Energia e imprese, Confartigianato: nuovo freno per il Pil italiano
26/05/2026
Il blocco prolungato dei traffici nello Stretto di Hormuz sta esponendo l’economia italiana a un nuovo shock energetico, con effetti sui costi di gas, elettricità e carburanti mentre rallentano Pil, manifattura, export, costruzioni e servizi. A quasi tre mesi dall’esplosione della crisi nel Golfo, l’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato segnala un quadro di crescente pressione per le imprese, già alle prese con credito caro e margini fiscali ridotti.
Hormuz quasi fermo e prezzi dell’energia ancora alti
Secondo l’analisi firmata da Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, dal 1° marzo al 17 maggio sono transitate nello Stretto di Hormuz in media 6 navi al giorno, contro le 95 giornaliere registrate a febbraio. Un crollo dei passaggi che mantiene alta la tensione sui mercati energetici e alimenta il rischio di un nuovo ciclo rialzista dei prezzi, anche alla luce dell’esaurimento rapido delle scorte di petrolio segnalato dall’ultimo Oil Market Report dell’Aie.
Nel periodo dei quasi novanta giorni di crisi, il prezzo medio del gas, misurato sull’IG Index GME al 22 maggio, risulta superiore del 38,3% rispetto alla media di febbraio. Il prezzo all’ingrosso dell’elettricità, il PUN, supera invece del 12,4% i livelli precedenti alla crisi.
Il rincaro pesa anche sui carburanti. L’elaborazione sui dati Mase del 18 maggio indica che il prezzo del gasolio auto alla pompa, nella media delle undici settimane di crisi, è più alto del 19,8% rispetto a febbraio. Ancora più marcato l’aumento del prezzo industriale, al netto delle tasse, che resta superiore del 60,8% ai livelli precrisi. Anche dopo cinque settimane consecutive di discesa dal picco di metà aprile, il costo industriale del gasolio rimane al 18 maggio più alto del 59,5% rispetto alla media di febbraio.
Pil rivisto al ribasso e manifattura meno dinamica
Le previsioni di primavera della Commissione europea indicano per l’Italia una crescita del Pil nel 2026 pari allo 0,5%, in calo rispetto al +0,8% stimato lo scorso novembre. Una correzione che si inserisce in un quadro già segnato da indicatori congiunturali deboli per il sistema produttivo.
Ad aprile, secondo l’Istat, la fiducia delle imprese ha registrato un calo significativo. Le attese sulla produzione manifatturiera restano positive, ma risultano in diminuzione rispetto a marzo e febbraio. Nel primo trimestre 2026 la produzione industriale manifatturiera cresce appena dello 0,4%, meno della metà del ritmo registrato nella seconda parte del 2025, quando l’aumento era stato dell’1,1%.
Anche la domanda estera mostra segnali di fragilità. Nel primo trimestre 2026 l’export cresce in valore dell’1,3% su base annua, ma cala dello 0,8% in volume. Iniziano inoltre a farsi sentire gli effetti della politica protezionistica statunitense: tra agosto 2025 e marzo 2026, dopo l’introduzione dei dazi, le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti, al netto del farmaceutico, scendono del 3,6% su base tendenziale. Il calo si amplia al 10,4% per i settori a maggiore presenza di micro e piccole imprese, come alimentare, moda, legno-arredo, gioielleria e occhialeria.
Costruzioni in frenata, servizi deboli e turismo in crescita
Nel primo trimestre del 2026 anche l’edilizia perde slancio. La produzione delle costruzioni cala del 2% rispetto al trimestre precedente e resta quasi ferma su base annua, con un +0,1%, dopo il +3,5% registrato nel 2025. Gli interventi del PNRR continuano però a sostenere gli investimenti dei Comuni, cresciuti dell’11,2% su base annua nel primo trimestre.
Sul fronte dei consumi, le vendite del commercio al dettaglio crescono del 2,6% in valore e dell’1% in volume. Più debole il quadro dei servizi: nel primo bimestre 2026 il fatturato aumenta dello 0,8% in valore, ma scende dello 0,5% in volume.
In controtendenza il turismo, con le presenze rilevate dall’Istat in aumento del 16,1% nei primi tre mesi dell’anno. Il dato, ancora provvisorio, risente però del calendario pasquale, con gli ultimi due giorni di marzo 2026 già all’inizio della settimana di Pasqua, e della stagione sciistica prolungata che ha sostenuto le presenze in montagna.
Lavoro stabile, credito caro e pochi margini fiscali
A marzo 2026 l’occupazione si stabilizza, con un lieve calo dello 0,1% rispetto a marzo 2025, dopo una lunga fase espansiva. Nei quattro anni tra marzo 2022 e marzo 2026 il mercato del lavoro ha guadagnato 1 milione e 67mila occupati, pari a un aumento del 4,6%, trainato soprattutto dai dipendenti permanenti e dagli indipendenti.
Le previsioni di assunzione delle imprese per il trimestre maggio-luglio 2026 sono però in diminuzione del 2,4% su base annua, secondo il monitoraggio Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro. Resta alto il mismatch tra domanda e offerta: a maggio risulta difficile reperire il 42,9% delle figure previste, pur in calo rispetto al 46,6% del 2025.
Il credito continua a rappresentare un nodo critico. A marzo 2026 le imprese italiane pagano un costo del credito del 3,49%, 186 punti base in più rispetto a giugno 2022, prima del ciclo di rialzi della Bce. Secondo l’indagine sul credito bancario di Banca d’Italia, la crisi sui mercati energetici potrebbe portare nel secondo trimestre a una minore domanda di prestiti e a criteri di offerta più severi per le imprese.
La politica fiscale, intanto, resta vincolata dalla procedura europea e dagli obiettivi di riduzione del deficit e del debito. A differenza di Germania e Francia, l’Italia dispone di spazi limitati per interventi straordinari a sostegno di famiglie e imprese. Il Governo ha chiesto di estendere al settore energetico la clausola di salvaguardia nazionale, già prevista per la difesa, ma da Bruxelles arriva il richiamo a mantenere misure temporanee, mirate e compatibili con la tenuta dei conti pubblici.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to