Unimpresa: sette proposte per fare della prevenzione climatica una politica economica
27/01/2026
Dopo i danni provocati dal maltempo in Italia – con un impatto pesante, in particolare, su Sicilia, Sardegna e Calabria – Unimpresa mette sul tavolo un pacchetto di misure che prova a spostare la discussione dal “dopo” al “prima”. L’associazione chiede di trattare gli eventi climatici estremi non come incidenti sporadici, ma come una variabile strutturale che incide su economia reale, lavoro e coesione sociale. Dentro questa lettura, la prevenzione smette di essere una voce accessoria e diventa una scelta di politica economica: investire prima significa ridurre il rischio, difendere valore prodotto e proteggere continuità produttiva.
Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa, apre con un passaggio di solidarietà rivolto a persone, famiglie e imprese colpite, insistendo sul fatto che le attività danneggiate “non sono numeri”: sono lavoro, identità dei territori, presidio sociale. E chiede che la solidarietà si traduca in atti concreti: indennizzi con tempi certi, procedure semplici, accompagnamento reale per chi deve riaprire. È un richiamo che lega ricostruzione e politica industriale: se l’emergenza diventa esclusione economica, la ferita resta aperta più a lungo.
La prevenzione come manutenzione: dal progetto straordinario alla regola ordinaria
La prima proposta è netta: rendere permanente la manutenzione ordinaria di fiumi, argini, canali, versanti e reti urbane. Unimpresa chiede una programmazione pluriennale e risorse stabili per superare la logica della rincorsa, fatta di interventi discontinui e spesso tardivi. L’argomento è pragmatico: rincorrere l’emergenza costa più della prevenzione, e produce danni economici e sociali più pesanti di quelli che si sarebbero potuti evitare con cura regolare del territorio.
PMI al centro: fondo di prevenzione e credito d’imposta “automatico”
Il secondo asse riguarda le imprese, soprattutto le piccole e medie, spesso esposte perché collocate in aree fragili e con margini finanziari limitati. Unimpresa propone un fondo dedicato alla prevenzione delle PMI per sostenere interventi di messa in sicurezza su strutture, impianti e magazzini. L’obiettivo è ridurre la vulnerabilità del sistema produttivo senza scaricare tutto l’onere sulle aziende.
A questo si affianca un credito d’imposta per l’adattamento climatico, descritto come semplice e automatico: uno strumento mirato, non “a pioggia”, pensato per rendere economicamente sostenibile la scelta di investire in opere strutturali di riduzione del rischio.
Assicurazioni contro calamità: mutualità e garanzia pubblica
Sul fronte delle polizze, Unimpresa entra in un tema che preoccupa molte imprese: l’obbligo assicurativo, se gestito male, può diventare un costo ingestibile, soprattutto nelle zone ad alto rischio. L’associazione propone un modello mutualistico con una garanzia dello Stato, per distribuire il rischio in modo più equo e mantenere premi accessibili, evitando che l’intero peso ricada su chi produce.
Governance e tecnologia: una regia unica e l’uso sistematico dei dati
La quarta proposta riguarda la governance: una cabina di regia unica tra Stato, Regioni e Comuni per ridurre frammentazione, sovrapposizioni e ritardi. Il ragionamento è lineare: se la prevenzione è una politica economica, ha bisogno di una catena decisionale che funzioni, con priorità e risorse coordinate.
La quinta proposta riguarda l’uso strutturato di dati e tecnologie predittive: integrare informazioni climatiche, mappe di rischio e dati economici per anticipare impatti, pianificare meglio e limitare interruzioni delle attività. In questo punto si intravede un cambio culturale: passare dalla reazione alla previsione, trasformare l’incertezza in capacità di programmazione.
Protezione civile: imprese coinvolte, non spettatrici
La settima proposta, forse la più “di sistema”, è il coinvolgimento diretto delle imprese nei piani di protezione civile: informazione, formazione e coordinamento per ridurre danni e tempi di fermo. Unimpresa sostiene che le aziende siano parte del territorio e vadano messe nelle condizioni di contribuire attivamente alla sicurezza collettiva, perché la differenza tra danno limitato e crisi irreversibile spesso dipende da preparazione e procedure.
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