Milano-Cortina 2026, la “nazionale” delle Pmi: 25mila imprese nella sport economy
28/01/2026
Mentre l’Italia si avvicina alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, c’è un’altra squadra che lavora già a pieno ritmo, lontano dai riflettori ma dentro la catena del valore che rende possibili grandi eventi e pratica sportiva quotidiana. È la sport economy delle piccole imprese: un universo fatto di laboratori, officine, aziende manifatturiere e servizi specializzati che progettano e producono abbigliamento tecnico, componentistica, attrezzature e soluzioni per impianti e strutture sportive.
La fotografia, scattata da Confartigianato, racconta un settore dove le Pmi sono praticamente l’intero mercato: 25.118 imprese, pari al 99,5% delle aziende attive, con 56mila addetti (79,2% dell’occupazione). Dentro questo perimetro, l’artigianato mantiene un peso specifico rilevante: le imprese artigiane rappresentano il 45,5% della manifattura dei prodotti per lo sport. Numeri che aiutano a leggere Milano-Cortina non solo come appuntamento agonistico, ma come infrastruttura economica diffusa.
Olimpiadi e territori: l’effetto filiera nei comuni di gara
Secondo la rilevazione che Confartigianato porta al centro del convegno “Cinque cerchi, mille mani”, gli otto comuni sede di gara muovono un’economia che conta 127.001 imprese artigiane. Una parte consistente lavora lungo la domanda che cresce intorno ai grandi flussi turistici: 19.703 imprese operano in settori direttamente collegati al turismo, con oltre 48mila addetti. È l’ossatura di un sistema che tiene insieme ricettività, servizi, manutenzioni, ristorazione e logistica, con un impatto che spesso si misura nella capacità di reggere picchi di presenze senza perdere qualità.
Il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, lega questo ruolo a una competitività costruita nel tempo: competenze radicate nei territori, specializzazione, flessibilità e innovazione applicata ai processi produttivi. Una combinazione che, nel racconto di settore, trasforma artigiani e Pmi nella “nazionale” dell’economia reale.
La geografia della sport economy: Lombardia in testa, poli nelle città
La mappa delle imprese mostra una concentrazione netta nelle regioni più manifatturiere. La Lombardia guida con 5.816 aziende, seguita da Veneto (2.689), Emilia-Romagna (2.400), Piemonte (2.361) e Lazio (2.245). Nel complesso, il Centro-Nord ospita l’83% delle imprese del comparto e oltre l’85% degli addetti, segno di filiere integrate e di un tessuto produttivo che si alimenta di distretti, subfornitura e know-how tecnico.
Anche a livello provinciale emergono capitali operative: Milano è prima con 2.202 imprese, seguita da Roma (1.845) e Torino (1.320). Poi Napoli (717), Brescia (661), Bergamo (619), Bologna (590) e Bolzano (585). Sono aree dove domanda interna, competenze industriali e commesse legate agli eventi sportivi si incontrano in modo naturale.
Il perimetro non si ferma ai confini nazionali. Le esportazioni di articoli sportivi sfiorano i 5 miliardi e gli Stati Uniti sono il primo cliente, con 178 milioni di euro. Spiccano, in particolare, alcune province che trainano la quota verso il mercato americano: Treviso, Forlì-Cesena, Mantova, Genova, Rimini e Milano. Un segnale chiaro: la sport economy italiana è fatta di “mani” e di tecnologia, di tradizione e di progettazione, e continua a trovare spazio dove la qualità è riconosciuta e pagata.
Articolo Precedente
Agrumi, a Catania il vertice dei quattro big europei: fitopatie, regole e import sotto la lente
Articolo Successivo
Armi e droga in una cantina occupata: maxi sequestro a Borgaro Torinese
Laureata in Psicologia, ama scrivere articoli di filosofia, salute e benessere. Amante dei viaggi in solitaria.