Agricoltura, rinnovato il contratto nazionale: aumento del 5,1%
31/05/2026
È stato firmato a Palazzo della Valle, sede di Confagricoltura, il rinnovo del contratto collettivo nazionale per gli operai agricoli e florovivaisti, valido per il quadriennio 2026-2029. L’intesa riguarda quasi 170.000 imprese e oltre 1 milione di lavoratori, introducendo un aumento retributivo del 5,1% per il biennio 2026-2027 e nuove misure pensate per favorire la continuità occupazionale nel settore agricolo.
Aumento in due tranche per tutelare il potere d’acquisto
Il rinnovo contrattuale prevede un incremento salariale complessivo del 5,1% per il biennio 2026-2027, distribuito in due tranche. La misura, secondo quanto indicato da Confagricoltura, è in linea con gli indicatori di riferimento e ha un duplice obiettivo: salvaguardare il potere d’acquisto dei lavoratori e offrire alle aziende agricole un quadro più stabile per programmare l’attività nel medio periodo.
L’accordo arriva in una fase economica complessa per il comparto primario, segnato dall’aumento dei costi di produzione, dalle difficoltà di approvvigionamento di materie indispensabili e da un contesto internazionale ancora instabile. La firma del contratto viene quindi presentata come un passaggio rilevante per garantire equilibrio tra sostenibilità economica delle imprese e tutela dei lavoratori agricoli.
Contratti triennali e misure per trattenere i lavoratori
Tra le principali novità dell’intesa figurano strumenti contrattuali pensati per rispondere a una delle criticità più avvertite dalle imprese agricole: la difficoltà di reperire personale e, soprattutto, di mantenerlo in servizio. Il nuovo contratto introduce la possibilità di stipulare contratti a termine di durata triennale, insieme alla sottoscrizione di convenzioni per programmare le assunzioni.
È prevista inoltre l’istituzione di un elemento aggiuntivo della retribuzione per i lavoratori a termine che rinnovano il rapporto con la stessa azienda. La misura punta a valorizzare la continuità lavorativa e a rendere più stabile il legame tra imprese e manodopera, in un settore in cui stagionalità, fabbisogni produttivi e difficoltà di reperimento del personale incidono in modo diretto sull’organizzazione aziendale.
Nel testo sono stati anche individuati i criteri per definire il Trattamento Economico Complessivo, elemento di riferimento per la determinazione del cosiddetto “giusto salario” previsto dal decreto-legge del 1° maggio.
Welfare contrattuale e richiesta di interventi legislativi
Il rinnovo contiene anche un ampliamento delle tutele previste dal sistema di welfare contrattuale, con attenzione ai lavoratori che possono trovarsi in condizioni particolari. L’accordo cerca così di rafforzare la protezione sociale all’interno del settore, affiancando gli interventi retributivi a strumenti di sostegno più ampi.
Soddisfazione è stata espressa da Sandro Gambuzza, vicepresidente di Confagricoltura con delega al lavoro, che ha sottolineato il senso di responsabilità mantenuto durante la trattativa. Secondo Gambuzza, pur in presenza di costi produttivi elevati e difficoltà operative, le imprese hanno voluto dare un segnale concreto ai propri collaboratori e dipendenti, riconoscendo il valore del fattore umano per la competitività dell’agricoltura italiana.
Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha evidenziato lo sforzo sostenuto dalle aziende per arrivare al rinnovo contrattuale e ha chiesto ora interventi legislativi capaci di accompagnare l’intesa, favorendo la stabilizzazione occupazionale in agricoltura. Per il settore, il nuovo contratto rappresenta dunque un passaggio sindacale ed economico rilevante, ma anche un punto di partenza per ulteriori misure a sostegno del lavoro agricolo.
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