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Statuto del contribuente in Costituzione: la proposta di Unimpresa per ridare certezza fiscale

05/02/2026

Statuto del contribuente in Costituzione: la proposta di Unimpresa per ridare certezza fiscale

Inserire lo Statuto dei diritti del contribuente nella Costituzione viene indicato come un passaggio necessario per ristabilire la gerarchia delle fonti del diritto e ridurre l’incertezza che caratterizza il sistema fiscale italiano. È questa la posizione espressa da Unimpresa, che denuncia una situazione ormai strutturale: nella pratica quotidiana di imprese e professionisti, la prassi amministrativa finisce spesso per incidere più delle leggi approvate dal Parlamento, alterando regole già operative e rendendo complessa qualsiasi pianificazione economica.

Il tema riguarda in modo particolare le piccole e medie imprese, che dispongono di margini finanziari e organizzativi più limitati per adeguarsi a interpretazioni fiscali mutevoli, talvolta applicate anche a fatti già avvenuti. In questo contesto, la certezza del diritto smette di essere un principio astratto e diventa una condizione concreta per investire, assumere e crescere.

La gerarchia delle fonti e il ruolo della prassi amministrativa

Secondo Unimpresa, il sistema fiscale italiano ha progressivamente “capovolto” la piramide delle fonti del diritto. Circolari e risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate, nate per chiarire l’applicazione delle norme, finiscono spesso per modificarne la portata sostanziale, introducendo obblighi o interpretazioni che incidono direttamente sull’operatività delle aziende.

Questa dinamica genera un doppio effetto. Da una parte aumenta il rischio fiscale, perché comportamenti considerati corretti al momento dei fatti possono essere rivalutati alla luce di orientamenti successivi; dall’altra cresce il costo amministrativo, legato a consulenze, adeguamenti procedurali e contenziosi. Per molte imprese, il problema non è più legato esclusivamente al carico tributario, ma alla difficoltà di comprendere con certezza cosa sia lecito fare in un determinato momento.

Lo Statuto del contribuente e i suoi limiti attuali

Lo Statuto dei diritti del contribuente, in vigore dal 2000, afferma principi centrali come la chiarezza delle norme, il divieto di retroattività e la tutela della buona fede. Tuttavia, la sua natura di legge ordinaria ne ha progressivamente indebolito l’efficacia, rendendolo di fatto subordinabile a interventi successivi, anche di rango inferiore.

Per Unimpresa, questa debolezza strutturale spiega perché tali principi vengano spesso disattesi nella prassi. L’elevazione dello Statuto a rango costituzionale renderebbe invece questi diritti vincolanti e inderogabili, impedendo che possano essere compressi da atti amministrativi o da interventi normativi frammentati e d’urgenza.

I tre pilastri della proposta di riforma

La proposta avanzata dall’associazione si fonda su tre capisaldi. Il primo riguarda lo stop a interventi fiscali continui e disorganici, che producono stratificazioni normative difficili da interpretare. Il secondo è il divieto assoluto di retroattività, esteso anche alla prassi amministrativa, per evitare che circolari o chiarimenti successivi possano incidere su comportamenti già tenuti. Il terzo pilastro è la tutela piena della buona fede del contribuente, con l’esclusione di sanzioni quando l’impresa abbia operato seguendo le regole e le interpretazioni vigenti al momento.

Secondo Unimpresa, diversi Paesi europei hanno già costituzionalizzato principi analoghi, riconoscendo che la stabilità fiscale rappresenta una condizione essenziale per lo sviluppo economico e per l’attrazione degli investimenti, più che un vantaggio concesso ai contribuenti.

L’impatto su investimenti e competitività delle PMI

A chiarire le ragioni della proposta è Marco Salustri, che sottolinea come per le PMI italiane la principale difficoltà consista oggi nel capire come sia corretto agire. Pianificare investimenti, assumere personale o avviare nuovi progetti diventa complesso quando il quadro di riferimento può cambiare in seguito a un atto di prassi amministrativa.

Salustri richiama il principio sancito dall’articolo 23 della Costituzione italiana, secondo cui nessuna prestazione patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge, evidenziando la distanza tra questo dettato e la realtà vissuta dalle imprese. La richiesta di inserire lo Statuto del contribuente nella Carta fondamentale viene quindi presentata come una riforma strutturale, finalizzata a restituire stabilità fiscale, ridurre l’incertezza e creare condizioni più favorevoli alla crescita economica e all’occupazione.

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Claudio Banfi

Content writer con esperienza in attualità, cronaca e tecnologia scrive notizie da 10 anni, amo correre