Inflazione, Confcommercio: rincari energia rischio per consumi e crescita
04/05/2026
Il rialzo dell’inflazione registrato ad aprile in Italia e in Europa preoccupa Confcommercio, soprattutto per gli effetti che le tensioni sui prezzi dell’energia potrebbero avere nei prossimi mesi su famiglie, consumi e filiere produttive. L’Ufficio Studi dell’associazione, commentando i dati diffusi dall’Istat, sottolinea che l’avvicinamento del tasso di variazione dei prezzi al consumo alla soglia del 3% rappresenta un segnale da monitorare con attenzione.
Energia e trasporti spingono i prezzi
Secondo Confcommercio, le pressioni al rialzo arrivano in particolare dagli energetici, che al momento incidono soprattutto sui prezzi legati al trasporto e all’abitazione. Il rischio, nel caso in cui queste dinamiche dovessero prolungarsi, è che gli aumenti si trasferiscano lungo le diverse filiere, con effetti più marcati nei settori maggiormente esposti ai costi dell’energia e della logistica.
Una diffusione più ampia dei rincari potrebbe comprimere la capacità di spesa delle famiglie, frenando i consumi proprio in una fase in cui l’economia italiana aveva mostrato segnali di consolidamento. L’associazione evidenzia quindi la necessità di distinguere tra un aumento temporaneo e una pressione più persistente, capace di modificare le prospettive di crescita.
Inflazione di fondo ancora in linea con la Bce
Al momento, precisa l’Ufficio Studi, l’inflazione di fondo resta sostanzialmente coerente con i target della Banca centrale europea, un elemento rilevante anche per le future decisioni di politica monetaria. Il quadro generale, tuttavia, potrebbe cambiare qualora le tensioni sui prezzi continuassero nei prossimi mesi.
Confcommercio collega questo scenario anche all’andamento dell’economia reale. Il moderato trend di sviluppo iniziato nella seconda parte del 2025 è proseguito nel primo trimestre del 2026, come certificato dall’Istat, lasciando intravedere la possibilità di una crescita prossima, se non superiore, all’1%. Una nuova spinta inflazionistica, però, potrebbe indebolire questa traiettoria.
Crescita acquisita allo 0,5% e incognita Medio Oriente
Secondo l’associazione, pur in presenza di un rallentamento, la crescita acquisita dello 0,5% potrebbe consentire il raggiungimento degli obiettivi indicati dal recente Documento di finanza pubblica, a condizione che il conflitto in Medio Oriente trovi una soluzione in tempi brevi e non produca ulteriori effetti sui costi energetici e sugli scambi.
Il legame tra instabilità internazionale, prezzi dell’energia e consumi interni resta quindi uno degli elementi centrali nelle valutazioni di Confcommercio. Un prolungamento delle tensioni rischierebbe di pesare sulle imprese e sui bilanci familiari, riducendo la possibilità di mantenere il ritmo di crescita registrato nei mesi precedenti.
Lavoro, meno timori sul rallentamento di marzo
Sul mercato del lavoro, l’Ufficio Studi giudica meno preoccupante il rallentamento delle dinamiche occupazionali rilevato a marzo. A contenere l’allarme contribuiscono un tasso di disoccupazione ancora ai minimi storici e la stabilità dell’occupazione dipendente a tempo indeterminato.
In prospettiva più lunga, invece, Confcommercio segnala un nodo strutturale: l’uscita di una parte della popolazione dal mercato del lavoro. Questa dinamica suscita maggiori timori perché risulta difficile da compensare, anche a causa del basso coinvolgimento della componente femminile, i cui tassi di partecipazione restano ancora limitati.
Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.