UNHCR lancia FA.SI: un progetto triennale per rafforzare l’inclusione di rifugiati e apolidi
02/04/2026
L’inclusione socio-lavorativa di rifugiati e apolidi entra in una nuova fase con l’avvio di FAre SIstema: reti per l’Inclusione (FA.SI), il progetto triennale promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2021-2027. A guidarlo è l’UNHCR, l’Agenzia Onu per i Rifugiati, che punta a trasformare esperienze già sperimentate sul territorio in una struttura più stabile, coordinata e capace di incidere nel medio periodo.
Il progetto nasce con un obiettivo preciso: migliorare la governance dell’inclusione, rafforzare le competenze degli operatori e costruire un sistema nazionale e territoriale più solido, nel quale istituzioni, enti locali, imprese, università e organizzazioni della società civile possano agire in modo coordinato. La prospettiva è chiara: superare la frammentazione degli interventi e dare continuità a percorsi che, per essere davvero efficaci, hanno bisogno di reti affidabili, procedure condivise e responsabilità ben definite.
Un modello multilivello per rendere più efficace l’inclusione
FA.SI si colloca dentro una visione che considera l’inclusione non come una somma di iniziative isolate, ma come un processo che richiede regia, cooperazione e capacità di adattamento ai contesti locali. Il progetto interviene infatti sul terreno del capacity building e del consolidamento istituzionale, con l’intento di costruire un sistema multilivello e multistakeholder in grado di accompagnare le persone rifugiate verso l’autonomia attraverso il lavoro.
Alla base di questa impostazione c’è l’esperienza maturata dall’UNHCR con programmi già avviati in Italia, come Welcome. Working for refugee integration e Spazio Comune. Questi percorsi hanno mostrato che i risultati migliori arrivano quando la responsabilità dell’inclusione viene condivisa tra soggetti diversi, capaci di mettere insieme competenze, servizi e opportunità. Proprio da questa consapevolezza prende forma FA.SI, che punta a consolidare strumenti operativi, standardizzare procedure e rafforzare i coordinamenti locali dedicati all’inserimento socio-lavorativo.
Lavoro, territori e corridoi lavorativi nel nuovo assetto italiano
Uno dei passaggi più rilevanti riguarda il collegamento tra il progetto e il nuovo quadro normativo sugli ingressi per lavoro. FA.SI si inserisce infatti nello sviluppo dei Corridoi Lavorativi per rifugiati e apolidi, resi possibili dalla Legge 50 del 2023 e dal Protocollo d’Intesa sottoscritto nel 2025 con i ministeri competenti. In questo contesto, il progetto non si limita a sostenere l’accoglienza o l’accompagnamento iniziale, ma contribuisce alla costruzione di percorsi occupazionali strutturati, pensati per favorire una mobilità lavorativa regolare e sostenibile.
La scelta di legare inclusione e lavoro risponde a un’esigenza concreta: rendere più efficace l’accesso all’autonomia, evitando che le persone rifugiate restino intrappolate in condizioni di precarietà o dipendenza dai servizi. Per questo il progetto prevede il coinvolgimento diretto di soggetti pubblici e privati, chiamati a collaborare su formazione, accompagnamento, orientamento e inserimento professionale.
Formazione degli operatori e reti locali al centro del progetto
Tra le azioni previste da FA.SI figurano attività di formazione rivolte a funzionari e operatori, la diffusione del modello one-stop-shop già sperimentato con Spazio Comune e il rafforzamento della rete delle città firmatarie della Carta per l’Integrazione. L’obiettivo è rendere più semplice l’accesso ai servizi, migliorare la qualità dell’intervento e creare condizioni più favorevoli per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Un ruolo importante sarà affidato anche alla promozione di nuove partnership tra Comuni, imprese, università e terzo settore. È su questo terreno che il progetto misura la propria ambizione: non limitarsi a rafforzare singoli strumenti, ma mettere in relazione soggetti diversi, costruendo reti territoriali più stabili e capaci di reggere nel tempo. Per le persone rifugiate, questo significa poter contare su percorsi meno frammentati, più leggibili e maggiormente collegati alle opportunità reali presenti nei territori.
Con FA.SI, l’UNHCR conferma dunque una linea di intervento che guarda alla costruzione di un sistema più strutturato e sostenibile, nel quale l’inclusione socio-lavorativa non venga considerata un tema residuale, ma una componente essenziale delle politiche pubbliche. La sfida si gioca tutta nella capacità di trasformare la cooperazione tra istituzioni e società in un’infrastruttura stabile, capace di offrire alle persone rifugiate occasioni concrete di inserimento, continuità e autonomia.
Articolo Precedente
"Felicità" arriva in Rai: la campagna del MiC rilancia cultura e app sui musei italiani
Articolo Successivo
Cagliari, ruba una bici da un camper in sosta: arrestato 30enne