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Deficit 2025 al 3,1%, Unimpresa: pesa la coda del Superbonus

25/04/2026

Deficit 2025 al 3,1%, Unimpresa: pesa la coda del Superbonus

Il rapporto deficit/PIL del 2025 si è fermato al 3,1%, un decimo sopra la soglia europea del 3%, ma secondo il Centro studi di Unimpresa il dato è stato condizionato in modo decisivo dalla coda dei crediti d’imposta legati al Superbonus. Senza questa componente, definita transitoria e non ricorrente, il disavanzo si sarebbe attestato al 2,7%, tre decimi sotto il limite che avrebbe consentito l’interruzione della procedura Ue.

Il dato, fissato dal consuntivo Istat e certificato dal Documento di Finanza Pubblica 2026 approvato dal Consiglio dei ministri, viene letto da Unimpresa come il risultato di una dinamica contabile specifica, collegata a crediti edilizi ancora fruibili nel 2025 sulla base della normativa precedente. L’ammontare emerso è pari a circa 8,4 miliardi di euro, con un impatto stimato vicino allo 0,4% del PIL sulla spesa in conto capitale.

La coda dei crediti edilizi oltre le attese

Secondo il report del Centro studi di Unimpresa, il Documento di Finanza Pubblica ricostruisce la meccanica dei crediti d’imposta maturati nell’ambito del Superbonus. Si tratta di operazioni effettuate nel corso del 2025 e comunicate all’Agenzia delle Entrate entro il 16 marzo 2026, per le quali i beneficiari hanno utilizzato lo sconto in fattura o la cessione del credito in base alle clausole di salvaguardia previste dalla legislazione.

Gli interventi interessati non riguardano nuove agevolazioni, ma lavori che alla data del 15 ottobre 2024 risultavano già formalmente avviati e che rientravano quindi nel perimetro del regime previgente. La loro emersione contabile nell’esercizio 2025 ha prodotto un effetto superiore alle previsioni, facendo salire il rapporto deficit/PIL oltre la soglia del 3%.

Unimpresa sottolinea che su questi importi sono ancora in corso verifiche da parte dell’amministrazione fiscale. Il punto centrale, secondo gli analisti, è che la voce non rappresenta un peggioramento strutturale dei conti pubblici, ma l’effetto ritardato di crediti già collegati a lavori autorizzati in precedenza.

Conti pubblici in miglioramento al netto del Superbonus

Al netto della componente legata ai bonus edilizi, il quadro della finanza pubblica italiana nel 2025 mostra segnali di rafforzamento. Il surplus primario, cioè la differenza tra entrate e spese al netto degli interessi, è salito allo 0,8% del PIL, rispetto allo 0,5% registrato nel 2024.

Le entrate sono aumentate del 4,8%, mentre le spese sono cresciute del 4,1%. Anche il mercato dei titoli di Stato ha mostrato una dinamica favorevole: lo spread tra BTP e Bund si è ridotto in media d’anno a poco più di 90 punti base, contro una media decennale pari a 162 punti.

Il DFP 2026 conferma per l’anno in corso un deficit al 2,9%, con una traiettoria in progressiva riduzione fino al 2,1% nel 2029. L’uscita dell’Italia dalla Procedura per disavanzo eccessivo è prevista nel 2027, sempre secondo il percorso indicato nel documento approvato dal governo.

Il meccanismo contabile dello sconto in fattura

Il nodo riguarda il funzionamento stesso del Superbonus. L’agevolazione non genera necessariamente un esborso immediato di cassa nell’anno in cui il beneficiario utilizza lo sconto in fattura o cede il credito. Il peso sui conti pubblici emerge quando lo Stato riconosce quel credito in compensazione o in detrazione fiscale.

Questa distanza temporale tra il momento in cui l’agevolazione viene attivata e quello in cui incide sui saldi spiega perché la misura continui a produrre effetti anche dopo le modifiche normative che ne hanno ridotto il perimetro. Nel 2025, la coda dei crediti edilizi si è rivelata più lunga del previsto, incidendo sui conti per circa 8,4 miliardi.

Unimpresa evidenzia anche un effetto reale sull’economia: la stessa dinamica ha contribuito alla ripresa degli investimenti nelle costruzioni residenziali, che nel 2025 hanno registrato un andamento positivo dopo la flessione osservata nel 2024. Il Superbonus ha quindi avuto un impatto doppio, contabile sui saldi pubblici e produttivo sul settore delle abitazioni.

Per gli analisti del Centro studi, la lettura del dato deve distinguere tra la fotografia formale del disavanzo e la qualità delle sue componenti. Il superamento della soglia del 3% viene attribuito a una voce identificata, temporanea e legata al passato normativo della misura, mentre gli indicatori di fondo segnalano un percorso di consolidamento ancora in corso.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to