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UNESCO, l’Italia punta sul Veneto: candidata Bolca e la Val d’Alpone per il 2027

03/02/2026

UNESCO, l’Italia punta sul Veneto: candidata Bolca e la Val d’Alpone per il 2027

La candidatura italiana alla Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO per il 2027 parla il linguaggio della scienza, della memoria profonda del pianeta e della responsabilità verso un patrimonio naturale che non ha eguali. Il Consiglio Direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, riunitosi in modalità telematica, ha infatti individuato come proposta ufficiale “Gli ecosistemi marini dell’Eocene a Bolca e nella Val d’Alpone”, un sito di straordinario valore paleontologico situato in Veneto.

La scelta non è casuale. Si tratta di un’area studiata ininterrottamente fin dal XVI secolo, capace di restituire una fotografia eccezionalmente dettagliata della vita marina nel medio e basso Eocene, tra i 50 e i 38 milioni di anni fa, una fase decisiva per l’evoluzione biologica della Terra.

Un archivio naturale senza eguali

Il sito seriale candidato comprende le località di Bolca, San Giovanni Ilarione e Roncà, all’interno delle quali sono presenti quindici affioramenti fossiliferi di eccezionale integrità. Qui, la varietà tassonomica dei reperti — pesci, invertebrati, piante e microfaune — consente una ricostruzione ampia e scientificamente solida degli ambienti litorali e marini poco profondi dell’Eocene.

La qualità della conservazione rende questi giacimenti un riferimento internazionale per la paleontologia: non semplici collezioni di fossili, ma veri e propri ecosistemi cristallizzati nel tempo, capaci di raccontare relazioni ecologiche, adattamenti evolutivi e dinamiche climatiche di un’epoca remota.

Il riconoscimento UNESCO e il criterio scientifico

La candidatura poggia sul criterio viii della Convenzione sul Patrimonio Mondiale UNESCO, che individua i siti rappresentativi delle testimonianze più significative dell’evoluzione della Terra, dei processi geologici e della vita. In questo senso, Bolca e la Val d’Alpone rispondono pienamente ai requisiti di eccezionalità e universalità richiesti dall’UNESCO, configurandosi come un archivio naturale di valore globale.

Non si tratta di una valorizzazione esclusivamente scientifica: il riconoscimento mira anche a rafforzare la tutela, la gestione coordinata e la trasmissione di questo patrimonio alle generazioni future, in un equilibrio tra conservazione, ricerca e fruizione consapevole.

Un percorso istituzionale condiviso

La proposta di candidatura è stata promossa dall’ATS Val d’Alpone – faune, flore e rocce del Cenozoico, con il supporto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e del Ministero della Cultura. Attraverso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e la Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’UNESCO, il dossier è stato trasmesso al Centro del Patrimonio Mondiale per la verifica tecnica da parte degli organismi consultivi.

L’esame finale è previsto nel 2027, durante la seduta del Comitato della Convenzione UNESCO del 1972. La decisione assunta rappresenta un passaggio di grande rilievo per il Veneto e per l’intero Paese, confermando il ruolo dell’Italia come custode di patrimoni naturali che parlano al mondo intero, ben oltre i confini nazionali.

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Claudio Banfi

Content writer con esperienza in attualità, cronaca e tecnologia scrive notizie da 10 anni, amo correre