Casina, truffa WhatsApp da 3mila euro: due denunciati
04/06/2026
Una pensionata di 67 anni residente a Casina, in provincia di Reggio Emilia, è stata truffata su WhatsApp da due uomini che si sarebbero finti suo figlio, riuscendo a farle versare quasi 3mila euro tra ricariche su carte prepagate e bonifici. Al termine delle indagini, i Carabinieri della Stazione di Casina hanno denunciato due presunti responsabili per concorso in truffa e sostituzione di persona.
Il messaggio: “Mamma, mi si è rotto il telefono”
La vicenda risale a settembre 2025, quando sul cellulare della donna è arrivato un messaggio da un numero sconosciuto. Il testo era costruito per apparire familiare e urgente: “Mamma tutto bene? Mi si è rotto il telefono, memorizza questo numero e scrivimi su WhatsApp”.
La pensionata non ha sospettato subito il raggiro. Il figlio, infatti, si trovava realmente all’estero e in precedenza aveva parlato di alcuni problemi con il telefono. Questo dettaglio ha reso la comunicazione più credibile agli occhi della vittima, che ha iniziato a dialogare con chi pensava fosse un familiare in difficoltà.
Attraverso la conversazione, i truffatori avrebbero chiesto denaro con la scusa di necessità urgenti. La donna, convinta di aiutare il figlio, ha effettuato tre distinte operazioni tra ricariche e bonifici, per un importo complessivo vicino ai 3mila euro.
La scoperta dopo il confronto con il marito
Il raggiro è emerso solo dopo che la 67enne, rientrata a casa, si è confrontata con il marito. L’uomo aveva appena parlato con il vero figlio e ha capito che quelle richieste non provenivano da lui. A quel punto la coppia ha realizzato di essere finita in una truffa costruita sull’identità del familiare.
La donna si è quindi rivolta ai Carabinieri della Stazione di Casina, che hanno avviato gli accertamenti sui movimenti di denaro e sulle utenze utilizzate per contattarla. L’attività investigativa ha portato a individuare due uomini, di 40 e 20 anni, residenti rispettivamente in provincia di Caserta e a Napoli.
I due indagati e le accuse
I Carabinieri hanno denunciato i due alla Procura di Reggio Emilia, diretta dal procuratore Calogero Gaetano Paci. Le accuse ipotizzate sono concorso in truffa e sostituzione di persona. Entrambi, secondo quanto ricostruito, avrebbero precedenti di polizia per episodi analoghi.
La posizione del ventenne risulta ulteriormente aggravata dal fatto che, dal maggio scorso, si sarebbe reso irreperibile dopo essere sfuggito alla misura degli arresti domiciliari a cui era sottoposto.
Il caso conferma la diffusione della cosiddetta truffa del “figlio con il telefono rotto”, una tecnica che punta sulla rapidità del messaggio, sull’allarme emotivo e sulla fiducia familiare. I Carabinieri raccomandano di verificare sempre con una telefonata diretta al numero già conosciuto del parente, senza eseguire pagamenti o ricariche dopo richieste arrivate da contatti sconosciuti.
Articolo Precedente
Reggio Calabria, Festa dei Carabinieri sul lungomare: accessi limitati
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to