Indicazioni geografiche non food, Confartigianato: “Opportunità per 250 prodotti”
11/05/2026
Confartigianato accoglie con favore l’entrata in vigore, il 7 maggio, del decreto legislativo n. 51/26, che adegua la normativa italiana al Regolamento europeo sulle indicazioni geografiche per i prodotti artigianali e industriali. Il provvedimento chiarisce gli aspetti procedurali per ottenere e mantenere una tutela IG anche per le produzioni “non food”, aprendo una nuova fase per manifatture tipiche, artigianato artistico e tradizioni produttive legate ai territori.
Il recepimento del Regolamento europeo
La Confederazione sottolinea di aver sostenuto fin dall’inizio il riconoscimento delle indicazioni geografiche per i prodotti non alimentari, seguendo il percorso legislativo che ha portato prima all’approvazione del Regolamento UE 2023/2411 e poi al suo recepimento nell’ordinamento nazionale.
Il decreto legislativo appena entrato in vigore definisce le regole per la presentazione delle domande, il mantenimento dell’indicazione geografica e il sistema dei controlli. Secondo Confartigianato, il testo recepisce anche miglioramenti introdotti durante l’esame parlamentare, rendendo più chiaro il quadro applicativo per imprese, associazioni di produttori e amministrazioni coinvolte.
Le indicazioni geografiche “non food” vengono considerate uno strumento di valorizzazione economica e culturale. La tutela europea può infatti rafforzare il legame tra prodotto, territorio e comunità produttiva, offrendo nuove possibilità di riconoscibilità sui mercati e di promozione turistica delle aree in cui quelle lavorazioni sono nate e si sono consolidate.
Oltre 250 prodotti potenzialmente candidabili
Da una rilevazione di Confartigianato emergono oltre 250 prodotti potenzialmente candidabili al riconoscimento dell’indicazione geografica. Si tratta di un patrimonio diffuso che comprende lavorazioni artigianali, produzioni industriali tipiche, tradizioni manifatturiere locali e saperi produttivi che spesso rappresentano una parte rilevante dell’identità economica dei territori.
Per la Confederazione, le IG possono contribuire a raggiungere tre obiettivi strategici. Il primo riguarda la possibilità di rivitalizzare e riposizionare sul mercato l’artigianato artistico e tradizionale, proteggendone il valore da imitazioni, banalizzazioni e concorrenza non qualificata.
Il secondo obiettivo è lo sviluppo di reti più forti tra imprese, associazioni di produttori e amministrazioni locali. Il riconoscimento geografico richiede infatti disciplinari, controlli e governance condivisa, spingendo i territori a organizzarsi attorno a filiere più riconoscibili e strutturate.
Il terzo riguarda il rafforzamento dell’identità del prodotto e del luogo che lo esprime. Una tutela IG può diventare un marchio di origine, qualità e reputazione, utile sia per l’export sia per la promozione locale, soprattutto nei territori dove artigianato, cultura e turismo sono strettamente collegati.
Controlli, domande e ruolo delle associazioni
Confartigianato valuta positivamente il sistema di controllo delineato dal decreto e la modalità di esame delle domande, che coinvolge sia il Ministero delle Imprese e del Made in Italy sia le Regioni. Questo modello, secondo la Confederazione, può garantire una valutazione più aderente alle peculiarità previste dai disciplinari, tenendo conto delle caratteristiche tecniche e territoriali delle diverse produzioni.
Viene giudicata favorevolmente anche la possibilità per le associazioni dei produttori di partecipare come uditori ai lavori. Una presenza che può aiutare a rappresentare meglio le esigenze delle filiere e a mantenere un collegamento diretto tra norme, territori e realtà imprenditoriali interessate.
Il tema dei disciplinari resta uno dei passaggi più delicati. Per ottenere una tutela europea è necessario definire con precisione caratteristiche del prodotto, metodo di lavorazione, area geografica, elementi di reputazione e sistema di verifica. Si tratta di un lavoro tecnico che può richiedere competenze specialistiche e costi non marginali, soprattutto per piccole imprese e associazioni locali.
La richiesta di un contributo per i disciplinari
Proprio per questo Confartigianato auspica che venga riproposto il contributo per la predisposizione dei disciplinari dei prodotti industriali e artigianali tipici. La misura, secondo la Confederazione, servirebbe a garantire una partecipazione più ampia al nuovo sistema di tutela e a evitare che i costi di consulenza tecnica diventino un ostacolo per produttori e associazioni non ancora organizzati.
Il sostegno economico alla fase preparatoria potrebbe consentire a molte realtà territoriali di avviare le procedure necessarie, costruire dossier solidi e accedere alle opportunità offerte dalla normativa europea. Per Confartigianato, il riconoscimento delle indicazioni geografiche non alimentari rappresenta una leva concreta per proteggere il Made in Italy artigianale e industriale, valorizzando insieme competenze produttive, identità locali e nuove prospettive di mercato.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to