Decreto Lavoro, dal Governo 934 milioni per assunzioni e tutele
29/04/2026
Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto-legge in materia di salario giusto, incentivi all’occupazione e contrasto al caporalato digitale, con risorse pari a circa 934 milioni di euro. Il provvedimento, varato nella riunione del 28 aprile 2026 a Palazzo Chigi, interviene su lavoro stabile, rinnovi contrattuali, piattaforme digitali, conciliazione famiglia-lavoro e previdenza complementare.
Bonus per giovani, donne e assunzioni nella ZES
Una parte centrale del decreto riguarda gli incentivi all’occupazione, pensati per favorire l’inserimento nel mercato del lavoro delle categorie più esposte e ridurre i divari territoriali. Il bonus assunzione donne 2026 prevede un esonero contributivo del 100%, fino a 650 euro mensili per 24 mesi, per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate. Nelle regioni della ZES unica per il Mezzogiorno il limite sale a 800 euro.
Per i giovani è previsto un esonero totale dei contributi previdenziali, fino a 500 euro mensili per 24 mesi, sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato di personale non dirigenziale under 35. Il tetto arriva a 650 euro nel Sud e nelle aree di crisi. Il decreto introduce anche un bonus per la stabilizzazione dei giovani, applicabile ai contratti a termine stipulati tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2026, con durata massima di 12 mesi, trasformati tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026.
Un’ulteriore misura riguarda i datori di lavoro con fino a 10 dipendenti nella ZES unica per il Mezzogiorno: per l’assunzione di over 35 disoccupati da almeno 24 mesi è previsto un esonero contributivo totale fino a 650 euro mensili.
Retribuzioni, rinnovi contrattuali e salario giusto
Il decreto interviene anche sul tema del salario giusto, legando la tutela economica dei lavoratori ai minimi stabiliti dai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative. L’obiettivo dichiarato è contrastare il dumping contrattuale, garantendo retribuzioni non inferiori ai riferimenti della contrattazione collettiva più rappresentativa.
Il provvedimento non introduce un salario minimo fissato per legge, ma conferma il ruolo della contrattazione nella definizione delle voci retributive. La norma punta anche a tutelare le imprese che applicano correttamente i contratti, favorendo condizioni di concorrenza leale tra operatori economici.
Sui rinnovi contrattuali, il decreto stabilisce che siano le parti sociali a disciplinare decorrenze degli aumenti, eventuali importi una tantum e strumenti di copertura economica per il periodo compreso tra la scadenza del vecchio contratto e la firma del nuovo. Se il rinnovo non arriva entro 12 mesi dalla scadenza, le retribuzioni saranno adeguate in via forfettaria in misura pari al 30% della variazione dell’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato.
Caporalato digitale, identità certa e trasparenza degli algoritmi
Il testo introduce misure specifiche per contrastare l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro nelle attività gestite attraverso piattaforme digitali. Tra gli strumenti previsti figura la verifica dell’identità digitale del lavoratore, attraverso sistemi come SPID, CIE o autenticazione forte, con l’obiettivo di impedire la cessione o il noleggio degli account.
Il decreto vieta l’uso di credenziali non riconducibili alla propria identità e attribuisce ai gestori delle piattaforme responsabilità sui sistemi di controllo. In caso di omessa vigilanza sono previste sanzioni amministrative o la sospensione dell’attività.
Viene inoltre introdotto il diritto alla trasparenza algoritmica. Le piattaforme dovranno fornire informazioni chiare sui criteri che incidono sull’assegnazione dei compiti, sui compensi e sui sistemi di valutazione. I lavoratori potranno conoscere i parametri del proprio rating e chiedere l’intervento umano per il riesame di decisioni automatizzate con effetti rilevanti sul rapporto di lavoro.
Conciliazione famiglia-lavoro e TFR alla previdenza complementare
Per le imprese che adottano la certificazione UNI/PdR 192:2026, dedicata alla conciliazione tra vita familiare e lavoro, il decreto prevede uno sgravio contributivo. La misura riguarda organizzazioni pubbliche e private che investono su maternità, paternità, carichi di cura, flessibilità organizzativa, welfare aziendale, salute e continuità di carriera.
L’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro potrà arrivare fino all’1% e comunque entro il limite massimo di 50mila euro annui per ciascuna impresa. Il decreto prevede infine la possibilità per i lavoratori di destinare alla previdenza complementare le quote di TFR maturate tra gennaio e giugno 2026.
Parità, Soriano Calabro sciolto e bonifiche a Tito
Nella stessa seduta, il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva anche un decreto legislativo di attuazione delle direttive europee sugli organismi per la parità, relative alla parità di trattamento in diversi ambiti, dall’occupazione all’accesso a beni e servizi.
Su proposta del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è stato deliberato lo scioglimento del consiglio comunale di Soriano Calabro, in provincia di Vibo Valentia, per accertati condizionamenti da parte della criminalità organizzata. La gestione del Comune sarà affidata a una commissione straordinaria per 18 mesi.
Il Governo ha inoltre conferito al Commissario unico, generale Giuseppe Vadalà, l’incarico per le attività di messa in sicurezza e bonifica delle aree ex Daramic ed ex Liquichimica, comprese nel Sito di Interesse Nazionale di Tito. Esaminate anche undici leggi regionali, che il Consiglio dei Ministri ha deliberato di non impugnare.
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Content writer con esperienza in attualità, cronaca e tecnologia scrive notizie da 10 anni, amo correre