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Movimprese 2025: le imprese italiane tornano a crescere, trainano i servizi

26/01/2026

Movimprese 2025: le imprese italiane tornano a crescere, trainano i servizi

Il bilancio demografico delle imprese italiane nel 2025 restituisce un’immagine meno fragile di quanto suggeriscano molti racconti a caldo sull’economia reale. Secondo i dati Movimprese elaborati da Unioncamere e InfoCamere, lo stock delle aziende registrate alle Camere di commercio chiude l’anno con un saldo positivo di 56.599 imprese e una crescita complessiva dello 0,96%, superiore ai ritmi del 2024 e del 2023. A fine 2025 le imprese registrate risultano 5.849.524: un numero che conta più di una statistica, perché descrive una base produttiva che, pur con cambiamenti evidenti al proprio interno, mantiene massa critica e capacità di rigenerarsi.

 

Meno chiusure, nuove iscrizioni stabili: il motore del saldo positivo

Il dato chiave, più ancora delle nuove aperture, sta nelle cessazioni. Le iscrizioni restano sostanzialmente in linea con l’anno precedente (323.533), mentre le cessazioni scendono a 266.934, con una contrazione del 6,7%. È qui che si forma gran parte della crescita: meno aziende costrette a chiudere, più continuità operativa, segnali di tenuta che si riflettono sul saldo finale. Nella lettura proposta da Unioncamere, la riduzione delle chiusure è un indicatore concreto di resilienza, oltre che un termometro dell’adattamento di molte attività alle nuove condizioni di mercato.

 

La mappa settoriale: avanzano finanza, energia e turismo, arretrano agricoltura e manifattura

Il quadro settoriale è netto e parla di una trasformazione già in corso: l’economia dei servizi continua a guadagnare terreno. Le performance più dinamiche, in termini di tasso, si registrano nelle attività finanziarie e assicurative (+5,89%) e nella fornitura di energia elettrica, gas e vapore (+5,16%). Bene anche comparti legati a domanda e consumo: alloggio e ristorazione chiudono con un saldo positivo, mentre il versante tecnologico mostra un passo regolare, con la produzione di software e consulenza informatica in aumento.

 

Sul lato opposto, prosegue il ridimensionamento dei settori tradizionali: agricoltura (-1,17%), manifattura (-0,80%) e commercio (-0,72%). Non è una fotografia “buona” o “cattiva” in sé: è la descrizione di un’economia che ricompone le proprie priorità, con una redistribuzione della forza imprenditoriale verso attività professionali, servizi alle imprese e filiere più leggere.

 

Territori e forme giuridiche: Centro più vivace, spinta delle società di capitali

Tutte le macro-aree risultano in crescita, con il Centro come area più dinamica (+1,20%), seguito da Sud e Isole (+1,07%) e Nord-Ovest (+1,00%); il Nord-Est cresce ma con un passo più contenuto (+0,46%). Tra le regioni spicca il Lazio (+2,07%), mentre tra le province guidano Roma (+2,54%) e Milano (+2,37%).

 

Sul piano delle forme giuridiche, il saldo positivo è sostenuto quasi interamente dalle società di capitali, che aumentano di 66.878 unità (+3,48%). Le imprese individuali tornano appena sopra lo zero, mentre le società di persone continuano a calare: un segnale di “capitalizzazione” dell’impresa italiana, spesso legato a esigenze di struttura, governance e accesso al credito.

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Elena Scopece

Laureata in Psicologia, ama scrivere articoli di filosofia, salute e benessere. Amante dei viaggi in solitaria.