Fondi Ue 2028-2034, Governo e Regioni a confronto
14/05/2026
Il futuro della Politica di coesione europea e il negoziato sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 sono stati al centro dell’incontro a Palazzo Chigi tra il ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di Coesione, Tommaso Foti, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e le Regioni. Il confronto si è svolto su richiesta del presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga.
Le Regioni chiedono un ruolo nel negoziato europeo
Durante l’incontro Foti ha assicurato l’apertura di un confronto permanente con Regioni e Province autonome nell’ambito della Cabina di regia sulla Coesione. Il passaggio è considerato decisivo in vista della trattativa europea sul bilancio pluriennale dell’Unione, che definirà risorse, strumenti e priorità per il periodo 2028-2034.
La principale preoccupazione riguarda il possibile ridimensionamento della Politica di coesione, storicamente destinata a sostenere lo sviluppo dei territori, la competitività e la riduzione dei divari territoriali. Secondo il Governo, l’attuale proposta della Commissione europea presenta criticità, in particolare per il rischio che la coesione perda una dotazione finanziaria dedicata e una piena autonomia dentro il nuovo Fondo unico europeo.
Foti ha condiviso le preoccupazioni espresse dalle Regioni, sottolineando la necessità di garantire risorse certe, una governance efficace e il coinvolgimento pieno dei territori. Per il ministro, la Politica di coesione deve continuare a essere riconoscibile, autonoma e adeguatamente finanziata, senza perdere la propria funzione di strumento per accompagnare crescita, investimenti e riequilibrio tra aree diverse del Paese e dell’Europa.
Risorse certe e governance dei territori
Nel corso del confronto, il Governo ha ribadito la richiesta di mantenere livelli finanziari adeguati e di introdurre un meccanismo di riequilibrio capace di correggere gli effetti distorsivi dell’attuale architettura finanziaria europea. L’obiettivo è evitare che la nuova programmazione riduca la capacità di investimento dei territori proprio in una fase in cui molte aree devono affrontare transizioni economiche, sociali, demografiche e ambientali complesse.
Il tema non riguarda soltanto la quantità delle risorse, ma anche il modo in cui queste saranno programmate e attuate. Le Regioni chiedono di essere coinvolte in modo effettivo nella preparazione e nella gestione dei Piani, per evitare una governance troppo centralizzata e poco aderente alle esigenze locali.
Foti ha indicato la necessità di salvaguardare un modello flessibile ed efficiente, capace di tenere insieme coordinamento nazionale e responsabilità territoriale. La Cabina di regia sulla Coesione diventerà quindi il luogo del confronto stabile tra Governo, Regioni e Province autonome sulle posizioni da portare nel negoziato europeo.
Il nodo dell’housing sociale
Tra i temi affrontati a Palazzo Chigi anche quello dell’housing sociale, indicato come una delle emergenze più concrete per famiglie e territori. L’accesso a una casa sostenibile e a prezzi accessibili è stato collegato alla programmazione delle risorse europee e nazionali, con l’obiettivo di rafforzare l’edilizia residenziale pubblica e sociale.
In questo quadro si inserisce il nuovo Fondo Housing Coesione, strumento finanziario facoltativo messo a disposizione delle Regioni e gestito da Invimit. La misura punta a mettere a sistema fondi europei e nazionali, attirando anche ulteriori investimenti per ampliare l’offerta abitativa e intervenire su un fabbisogno che riguarda molte aree urbane e interne.
La questione abitativa entra così nel più ampio dibattito sulla coesione, perché incide direttamente sulla qualità della vita, sulla permanenza dei giovani nei territori, sulla mobilità del lavoro e sulla capacità delle comunità di sostenere sviluppo e inclusione.
Il ministro Foti ha definito il negoziato europeo una partita difficile, ma ha confermato l’impegno dell’Italia a costruire un fronte ampio a difesa di una Politica di coesione forte. Per Governo e Regioni, la sfida sarà mantenere risorse dedicate, autonomia dello strumento e partecipazione dei territori nelle scelte che orienteranno la programmazione europea dopo il 2028.
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