Oreficeria italiana, produzione giù del 27,5%: allarme su export e occupazione
22/04/2026
La filiera orafa italiana apre il 2026 con numeri pesanti: la produzione è crollata del 27,5% nel primo bimestre dell’anno, dopo il -13,6% registrato nel 2025, mentre l’export di oreficeria lo scorso anno ha segnato un calo del 18,1%, pari a 2,9 miliardi di euro in meno. A lanciare l’allarme è stato il presidente di Confartigianato Orafi Luca Parrini nel corso di un confronto con i vertici del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, definendo il quadro attuale simile ai livelli critici già toccati durante la pandemia del 2020 e la crisi finanziaria del 2009.
Prezzo dell’oro, dazi Usa e crisi dei mercati mediorientali
Secondo Confartigianato, il comparto si trova schiacciato da tre fattori che stanno colpendo in simultanea la tenuta produttiva delle imprese. Il primo è l’impennata del prezzo dell’oro, che ha fatto salire i costi di approvvigionamento in una fase già segnata da forte incertezza. Il secondo riguarda i dazi sul mercato statunitense, che nel 2025 hanno contribuito a un calo del 5% delle esportazioni italiane di oreficeria verso gli Stati Uniti. Il terzo elemento è la paralisi dei mercati mediorientali, che pesa in modo diretto su uno dei principali sbocchi commerciali del settore. :
La stretta colpisce soprattutto il cosiddetto quadrilatero dell’oro formato dai distretti di Arezzo, Vicenza, Alessandria e Milano, dove si concentra l’82,6% dell’export orafo italiano. Il caso più critico è quello di Arezzo, che nel 2025 ha registrato un crollo del 40,9% delle esportazioni. Subito dopo viene Milano, con un calo del 36%. In controtendenza risultano invece Alessandria, che segna un +27,3%, e Vicenza, che chiude con un +6,4%.
Confartigianato chiede misure urgenti per 8mila imprese artigiane
Nel confronto con il Mimit, Parrini ha chiesto interventi immediati per salvaguardare la tenuta di un sistema che comprende circa 8.000 imprese artigiane e 14.000 addetti. Il timore espresso dall’associazione è che l’attuale blocco produttivo, già accompagnato da un ricorso crescente agli ammortizzatori sociali, possa trasformarsi in una crisi più profonda, con effetti diretti su occupazione, competenze e continuità delle lavorazioni.
Tra i nodi segnalati c’è anche quello dei costi finanziari legati al prestito d’uso del metallo prezioso, definito ormai insostenibile. Per questo Confartigianato Orafi ha chiesto di aprire un’interlocuzione urgente con ABI e Banca d’Italia per individuare correttivi in grado di contenere i costi di approvvigionamento delle materie prime, oggi ritenuti fuori controllo.
Il Mimit apre a un tavolo allargato con il Ministero del Lavoro
Dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy è arrivata, secondo quanto riferito da Confartigianato, una risposta positiva alla richiesta di proseguire il confronto. Il Mimit avrebbe accolto la proposta di istituire un tavolo allargato anche al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, coinvolgendo le rappresentanze datoriali e sindacali per definire strumenti straordinari di sostegno al comparto. L’obiettivo indicato è evitare la dispersione di competenze e del valore economico rappresentato dall’eccellenza orafa italiana. :
Al momento non risulta ancora pubblicato sul sito del Mimit un verbale o una nota ufficiale dedicata a questo specifico tavolo, per cui il riferimento operativo resta la comunicazione diffusa da Confartigianato e rilanciata da altre agenzie. Resta però il dato politico: il settore dell’oreficeria chiede un intervento rapido, mentre il Governo ha mostrato disponibilità ad aprire un confronto più strutturato sulla crisi in atto.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to