Nuove indagini archeologiche nelle Grotte di Pertosa-Auletta: un archivio unico della storia umana sotterranea
29/01/2026
Tra pochi giorni prenderà avvio una nuova campagna di scavi archeologici nelle Grotte di Pertosa-Auletta, nel cuore della provincia di Salerno, uno dei contesti speleologici più affascinanti e complessi del Mediterraneo. Le ricerche proseguono il lavoro avviato nel novembre 2025, quando le indagini hanno restituito dati di grande rilievo su una frequentazione umana stratificata e sorprendentemente continua nel tempo.
Il teatro operativo è l’alveo del fiume sotterraneo che attraversa la cavità e riemerge all’esterno, confluendo nel Tanagro. Un ambiente normalmente inaccessibile, reso temporaneamente esplorabile grazie allo svuotamento programmato di un bacino idrico artificiale collocato nei pressi dell’ingresso della grotta. Una finestra rara, che consente agli archeologi di lavorare in condizioni eccezionali, intervenendo su livelli che per gran parte dell’anno restano sommersi.
Un deposito archeologico che attraversa millenni
Il cuore della nuova campagna si concentra su un deposito situato a circa quaranta metri dall’imbocco della cavità. Qui si conserva un archivio materiale che racconta più fasi di occupazione e utilizzo dello spazio, dall’età del Bronzo medio-finale fino al periodo ellenistico-romano. Le evidenze raccolte finora delineano un rapporto profondo e articolato tra le comunità umane e un ambiente sotterraneo tutt’altro che ostile, ma sfruttato, modificato e compreso.
L’area è nota soprattutto per la presenza della palafitta protostorica, individuata già alla fine dell’Ottocento. Le palificazioni verticali, oggi oggetto di nuove analisi, testimoniano un intervento tecnico di straordinaria complessità: la bonifica e l’organizzazione di uno spazio umido soggetto a inondazioni periodiche, trasformato in luogo stabile di frequentazione. Per collocazione e caratteristiche, questo insediamento resta un caso isolato nel panorama europeo.
Tra culto, acqua e paesaggio sotterraneo
Accanto alle strutture più antiche, le indagini stanno portando alla luce tracce riconducibili all’età ellenistico-romana. Si tratta di materiali e contesti che suggeriscono pratiche cultuali legate alla grotta e alle acque sotterranee, elementi centrali nella religiosità antica. L’acqua, qui, non appare soltanto come risorsa naturale, ma come spazio simbolico, capace di attrarre rituali e offerte in un dialogo continuo tra mondo umano e dimensione sacra.
La complessità del sito impone un approccio interdisciplinare. Le ricerche sono condotte in regime di concessione ministeriale dal Ministero della Cultura e affidate alla Fondazione MIdA – Musei Integrati dell’Ambiente per il triennio 2025–2027, in accordo con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino. Collaborano al progetto il Centro di ricerca speleo-archeologica Enzo dei Medici e l’Istituto Centrale per l’Archeologia.
Un contributo determinante arriva anche dal sostegno economico e tecnico del Gruppo IREN, che gestisce gli impianti idroelettrici a valle delle grotte. Un esempio concreto di collaborazione tra ricerca scientifica e realtà produttive, capace di restituire valore al patrimonio culturale senza comprometterne l’integrità.
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Laureata in Psicologia, ama scrivere articoli di filosofia, salute e benessere. Amante dei viaggi in solitaria.