Misery Index Confcommercio in aumento a marzo 2026: pesa il ritorno dell’inflazione energetica
08/04/2026
A marzo 2026 il Misery Index Confcommercio, l’indicatore che combina andamento dei prezzi e condizioni del mercato del lavoro per misurare il disagio sociale percepito, è salito a 9,6, con un incremento di sette decimi di punto rispetto al dato di febbraio. A spingere verso l’alto l’indice è stata soprattutto la brusca accelerazione dell’inflazione relativa ai beni e ai servizi ad alta frequenza d’acquisto, passata dall’1,9% al 3,1% su base annua, mentre sul fronte occupazionale si registra soltanto un lieve miglioramento, insufficiente a compensare l’impatto del rialzo dei prezzi.
Il dato di marzo conferma un equilibrio fragile, nel quale il costo della vita torna a esercitare una pressione significativa sulle famiglie, proprio mentre il mercato del lavoro continua a mostrare un andamento poco dinamico. La disoccupazione estesa, che include anche le unità di lavoro coinvolte nei diversi strumenti di integrazione salariale, è infatti scesa solo marginalmente, passando dal 5,9% al 5,8%. Un miglioramento limitato, che restituisce l’immagine di un sistema occupazionale sostanzialmente fermo, con lievi variazioni che non modificano in profondità il quadro complessivo.
L’inflazione torna a correre e trascina l’indicatore
L’elemento che ha inciso con maggiore evidenza sull’aumento del MIC è il rialzo dei prezzi dei beni e dei servizi acquistati più frequentemente dalle famiglie. Si tratta di una dinamica particolarmente sensibile, perché riguarda le spese quotidiane e quindi ha un impatto diretto sulla percezione del benessere economico. La risalita al 3,1% segnala una ripresa delle tensioni inflazionistiche legata in larga misura agli energetici, tornati al centro delle preoccupazioni in seguito alle difficoltà di approvvigionamento e all’aumento dei costi internazionali.
Il timore, sul piano prospettico, è che questa spinta non si esaurisca in tempi brevi. Le indicazioni disponibili fanno ritenere che le pressioni sui prezzi dell’energia possano proseguire almeno per tutto aprile e, in parte, anche a maggio. Se così fosse, l’effetto sull’indicatore potrebbe consolidarsi nel breve periodo e aggravarsi qualora le tensioni geopolitiche continuassero a riflettersi sulle materie prime e sulle rotte commerciali. In quel caso, l’aumento dei costi rischierebbe di propagarsi lungo altre filiere produttive, alimentando un’inflazione più persistente e meno circoscritta.
Mercato del lavoro stabile, ma senza vero slancio
Accanto al peggioramento sul versante dei prezzi, il quadro occupazionale non offre segnali abbastanza forti da riequilibrare la situazione. A marzo si stima un lieve aumento degli occupati e una contenuta diminuzione delle persone in cerca di lavoro, dinamiche che manterrebbero il tasso di disoccupazione ufficiale al 5,2%. Anche osservando le unità di lavoro standard destagionalizzate coinvolte in CIG e FIS, il tasso di disoccupazione esteso resterebbe fermo al 5,8%, in continuità con quanto emerso nei primi due mesi dell’anno.
Il punto, però, non riguarda soltanto i numeri mensili. Da tempo il mercato del lavoro italiano mostra una scarsa capacità di accelerazione e questa debolezza non sembra dipendere esclusivamente dall’andamento congiunturale. A pesare sono anche fattori strutturali: gli squilibri territoriali, la dinamica demografica e le persistenti difficoltà di incontro tra domanda e offerta di lavoro. In molte aree del Paese, le imprese continuano a segnalare problemi nel reperire competenze adeguate, mentre in altri contesti la partecipazione al mercato resta frenata da limiti economici, sociali o organizzativi che non si superano con semplici aggiustamenti ciclici.
Famiglie più esposte e consumi sotto pressione
La combinazione tra prezzi in aumento e occupazione poco reattiva tende inevitabilmente a riflettersi sulla fiducia delle famiglie. È questo uno degli aspetti più delicati messi in evidenza dall’andamento del MIC: quando il potere d’acquisto si riduce e, al tempo stesso, il lavoro non offre un’espansione sufficiente a rassicurare sul futuro, la reazione più probabile è una maggiore prudenza nei consumi. In un contesto nel quale i segnali di ripresa della spesa restano già modesti, il rischio è quello di un nuovo rallentamento, con effetti che potrebbero propagarsi sull’intera attività economica.
Il dato di marzo, dunque, non va letto soltanto come una variazione tecnica di un indicatore statistico. Rappresenta piuttosto il segnale di un equilibrio sociale ed economico che si sta facendo più instabile. Se le tensioni sui prezzi energetici dovessero protrarsi e se il mercato del lavoro continuasse a muoversi con la stessa lentezza osservata negli ultimi mesi, il deterioramento del Misery Index potrebbe proseguire anche nel corso della primavera. Per questo, nelle prossime settimane, sarà decisivo osservare non soltanto l’andamento dell’inflazione, ma anche la capacità del sistema economico di assorbire l’urto senza comprimere ulteriormente la fiducia e i consumi interni.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to