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Parità salariale, Unimpresa al Senato: sì alla direttiva UE ma attenzione alle piccole imprese

13/03/2026

Parità salariale, Unimpresa al Senato: sì alla direttiva UE ma attenzione alle piccole imprese

Sostegno ai principi della direttiva europea sulla parità retributiva tra uomini e donne, ma con una particolare attenzione alle caratteristiche del sistema produttivo italiano, composto in gran parte da micro e piccole imprese. È questa la posizione espressa da Unimpresa nel corso di un’audizione al Senato sullo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva (UE) 2023/970, finalizzata a rafforzare il principio della parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.

A intervenire davanti alla Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato e previdenza sociale è stato il consigliere nazionale di Unimpresa Marco Pepe, che ha illustrato le osservazioni dell’associazione sul provvedimento in discussione.

Parità retributiva come cambiamento culturale

Nel corso dell’audizione, Pepe ha espresso «piena condivisione dei contenuti e dei principi» della direttiva europea, definendola un passaggio significativo nelle relazioni industriali.

Secondo Unimpresa, il rafforzamento della parità salariale rappresenta non solo un intervento normativo, ma anche un cambiamento culturale e organizzativo che richiederà un’evoluzione delle pratiche aziendali e delle modalità di gestione del personale.

L’associazione ha individuato nell’articolo 4 dello schema di decreto il punto centrale del provvedimento, sottolineando come il principio dello “stesso lavoro o lavoro di pari valore” trovi già un riferimento nei sistemi di inquadramento previsti dai contratti collettivi nazionali, che nella maggior parte dei casi garantiscono criteri neutrali rispetto al genere.

Per questo motivo Unimpresa ha chiesto di mantenere la contrattazione collettiva come strumento centrale nell’attuazione della riforma, valorizzando il ruolo delle parti sociali nella definizione delle componenti retributive e nella revisione delle eventuali differenze salariali tra profili professionali.

Attenzione agli oneri per micro e piccole imprese

Una parte significativa dell’intervento ha riguardato l’impatto delle nuove norme sul sistema produttivo italiano, caratterizzato da una forte presenza di aziende di piccola dimensione.

Secondo i dati citati da Unimpresa, le imprese con meno di 50 dipendenti rappresentano la maggioranza del tessuto economico nazionale, mentre le microimprese sotto i 10 addetti sono oltre 4 milioni, pari a circa il 43% dell’occupazione complessiva, con un fatturato medio annuo intorno ai 2 milioni di euro.

In queste realtà, ha evidenziato l’associazione, il capitale umano rappresenta l’asset principale e una diffusione non controllata dei dati retributivi potrebbe influire sui rapporti diretti tra imprenditori e lavoratori, con possibili effetti sulla produttività e sulla stabilità occupazionale.

In questo contesto Unimpresa ha espresso apprezzamento per l’articolo 6, comma 3, che rende facoltativa per le imprese con meno di 50 dipendenti la pubblicazione dei criteri di progressione economica, ritenendo la misura coerente con l’esigenza di limitare gli oneri amministrativi per le realtà più piccole.

Le proposte di modifica al decreto

Nel corso dell’audizione l’associazione ha avanzato alcune proposte tecniche per migliorare l’applicazione del provvedimento.

Tra queste figura la richiesta di integrare l’articolo 5 per includere esplicitamente tra i soggetti interessati anche le imprese, gli enti e le cooperative autorizzate all’intermediazione e alla somministrazione di lavoro e iscritte all’albo ministeriale previsto dal decreto legislativo 276/2003.

Per quanto riguarda la gestione dei dati retributivi prevista dall’articolo 7, Unimpresa ha suggerito di definire con attenzione, nei decreti attuativi, le modalità di raccolta e tutela delle informazioni, per evitare possibili criticità nelle aziende di dimensioni ridotte.

Sempre sullo stesso articolo è stata proposta un’integrazione per consentire alle imprese prive di rete intranet di adempiere agli obblighi informativi attraverso modalità alternative di comunicazione riservata.

Il rischio di contenzioso e il ruolo delle rappresentanze

Un ulteriore punto sollevato riguarda l’articolo 11, relativo ai meccanismi di tutela e ai possibili contenziosi legati alla parità retributiva.

Secondo Unimpresa esiste il rischio di un aumento delle controversie, soprattutto se le informazioni retributive dovessero essere gestite direttamente dalle rappresentanze sindacali aziendali, che mantengono un rapporto diretto con i lavoratori.

Per questo l’associazione ha proposto che il coinvolgimento delle Rsu o Rsa avvenga in una fase successiva, su convocazione dell’Ispettorato nazionale del lavoro o degli organismi di parità, in caso di diffusione delle informazioni.

In conclusione, Unimpresa ha espresso apprezzamento per l’istituzione dell’organismo di monitoraggio previsto dall’articolo 14, auspicando che possa includere tutte le componenti sociali e diventare uno strumento di dialogo tra istituzioni, imprese e lavoratori.

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Elena Scopece

Laureata in Psicologia, ama scrivere articoli di filosofia, salute e benessere. Amante dei viaggi in solitaria.