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EPR plastica, le imprese italiane contestano il decreto

13/05/2026

EPR plastica, le imprese italiane contestano il decreto

Le principali organizzazioni italiane dell’agricoltura, dell’artigianato, del commercio, della cooperazione e dell’industria chiedono di fermare lo schema di decreto sul regime di Responsabilità Estesa del Produttore per i prodotti in plastica. La posizione è stata formalizzata nell’ambito della consultazione avviata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Le osservazioni delle associazioni al Ministero dell’Ambiente

A firmare le osservazioni sono Agci, Cia, Claai, Cna, Confagricoltura, Confapi, Confcooperative, Confesercenti, Copagri e Legacoop. Secondo le organizzazioni, il provvedimento, nella formulazione attuale, rischia di introdurre un nuovo carico economico su imprese e consumatori senza garantire risultati ambientali concreti.

Il nodo riguarda l’applicazione del regime EPR ai prodotti in plastica, con un contributo ambientale esteso a materiali e prodotti utilizzati nella vita quotidiana, nelle attività produttive, nel settore sanitario e nelle imprese. Per le associazioni, una misura di questo tipo non distingue tra filiere, usi e reali margini di miglioramento ambientale, finendo per colpire in modo generalizzato l’intero sistema produttivo.

Il timore di nuovi costi per aziende e consumatori

Le organizzazioni contestano in particolare l’idea di assoggettare indistintamente a contribuzione tutti i prodotti e i materiali in plastica. Una scelta che, secondo le imprese, contrasterebbe con una politica efficace di economia circolare, perché non individua interventi mirati né incentiva realmente comportamenti più sostenibili.

Nel documento viene ricordato che imballaggi in plastica e altri prodotti in polietilene sono già gravati da forme di prelievo ambientale. L’estensione del contributo ad altre categorie determinerebbe, secondo le associazioni, un aumento immediato dei costi aziendali, con possibili ricadute anche sui prezzi finali pagati dai consumatori.

La preoccupazione è legata alla tenuta competitiva del sistema produttivo italiano, in particolare per le piccole e medie imprese, le cooperative, le attività agricole, commerciali e artigiane, già esposte a costi energetici, materie prime e oneri amministrativi.

La richiesta di un tavolo di lavoro urgente

Pur confermando il proprio orientamento alla sostenibilità e alla transizione ecologica, le sigle chiedono al Ministero di non procedere con il regime EPR nelle forme attualmente proposte. La richiesta è quella di aprire con urgenza un tavolo di lavoro per valutare misure più efficaci, condivise e proporzionate.

Per le organizzazioni di categoria, la tutela dell’ambiente deve essere perseguita attraverso strumenti capaci di distinguere tra prodotti, filiere e impatti reali, evitando di trasformare la transizione in un aggravio generalizzato. L’obiettivo indicato è costruire una politica sulla plastica che protegga ambiente e consumatori, ma senza penalizzare la competitività delle imprese italiane.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to