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FMI e Italia, Unimpresa contesta le stime sul debito

28/05/2026

FMI e Italia, Unimpresa contesta le stime sul debito

Le previsioni del Fondo Monetario Internazionale sull’Italia non valorizzano la traiettoria di risanamento dei conti pubblici né il giudizio espresso dai mercati finanziari sul rischio del Paese. È la lettura del Centro studi di Unimpresa, che interviene dopo le valutazioni dell’Article IV del FMI, secondo cui il PIL reale italiano crescerebbe dello 0,5% fino al 2027, mentre il debito pubblico resterebbe un fattore di rischio strutturale. Per l’associazione, il quadro descritto dal Fondo sarebbe parziale e non terrebbe conto di alcuni indicatori recenti, dal saldo primario allo spread BTP-Bund, fino ai giudizi delle agenzie di rating.

Saldo primario positivo e deficit sotto controllo

Secondo l’analisi di Unimpresa, il FMI concentrerebbe l’attenzione sul livello dello stock di debito, indicato al 137% del PIL a fine 2025, senza considerare adeguatamente i fattori che possono incidere sulla sua dinamica futura. Il Centro studi richiama in particolare il ritorno in positivo del saldo primario, pari allo 0,7% del PIL nel 2025, in miglioramento rispetto allo 0,4% del 2024.

Anche il deficit viene indicato come un elemento di correzione in corso: nel 2025 si sarebbe ridotto al 3,1%, per il secondo anno consecutivo al di sotto degli obiettivi iniziali, con una traiettoria attesa al 2,9% nel 2026. La crescita nominale del PIL, attestata al 2,5% nel 2025, completa il quadro indicato da Unimpresa.

Per l’associazione, la combinazione tra avanzo primario e crescita nominale superiore al costo medio del debito crea le condizioni per stabilizzare il rapporto debito/PIL e avviarne successivamente la riduzione. Non si tratta, nella lettura proposta, di una valutazione ottimistica, ma di un passaggio legato alla meccanica dei conti pubblici.

Mercati e rating raccontano un rischio più basso

Unimpresa sottolinea poi il comportamento dei mercati finanziari, che a suo giudizio starebbero già esprimendo una valutazione diversa rispetto alla narrativa del rischio-Italia. Lo spread BTP-Bund si mantiene intorno ai 70-75 punti base, livelli che l’associazione definisce tra i più bassi degli ultimi quindici anni.

Il Centro studi evidenzia inoltre che i titoli di Stato italiani rendono meno di quelli francesi e che tutte e cinque le principali agenzie di rating — Fitch, S&P, DBRS Morningstar, Scope Ratings e Moody’s — hanno migliorato il giudizio sul debito sovrano italiano nell’arco degli ultimi dodici mesi. A questo si aggiunge un tasso di disoccupazione indicato al 5,7%, definito minimo storico.

Secondo Unimpresa, anche i credit default swap sull’Italia si collocano su livelli contenuti. Da qui la critica al Fondo Monetario Internazionale: se il debito italiano fosse davvero esposto al rischio descritto dall’Article IV, i mercati dovrebbero prezzare un premio di rischio più alto. La compressione dello spread viene invece letta come un segnale di fiducia, non come un campanello d’allarme.

Longobardi: serve aggiornare la narrativa sull’Italia

Il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, parla di un approccio ormai ripetitivo da parte delle istituzioni finanziarie internazionali. A suo giudizio, definire la crescita italiana “modesta” e il debito “vulnerabile” rischia di riproporre uno schema interpretativo che non incorpora abbastanza rapidamente i segnali di miglioramento più recenti.

Longobardi riconosce che l’Italia ha un debito elevato e che la sua dinamica resta esposta a shock su crescita, tassi e fiducia. Tuttavia, osserva che questa condizione riguarda ogni economia con un indebitamento significativo. Il punto, secondo il presidente di Unimpresa, è che il Paese sta correggendo i conti in modo credibile, in un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche, shock energetici e nuove pressioni commerciali.

Per Unimpresa, il caso del Superbonus rappresenta uno degli elementi che hanno pesato sui conti pubblici e sulle previsioni degli ultimi anni, ma il suo impatto residuo starebbe progressivamente diminuendo. Proprio questa discontinuità, secondo l’associazione, non sarebbe ancora pienamente recepita nei modelli del FMI. La richiesta è quindi quella di aggiornare la lettura del rischio italiano, tenendo insieme debito, conti pubblici, mercato del lavoro, giudizi di rating e segnali provenienti dagli investitori internazionali.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.