Burocrazia, imprese italiane perdono 3,4 milioni di giornate l’anno
18/05/2026
Le imprese italiane dedicano ogni anno 3,4 milioni di giornate-uomo ad attività amministrative a basso valore aggiunto legate alle autocertificazioni, con un costo stimato di 673,9 milioni di euro. È il peso quantificato da un report della Fondazione Promo PA, presentato a Padova durante il convegno nazionale “Trasparenza, innovazione e sviluppo: trent’anni di storia del Registro delle Imprese”, promosso da Camera di Commercio di Padova, Unioncamere e InfoCamere.
Autocertificazioni, 27,5 milioni di pratiche per le aziende
Il rapporto ha analizzato le dieci autocertificazioni più diffuse tra le imprese italiane, stimando un totale di 27,5 milioni di pratiche. Per ciascuna compilazione, il tempo medio richiesto è di 63 minuti, un dato che restituisce la dimensione concreta della burocrazia ordinaria affrontata dalle aziende.
Dalla survey qualitativa condotta sulle imprese emergono criticità ricorrenti. Il problema più sentito è l’obbligo di ripresentare la stessa dichiarazione a ogni nuova procedura con la Pubblica amministrazione, valutato 8,3 su 10. Seguono la complessità e la ripetitività degli adempimenti, il dialogo difficile con gli uffici pubblici e la richiesta di moduli diversi da parte di amministrazioni diverse per la stessa autocertificazione.
Secondo il report, una parte significativa di questo carico potrebbe essere ridotta utilizzando strumenti digitali già disponibili. Al centro delle soluzioni indicate c’è la Piattaforma Digitale Nazionale Dati, che consente l’interconnessione con le banche dati di Inps, Inail, Agenzia delle Entrate, Agenzia delle Entrate-Riscossione e Camere di Commercio.
La strada della decertificazione e l’app Impresa-italia.it
La Piattaforma Digitale Nazionale Dati è conosciuta soltanto dal 17% delle imprese, ma viene indicata come lo strumento chiave per arrivare alla “decertificazione”: sostituire cioè le autocertificazioni ripetute con controlli automatici, in tempo reale, su dati acquisiti direttamente alla fonte e validati dal sistema.
InfoCamere individua tre direttrici operative: rendere cogente la decertificazione, obbligando le amministrazioni a riversare le informazioni sulle imprese nella piattaforma; accompagnare imprese e PA con formazione, sportelli digitali e campagne informative; valorizzare le potenzialità della PDND alimentandola con i dati aziendali, a partire dalle certificazioni più frequenti.
Durante il convegno è stata lanciata anche la proposta di utilizzare l’app Impresa-italia.it, sviluppata da InfoCamere per facilitare l’accesso al Registro delle Imprese, come canale per portare le autocertificazioni direttamente sullo smartphone degli imprenditori.
Trent’anni di Registro Imprese, valore fino a 41 miliardi
L’appuntamento di Padova è stato organizzato per celebrare i 30 anni dall’entrata in funzione del Registro delle Imprese, attivo dal 1996 e considerato una delle principali infrastrutture digitali del rapporto tra aziende e Pubblica amministrazione.
Le analisi presentate da Unioncamere stimano il valore economico complessivo generato dal Registro in trent’anni in una fascia compresa tra 34 e 41 miliardi di euro. A fronte di un investimento complessivo valutato in circa 7 miliardi tra il 1996 e il 2025, il sistema avrebbe prodotto benefici in termini di riduzione dei costi amministrativi, semplificazione digitale, trasparenza del mercato, interoperabilità dei dati e sostegno alla legalità economica.
I benefici economici e amministrativi sono stimati prudenzialmente in circa 10 miliardi di euro. A questi si aggiungono le esternalità positive legate alla riduzione dei costi di transazione per le imprese, valutate tra 16 e 24 miliardi.
Il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, ha ricordato che il Registro delle Imprese italiano è il primo in Europa per numero di aziende e tra i sistemi più avanzati nell’utilizzo di tecnologie digitali innovative, dall’intelligenza artificiale ai sistemi di identificazione digitale. Una piattaforma che, ha sottolineato, ha garantito nel tempo meno costi amministrativi, maggiore trasparenza e presidio di legalità.
Padova, dal Registro alla sfida dell’intelligenza artificiale
Il presidente della Camera di Commercio di Padova e di InfoCamere, Antonio Santocono, ha richiamato il ruolo storico della città nell’innovazione amministrativa, ricordando l’intuizione di Mario Volpato, che oltre quarant’anni fa immaginò una rete tra pubbliche amministrazioni prima dell’avvento di Internet. Da quella visione nacque poi, nel 1996, il Registro delle Imprese.
Nel messaggio inviato al convegno, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha definito il Registro un’infrastruttura essenziale per il tessuto imprenditoriale e per il MIMIT, sottolineando il ruolo delle Camere di Commercio nel portare i servizi digitali vicino alle aziende e nel trasformare il Registro da archivio a motore di sviluppo.
La mattinata ha visto anche l’intervento di Alberto Mattiello, esperto di innovazione e tecnologie, sugli scenari aperti dall’intelligenza artificiale. A seguire, Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, ha illustrato il valore dei dati del Registro e il loro impatto sull’economia, mentre Gaetano Scognamiglio, fondatore e presidente di Promo PA, e Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere, hanno presentato il rapporto sul costo della burocrazia.
La parte finale del convegno è stata dedicata alle esperienze di utilizzo del Registro delle Imprese nella ricerca e nell’ambito giudiziario, anche per l’analisi delle infiltrazioni della criminalità organizzata. Alla tavola rotonda hanno partecipato rappresentanti dell’università e della magistratura, tra cui il procuratore capo di Venezia Alessandra Dolci e il presidente della I Sezione Civile e della Crisi d’Impresa del Tribunale di Vicenza, Giuseppe Limitone.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to