Hormuz, Tajani riunisce gli ambasciatori sulla crisi nel Golfo
05/05/2026
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riunito oggi gli ambasciatori italiani in Iran, Israele, Libano e Stati Uniti per un aggiornamento sulla crisi nel Golfo, con attenzione particolare alla situazione nello Stretto di Hormuz. Al centro del confronto, il monitoraggio della sicurezza nell’area, l’assistenza ai cittadini italiani presenti nei Paesi coinvolti e gli sviluppi diplomatici legati ai negoziati tra Washington e Teheran.
Il titolare della Farnesina ha chiesto alle sedi diplomatiche di mantenere alta l’attenzione sul quadro regionale, anche per garantire informazioni tempestive e supporto ai connazionali. La riunione ha toccato i principali dossier aperti: dalla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz al programma nucleare iraniano, fino al ruolo che l’Europa potrebbe assumere per favorire una de-escalation e contribuire alla stabilizzazione del Libano.
Negoziati tra Stati Uniti e Iran al centro del confronto
Una parte rilevante della riunione è stata dedicata allo stato dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, considerati determinanti per ridurre la tensione nel Golfo e riaprire un canale diplomatico stabile. Tajani ha richiamato anche il colloquio telefonico avuto ieri con il ministro iraniano Abbas Araghchi, durante il quale ha ribadito la posizione italiana sul programma nucleare di Teheran.
Secondo quanto riferito, il ministro ha insistito sulla necessità di evitare nuove escalation e di riaprire lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per i traffici energetici e commerciali internazionali. La Farnesina lega la stabilità dell’area anche alle conseguenze economiche e alla sicurezza alimentare, con particolare riferimento ai possibili effetti sui Paesi africani.
Europa, Cina e Libano nei dossier diplomatici
Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il possibile ruolo dell’Europa nello scenario di Hormuz e nei tentativi di favorire la pace in Libano. In vista della visita del presidente Donald Trump in Cina, i partecipanti hanno discusso inoltre del ruolo di Pechino come attore potenzialmente utile per sostenere una soluzione diplomatica del conflitto.
Il dossier libanese resta tra i più delicati. Durante la riunione è stato fatto il punto sui combattimenti nel sud del Paese, dove la situazione continua a generare gravi conseguenze umanitarie. Secondo il quadro esaminato dalla Farnesina, in Libano si contano già oltre un milione di sfollati, mentre crescono le tensioni tra comunità religiose, con il rischio di un ulteriore deterioramento della stabilità interna.
Farnesina al lavoro anche sul fronte israelo-palestinese
La riunione ha infine preso in esame le elezioni appena svolte nei Territori Palestinesi. Il voto, secondo la valutazione emersa, è stato caratterizzato da un alto livello di partecipazione e dall’assenza di tensioni o violenze, elemento considerato incoraggiante per il dialogo tra israeliani e palestinesi.
La Farnesina continuerà quindi a seguire l’evoluzione della crisi attraverso le proprie sedi diplomatiche, mantenendo aperti i contatti con i principali interlocutori regionali e internazionali. Per l’Italia, la priorità resta contenere il rischio di allargamento del conflitto, tutelare i connazionali presenti nell’area e sostenere ogni spazio negoziale utile a riportare stabilità in una regione decisiva per gli equilibri politici, energetici ed economici globali.
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