionali della Commissione.

Il presidente di Unimpresa parla di una “inerzia narrativa” nelle valutazioni europee: non contesta il metodo tecnico dei forecast, ma sostiene che i modelli incorporino con ritardo informazioni già assorbite dai mercati finanziari. Le sale trading di Londra, Francoforte e New York, osserva, aggiornano in tempo reale il giudizio sulla credibilità del Paese, mentre i documenti istituzionali tendono a restare ancorati a una rappresentazione meno dinamica dell’economia italiana.

Per l’associazione, il rischio è che previsioni formalmente corrette ma parziali alimentino all’estero una percezione distorta dell’Italia proprio mentre le imprese hanno bisogno di rafforzare la propria credibilità internazionale. La crescita del PIL resta debole, ma secondo Unimpresa non basta da sola a misurare l’aggiustamento fiscale e reputazionale compiuto dal Paese.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to