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Hormuz, l’allarme di UniEat: fertilizzanti, energia e trasporti mettono sotto pressione l’agroalimentare

20/04/2026

Hormuz, l’allarme di UniEat: fertilizzanti, energia e trasporti mettono sotto pressione l’agroalimentare

La crisi che attraversa lo Stretto di Hormuz rischia di trasformarsi in un nuovo fattore di instabilità per tutta la filiera agroalimentare italiana. A lanciare l’allarme è UniEat, che lega l’escalation in Medio Oriente e la chiusura prolungata di uno dei principali snodi del commercio mondiale a un aumento dei costi che tocca agricoltura, industria alimentare, logistica e distribuzione. Il punto, per le imprese del settore, non riguarda soltanto l’energia: lungo quella rotta transitano anche materie prime e prodotti intermedi fondamentali per la tenuta delle coltivazioni e delle produzioni alimentari.

Il presidente di UniEat, Massimiliano Giansanti, parla di una situazione già capace di aggravare una crisi in corso. Nel comunicato diffuso il 17 aprile, l’associazione sottolinea che dalla regione del Golfo passano quote rilevanti di petrolio, miscele di idrocarburi, polimeri di etilene in forme primarie e fertilizzanti, con ricadute dirette su costi energetici, packaging, trasporti e input agricoli. Il rischio, osserva UniEat, è che l’aumento dei prezzi si scarichi progressivamente su tutta la catena produttiva, fino al consumatore finale, dopo una fase in cui le aziende hanno già tentato di assorbire le variazioni senza trasferirle integralmente sui listini. 

Fertilizzanti più cari e coltivazioni esposte a nuovi rincari

Il nodo più sensibile riguarda i fertilizzanti, perché una riduzione della disponibilità internazionale incide in modo immediato sui costi di produzione agricola e, di riflesso, sulla resa e sulla qualità delle colture. Secondo i dati richiamati da UniEat, il prezzo dell’urea è salito di oltre il 20% a livello globale e di oltre il 50% sul mercato nazionale tra gennaio e i primi di aprile.

Nello stesso quadro, almeno 21 navi cariche di fertilizzanti, per un volume vicino al milione di tonnellate, risultano bloccate o rallentate lungo le rotte commerciali. In un settore che dipende da tempi certi e da approvvigionamenti regolari, anche pochi giorni di ritardo possono alterare programmazione, costi e capacità di risposta delle imprese agricole. :

La questione non si esaurisce nella disponibilità dei concimi. I Paesi del Golfo hanno infatti un ruolo rilevante anche nella produzione di energia e di zolfo, componente essenziale per i fertilizzanti fosfatici. Per questo il tema investe la produttività agricola europea nel suo complesso e mette in evidenza una dipendenza strutturale da forniture esterne che torna a pesare proprio nel momento in cui i mercati diventano più instabili. In una filiera già esposta a volatilità climatiche, tensioni geopolitiche e costi finanziari elevati, un nuovo shock sulle materie prime rischia di restringere ulteriormente i margini operativi delle aziende. :

Le ricadute su industria alimentare, prezzi e approvvigionamenti

Se per l’agricoltura il punto più delicato è legato ai fertilizzanti, per l’industria alimentare la preoccupazione si allarga al complesso dei costi di trasformazione. Energia più cara, trasporti meno fluidi e materiali di confezionamento più onerosi producono un effetto cumulativo che mette sotto pressione l’intera catena del valore.

UniEat definisce questa fase uno shock per il sistema agroindustriale, perché agisce insieme su produzione primaria, logistica e lavorazione industriale, in un contesto nel quale la stabilità dei prezzi è già fragile. Anche la FAO, il 13 aprile, ha avvertito che una crisi prolungata nello Stretto di Hormuz potrebbe trasformarsi in una “catastrofe agroalimentare globale”, chiedendo misure preventive per contenere l’impatto sui prezzi e sulle scorte dei principali fattori produttivi.

Il quadro economico internazionale resta carico di incertezza. In un briefing del 14 aprile, il Fondo monetario internazionale ha osservato che la chiusura dello Stretto di Hormuz e i danni alle infrastrutture energetiche in Medio Oriente hanno aperto la prospettiva di una grave crisi energetica, qualora non si trovi rapidamente una soluzione duratura. È dentro questa cornice che l’allarme lanciato dalle organizzazioni della filiera alimentare assume un peso particolare: l’agroalimentare, più di altri settori, subisce infatti gli effetti combinati di energia, trasporti, input agricoli e tempi di approvvigionamento. 

Le richieste di UniEat: compensazioni immediate e accordi di filiera

Per affrontare l’emergenza, UniEat chiede interventi immediati di compensazione a favore degli operatori colpiti dall’aumento dei costi, ma anche un rafforzamento delle relazioni di filiera per stabilizzare condizioni di fornitura e formazione dei prezzi nelle fasi più turbolente del mercato. L’obiettivo indicato dall’associazione è duplice: evitare che il peso della crisi ricada interamente sulle imprese e, allo stesso tempo, valorizzare maggiormente i prodotti agroalimentari nazionali a partire dalle materie prime utilizzate.

È una richiesta che riflette una preoccupazione concreta: senza misure tempestive, la pressione sui costi rischia di comprimere la capacità produttiva delle aziende e di rendere più vulnerabile un comparto che resta strategico per l’economia italiana.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to