Sudan, Tajani a Berlino per la Conferenza internazionale: l’Italia rilancia il profilo umanitario e diplomatico
11/04/2026
Il 15 aprile 2026 il ministro degli Esteri Antonio Tajani sarà a Berlino per partecipare alla Terza Conferenza Internazionale sul Sudan, appuntamento promosso da Germania e Unione Africana con il sostegno dell’Unione europea, della Francia, del Regno Unito e degli Stati Uniti. La riunione si colloca in una traiettoria diplomatica già avviata con gli incontri di Parigi del 2024 e di Londra del 2025, nel tentativo di mantenere alta l’attenzione su una crisi che continua a produrre effetti devastanti sul piano umanitario e regionale.
Nel richiamare la conferenza di Berlino, Tajani ha scelto di inserire il Sudan dentro un quadro internazionale più largo e più instabile, segnato anche dalle tensioni nel Golfo e dall’incertezza che grava sui delicati equilibri fra Iran e Stati Uniti. Il punto politico, nella lettura italiana, è chiaro: la moltiplicazione delle crisi non può tradursi in una rimozione del conflitto sudanese dall’agenda internazionale. Al contrario, proprio la fragilità del contesto dovrebbe spingere i partner regionali e globali ad accelerare ogni sforzo utile a fermare gli scontri e a sostenere un percorso di stabilizzazione credibile. La linea della Farnesina insiste su questo aspetto da mesi, legando iniziativa diplomatica e pressione umanitaria in una stessa cornice.
La conferenza di Berlino e la necessità di riportare il Sudan al centro
L’appuntamento tedesco riunirà rappresentanti delle Nazioni Unite, organizzazioni regionali e internazionali, società civile sudanese, organizzazioni non governative e principali donatori, con l’obiettivo di rafforzare la risposta alla crisi e sostenere una transizione verso una pace duratura guidata da autorità civili. È un passaggio che arriva mentre la guerra continua a pesare in modo drammatico sulla popolazione: secondo il quadro richiamato dalla diplomazia italiana, quasi due terzi dei sudanesi hanno bisogno di assistenza umanitaria, mentre restano forti difficoltà di accesso agli aiuti e si registra una contrazione delle risorse disponibili.
Il rilievo della conferenza non sta soltanto nella sua composizione, ma nel tentativo di contrastare un rischio concreto: l’assuefazione internazionale verso un conflitto lungo, frammentato e spesso percepito come periferico rispetto ad altri fronti più esposti mediaticamente. La scelta di Berlino di ospitare il vertice insieme all’Unione Africana e ai partner occidentali segnala invece la volontà di mantenere una regia multilaterale, in un momento in cui il Sudan continua a rappresentare un fattore di instabilità per l’intera area, tra sfollamenti di massa, violenze diffuse e crescente pressione sui Paesi vicini.
“Italy for Sudan”, gli aiuti italiani e il rafforzamento dell’impegno sul campo
Dentro questo scenario si colloca l’iniziativa “Italy for Sudan”, lanciata dal Governo italiano alla fine del 2025 per ricondurre sotto una regia unitaria l’azione umanitaria del sistema italiano a favore della popolazione sudanese. La Farnesina ha presentato il progetto come una mobilitazione di emergenza capace di coinvolgere istituzioni, organizzazioni umanitarie e società civile, su uno sfondo già caratterizzato da un impegno italiano che, secondo il Ministero, supera i 125 milioni di euro in interventi a sostegno dei servizi di base e delle comunità sudanesi nei Paesi confinanti.
Il primo volo umanitario di “Italy for Sudan” è partito da Roma Fiumicino il 25 dicembre 2025 con circa 25 tonnellate di aiuti, destinati in una prima fase anche a 2.500 studenti di scuole frequentate da figli di famiglie sfollate e gestite dalla Parrocchia di Port Sudan. A inizio aprile 2026 una delegazione della Farnesina e dell’Ambasciata d’Italia a Khartoum è poi arrivata a Port Sudan per distribuire una seconda tranche di beni alimentari di prima necessità, tra cui pasta, farina, fave, riso, olio e acqua potabile.
Il completamento dell’operazione è previsto entro la fine di aprile e comprende ulteriori forniture essenziali — tende familiari, teloni impermeabili, zanzariere, materassi, taniche, serbatoi per l’acqua, set da cucina e kit igienici — per un volume complessivo di circa 107 tonnellate di aiuti, destinati a 4.245 famiglie sfollate presenti in 31 campi nello Stato del Mar Rosso. A questo intervento si aggiunge il sostegno finanziario annunciato nel mese di marzo: 5 milioni di euro alla FAO per l’assistenza agricola di emergenza e i mezzi di sussistenza legati all’allevamento, e 1 milione di euro alla Ficross per migliorare l’accesso all’acqua potabile e fornire ripari e assistenza medica alle comunità più colpite dal conflitto in Darfur.
La partecipazione di Tajani alla conferenza di Berlino, letta insieme a queste iniziative, delinea una postura che punta a tenere insieme diplomazia, pressione multilaterale e presenza umanitaria. In una crisi che continua a consumarsi lontano dai riflettori principali, l’Italia prova così a difendere uno spazio politico preciso: insistere sulla centralità del Sudan, sostenere i civili colpiti dalla guerra e ribadire che una pace duratura, per avere basi solide, dovrà passare da una transizione effettivamente civile e da un coinvolgimento internazionale che non si limiti alla gestione dell’emergenza.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to