Crisi di Hormuz, energia in rialzo e pressione sulle imprese
06/05/2026
La crisi nello Stretto di Hormuz continua a pesare sui prezzi dell’energia e delle materie prime, con effetti diretti sulle imprese manifatturiere, sulle costruzioni e sulle filiere più esposte ai costi internazionali. Secondo l’analisi diffusa da Confartigianato il 5 maggio 2026, gli scontri nell’area allontanano la normalizzazione dei flussi commerciali e mantengono alta la pressione sui costi energetici, pur con alcuni segnali di raffreddamento osservati nel mese di aprile.
Energia, prezzi quasi del 50% sopra i livelli di febbraio
L’analisi dei dati della Banca Mondiale evidenzia che, dopo il forte aumento registrato a marzo, i prezzi internazionali delle commodity energetiche in dollari hanno segnato ad aprile un ulteriore incremento. Nella media del bimestre interessato dalla guerra del Golfo, i prezzi dell’energia risultano superiori del 49,9% rispetto ai livelli di febbraio.
Le previsioni della Banca Mondiale indicano per il 2026 un prezzo medio del petrolio Brent pari a 86 dollari al barile, in crescita del 24,6% rispetto al 2025, nell’ipotesi di un graduale ritorno del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz ai livelli prebellici entro la fine dell’anno. Lo scenario avverso del Documento di finanza pubblica, invece, stima un petrolio a 115,5 dollari al barile, con impatti più pesanti su gas, cambio dollaro, commercio mondiale e crescita italiana.
Gasolio, gas ed elettricità: il conto della crisi in Italia
Per l’Italia, Confartigianato rileva che nella media degli oltre due mesi dall’avvio della guerra del Golfo il prezzo medio del gas risulta superiore del 39% alla media di febbraio, mentre il prezzo all’ingrosso dell’elettricità supera i livelli precrisi del 13,8%. Ancora più marcato l’effetto sul gasolio: nella media delle nove settimane di crisi, il prezzo all inclusive del gasolio auto è salito del 20,3% rispetto a febbraio, mentre il prezzo industriale, al netto delle tasse, risulta più alto del 60,7%.
Ad aprile sono emersi alcuni segnali di rientro su gas ed elettricità all’ingrosso, rispettivamente in calo dell’11,8% e del 16,7% rispetto a marzo. Il gasolio al netto delle tasse, però, ha continuato a crescere, con un aumento mensile del 17,7% dopo il rincaro del 46,7% registrato a marzo. I prezzi retail dell’energia, secondo i dati preliminari Eurostat elaborati da Confartigianato, sono saliti in Italia del 5,4% ad aprile rispetto al mese precedente, dopo il +5,2% di marzo.
Metalli, fertilizzanti e materie prime sotto pressione
La tensione non riguarda soltanto l’energia. Il conflitto sta generando rischi anche sulle catene di approvvigionamento globali, con effetti sui prezzi delle materie prime e dei beni intermedi. La situazione più pesante riguarda i fertilizzanti, con ricadute potenziali sulla filiera agroalimentare: nella media marzo-aprile le quotazioni internazionali risultano superiori del 35,1% rispetto a febbraio, mentre ad aprile segnano un aumento del 61,5% su base annua.
Per metalli e minerali, l’impatto immediato del conflitto è stato più contenuto, ma si inserisce in un trend già rialzista. Ad aprile l’indice registra una crescita annua del 38,1%, con effetti sulle filiere della meccanica e delle costruzioni. L’alluminio mostra un aumento del 13,7% nel bimestre marzo-aprile rispetto a febbraio e del 51,8% su base annua. Forti rialzi riguardano anche stagno, rame, zinco e nichel, mentre l’oro, pur in frenata rispetto ai livelli precedenti, resta in forte aumento su base annua, con ripercussioni sul comparto della gioielleria.
Manifattura più debole e crescita europea fragile
Secondo Confartigianato, la combinazione tra crisi energetica, tensioni sulle commodity e incertezza geopolitica sta raffreddando la produzione manifatturiera. Dopo la ripresa registrata nella seconda parte del 2025, l’inizio del 2026 mostra un indebolimento, con un calo dello 0,5% nel primo bimestre dell’anno. Ad aprile prosegue inoltre la flessione della fiducia dei consumatori e arretra anche quella delle imprese.
Il quadro europeo resta fragile. I dati Eurostat sul primo trimestre 2026 indicano una crescita del Pil dell’Unione Europea a 27 limitata allo 0,1%, con segnali lievemente migliori per Italia e Germania, rispettivamente a +0,2% e +0,3%, mentre la Francia resta ferma. In questo scenario, il prolungamento della crisi nello Stretto di Hormuz rischia di aggravare i costi per imprese e famiglie, rendendo più difficile il percorso di ripresa delle filiere produttive.
Articolo Precedente
Cremona, Arvedi investe 82,5 milioni nel sito siderurgico
Content writer con esperienza in attualità, cronaca e tecnologia scrive notizie da 10 anni, amo correre