Urso a New Delhi: la scommessa India per il Made in Italy tra accordo UE e “via del cotone”
25/02/2026
Nel Padiglione Italia dell’AI Impact Summit di New Delhi, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha scelto toni da campagna industriale più che da passerella diplomatica: l’India, ha detto, è la direttrice su cui le imprese italiane possono guadagnare scala, clienti e partnership tecnologiche. Il dato portato a sostegno è quello dell’export 2025 verso il mercato indiano, indicato in crescita di quasi il 10% nonostante un quadro internazionale definito difficile; la prospettiva, nelle parole del ministro, è ambiziosa: puntare al raddoppio delle esportazioni in tre anni grazie all’accordo di libero scambio tra Unione europea e India, che Roma considera un acceleratore decisivo.
L’accordo UE-India e la partita dei dazi: cosa cambia per le filiere italiane
La leva evocata da Urso è la riduzione dei dazi e la rimozione di ostacoli non tariffari, con un effetto atteso su settori dove l’Italia è tradizionalmente forte: meccanica, automotive, moda e lusso, alimentare, inclusi vino e olio.
Sul piano politico, la notizia di fondo è che Bruxelles e Nuova Delhi hanno effettivamente chiuso un accordo commerciale di ampia portata dopo anni di negoziati, definito da osservatori internazionali come un passaggio strategico per entrambe le parti; resta però il nodo dei passaggi formali, perché un’intesa di questo livello richiede ratifiche e procedure prima di produrre effetti concreti alle dogane e nei mercati.
Per le imprese, il punto operativo è che un accordo non è una bacchetta magica: apre porte, ma chiede preparazione. In India contano struttura di distribuzione, assistenza post-vendita, tutela del marchio, capacità di stare dentro standard e certificazioni locali. L’opportunità è reale, soprattutto per chi lavora su componentistica, macchinari e servizi ad alta specializzazione; il rischio, per chi arriva impreparato, è confondere “mercato grande” con “mercato facile”.
Dal cavo Blue-Raman alle startup: perché l’AI Impact Summit è anche un summit industriale
A New Delhi Urso ha incontrato grandi gruppi e realtà tecnologiche già presenti nel Paese. Tra i nomi citati, Sparkle con il progetto Blue-Raman, dorsale sottomarina ad alta capacità pensata per rafforzare la connettività dati tra India, Mediterraneo ed Europa; un’infrastruttura che vale come segnale geopolitico prima ancora che telecom: rotte alternative, capacità, riduzione di colli di bottiglia.
Accanto a Sparkle, il ministro ha richiamato gruppi come Almaviva e Harmonic Innovation Group, e la presenza di Stellantis, che ha aderito alla Fondazione AI4I per rafforzare ricerca e applicazioni industriali dell’intelligenza artificiale.
Il tessuto più interessante, però, è quello delle startup: salute digitale, e-commerce, Internet of Things, blockchain. L’India offre un ecosistema che scala in fretta, con domanda interna enorme e una capacità di sperimentazione che, per molte PMI innovative italiane, può trasformarsi in partenariati industriali e accesso a catene del valore più ampie.
L’AI Hub e il “triangolo” con l’Africa: tecnologia come diplomazia economica
Urso ha visitato anche l’AI Hub for Sustainable Development, iniziativa promossa dal Mimit durante la presidenza italiana del G7 per favorire l’adozione dell’IA nei Paesi in via di sviluppo. In parallelo, al Summit è stata presentata una collaborazione tra Italia, India e Kenya per sostenere modelli di “sovranità” tecnologica e progetti scalabili in Africa, con il supporto di organismi internazionali: qui la tecnologia diventa politica industriale estesa, agganciata al Piano Mattei e a una diplomazia economica che cerca alleati lungo nuove rotte.
Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.