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Conti pubblici, Unimpresa: avanzo primario verso 59,7 miliardi

11/05/2026

Conti pubblici, Unimpresa: avanzo primario verso 59,7 miliardi

L’avanzo primario dell’Italia potrebbe salire da 17,8 miliardi nel 2025 a 59,7 miliardi nel 2029, quasi quadruplicando nell’arco di cinque anni, mentre il deficit scenderebbe dal 3,1% al 2,1% del Pil senza aumenti strutturali della pressione fiscale. È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa, costruita sulla base dell’ultimo Documento di finanza pubblica.

Deficit in calo e pressione fiscale stabile

Secondo l’elaborazione di Unimpresa, la traiettoria dei conti pubblici italiani mostra un consolidamento graduale, fondato soprattutto sul contenimento della spesa e sulla crescita nominale dell’economia. Il saldo primario migliorerebbe di 1,6 punti di Pil, passando dallo 0,8% del 2025 al 2,4% del 2029.

L’indebitamento netto, nello stesso periodo, si ridurrebbe da -69,4 miliardi a -51,9 miliardi, con un rapporto deficit/Pil in discesa dal 3,1% al 2,1%. Una dinamica che, secondo il Centro studi, collocherebbe l’Italia su un percorso compatibile con le regole europee e con una riduzione progressiva degli squilibri di bilancio.

Il dato ritenuto più significativo riguarda la pressione fiscale, prevista sostanzialmente stabile lungo tutto l’orizzonte: 43,1% nel 2025, 42,9% nel 2026, 43,2% nel 2027, 43% nel 2028 e ancora 43,1% nel 2029. Per Unimpresa, il riequilibrio non deriverebbe quindi da nuove strette tributarie su famiglie e imprese, ma da una spesa pubblica destinata a crescere meno dell’economia.

Pil nominale in aumento e spesa sotto il 50% del Pil

Il Pil nominale salirebbe da 2.258 miliardi nel 2025 a 2.497,3 miliardi nel 2029, con una crescita media annua compresa tra il 2,4% e il 2,6%. L’aumento del denominatore contribuirebbe ad alleggerire il peso relativo del debito e della spesa statale, favorendo un aggiustamento meno pesante per l’economia reale.

Le entrate tributarie crescerebbero in modo regolare, da 666,6 miliardi a 734,2 miliardi, con incrementi coerenti con l’andamento del Pil nominale. Le entrate correnti passerebbero da 1.070,2 miliardi a 1.184,7 miliardi, mantenendosi stabilmente superiori alle spese correnti. Il saldo di parte corrente resterebbe positivo per tutto il quinquennio, da 48,8 miliardi a 53,9 miliardi.

La spesa finale della pubblica amministrazione aumenterebbe in valore assoluto, da 1.155,3 miliardi a 1.245,4 miliardi, ma scenderebbe in rapporto al Pil dal 51,2% al 49,9%. Per Unimpresa, questo passaggio rappresenta il segnale di una dinamica della spesa più ordinata, capace di sostenere il consolidamento senza produrre effetti recessivi immediati.

Lavoro pubblico, contributi e investimenti dopo il Pnrr

Nel quadro tendenziale crescono anche i redditi da lavoro dipendente, da 203,8 miliardi nel 2025 a 218,8 miliardi nel 2029, con un’incidenza sul Pil stabile attorno all’8,8-9%. I contributi sociali aumenterebbero da 305,9 miliardi a 342,7 miliardi, segnalando, secondo l’analisi, una base occupazionale e contributiva giudicata solida nel medio periodo.

Le spese in conto capitale, dopo il picco legato al Pnrr, scenderebbero invece da 133,9 miliardi a 114,6 miliardi, con un’incidenza sul Pil in calo dal 5,9% al 4,6%. La riduzione controllata degli investimenti pubblici straordinari contribuirebbe al riequilibrio dei conti, senza comprimere la componente corrente della spesa.

Per il Centro studi di Unimpresa, il Documento di finanza pubblica fotografa un’economia che consolida lentamente i propri fondamentali fiscali senza ricorrere a manovre restrittive aggiuntive. Il quadro tendenziale, che considera le politiche già in vigore, indica avanzo primario in forte espansione, deficit in riduzione, pressione fiscale invariata e spesa pubblica in calo rispetto al Pil.

Longobardi: “Traiettoria credibile, ma serve prudenza”

Il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, attribuisce al governo Meloni un percorso di normalizzazione dei conti fondato su crescita, disciplina di bilancio e maggiore efficienza della spesa. Secondo Longobardi, il forte aumento dell’avanzo primario rappresenta un segnale di affidabilità finanziaria per i mercati internazionali e per le istituzioni europee.

Il presidente di Unimpresa sottolinea anche il valore della stabilità fiscale: il consolidamento avverrebbe senza nuove strette su famiglie e imprese, ma attraverso una dinamica della spesa più coerente con la crescita dell’economia. Una condizione che, nella lettura dell’associazione, consente all’Italia di affrontare uno scenario internazionale ancora instabile con basi più solide rispetto a precedenti fasi di crisi.

La prudenza resta però necessaria. Tensioni geopolitiche, rallentamenti del commercio globale e possibili shock sui costi potrebbero incidere su consumi, investimenti e crescita. Per Unimpresa, la sfida sarà mantenere il percorso indicato dal Documento di finanza pubblica senza deprimere la domanda interna e senza indebolire il sistema produttivo.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.