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Progetto REVIVE Italia–Malta: ISPRA avvia i rilievi sul campo tra rifiuti marini e habitat da ripristinare

26/01/2026

Progetto REVIVE Italia–Malta: ISPRA avvia i rilievi sul campo tra rifiuti marini e habitat da ripristinare

Il punto di partenza è il golfo di Castellammare, in Sicilia, dove ISPRA ha avviato le prime attività di campo del progetto REVIVE (Interreg Italia–Malta) con un monitoraggio dei rifiuti spiaggiati condotto secondo i protocolli della Direttiva Quadro sulla Strategia Marina. Il risultato dà la misura del problema: in appena 100 metri di arenile sono stati catalogati e raccolti oltre 800 rifiuti, con una nuova sessione già prevista in primavera per proseguire la serie di osservazioni e rendere confrontabili i dati nel tempo.

Dietro la conta dei rifiuti, però, c’è un disegno più ampio. REVIVE nasce con l’obiettivo di individuare misure efficaci per conservare la biodiversità e ripristinare habitat prioritari nell’area transfrontaliera italo-maltese, includendo siti della Rete Natura 2000. È un progetto che mette insieme pressioni ormai strutturali del Mediterraneo — inquinamento da rifiuti, introduzione di specie aliene, degrado fisico degli habitat — e strumenti operativi per intervenire, non solo per descrivere.

Dalla spiaggia al fondale: cosa osserva REVIVE e perché conta

Il cuore scientifico del progetto riguarda la valutazione dello stato di alcuni habitat di interesse, con un focus su reef a vermeti e praterie di fanerogame. La scelta non è casuale: sono ambienti che offrono rifugio, alimentazione e nursery a numerose specie, e che svolgono funzioni essenziali di protezione costiera e stabilità ecologica; quando si degradano, l’effetto non resta confinato al punto di impatto, ma si propaga lungo la catena degli equilibri locali.

Accanto alla fotografia dello “stato di salute”, REVIVE intende leggere due fattori che spesso agiscono in sinergia: rifiuti marini e Specie Aliene Invasive. Le plastiche e gli altri materiali dispersi possono diventare substrati di colonizzazione e trasporto, trasformando i galleggianti in vettori che spostano organismi e propaguli da un’area all’altra, con effetti potenzialmente rapidi nelle zone più esposte a traffico nautico e correnti costiere.

Ripristino “passivo” e “attivo”: il laboratorio mediterraneo delle soluzioni

La seconda gamba del progetto è operativa: sono previsti interventi di ripristino passivi e attivi, basati anche sull’uso di substrati o strutture artificiali capaci di favorire il recupero degli habitat, accompagnati da un monitoraggio che misuri davvero l’efficacia delle azioni nel tempo, evitando che il ripristino resti una dichiarazione di principio.

Sul piano delle metodologie, REVIVE dichiara un approccio integrato: tecniche tradizionali come visual census e grattaggi verranno affiancate da strumenti più recenti, tra cui l’eDNA metabarcoding, utile per ricostruire la presenza di specie a partire da tracce genetiche nell’ambiente e ampliare la capacità di rilevamento, soprattutto quando l’osservazione diretta è difficile o parziale.

In questo quadro, il monitoraggio dei rifiuti spiaggiati nel golfo di Castellammare non è un episodio isolato, ma un tassello: serve a collegare ciò che arriva a riva con ciò che accade in mare aperto e sui fondali, dove la pressione antropica si traduce in perdita di qualità degli habitat. È lì che REVIVE prova a spostare l’asticella: dalla constatazione del degrado alla costruzione di strumenti replicabili, in un’area — quella italo-maltese — dove la biodiversità è ricchissima e, proprio per questo, vulnerabile.

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Elena Scopece

Laureata in Psicologia, ama scrivere articoli di filosofia, salute e benessere. Amante dei viaggi in solitaria.