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Mantova, fermato 37enne con DASPO Urbano: in tasca aveva un coltello, taglierino e lamette

03/03/2026

Mantova, fermato 37enne con DASPO Urbano: in tasca aveva un coltello, taglierino e lamette

Alla stazione di Mantova i carabinieri lo riconoscono durante un controllo di routine: su di lui pende un divieto di dimora nel territorio comunale e, soprattutto, un provvedimento che gli impone di tenersi lontano dai luoghi frequentati dalla persona offesa.

L’uomo, 37 anni, italiano, senza fissa dimora, non avrebbe dato alcun peso a quelle prescrizioni. La perquisizione personale completa il quadro: nelle tasche del giubbotto vengono trovati un coltello con lama di circa 15 centimetri, un taglierino con lama di 14,5 centimetri e cinque lamette di 3,5 centimetri. Gli oggetti vengono sequestrati e scatta l’arresto; dopo le formalità, il 37enne viene associato al carcere di Mantova, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

DASPO e divieto di avvicinamento

Le misure cautelari personali hanno una logica semplice: interrompere una condotta ritenuta pericolosa e mettere un argine immediato a un rischio concreto. Il divieto di dimora, disciplinato dal codice di procedura penale, impedisce di soggiornare e, in pratica, di gravitare stabilmente in un’area determinata senza autorizzazione del giudice.

Accanto a questo, il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa ha un obiettivo di tutela diretta: ridurre le occasioni di contatto, anche casuale, che possono trasformarsi in pressione, minaccia o nuova violenza. La misura deve indicare con precisione i luoghi “sensibili”, proprio per rendere verificabile l’osservanza e per evitare zone grigie interpretative.

In questa cornice, essere rintracciati in un punto nevralgico come la stazione — luogo di passaggio, ma anche di stazionamento — non è un dettaglio: è uno scenario in cui i controlli di prossimità diventano decisivi per dare concretezza alle prescrizioni del giudice.

Coltelli e taglierini: contestazione sugli “oggetti atti a offendere”

Sul piano penale, la presenza di strumenti da taglio fuori da un contesto che ne giustifichi l’uso apre un fronte delicato. La norma di riferimento, nella prassi, ruota attorno al porto di armi o oggetti atti a offendere: un taglierino, che nasce come utensile, può rientrare nella categoria degli strumenti potenzialmente offensivi se portato in determinate circostanze di tempo e luogo e senza una motivazione plausibile, verificabile, coerente.

È qui che il caso diventa emblematico: non si tratta di un singolo oggetto dimenticato in tasca, ma di una combinazione — coltello, taglierino, lamette — che, per quantità e tipologia, rafforza l’idea di una disponibilità immediata all’offesa.

Per gli operatori sul territorio, in situazioni simili, il discrimine non è astratto: è l’insieme dei fattori che compongono il rischio, compresa l’eventuale violazione di misure già in atto. Ed è anche il motivo per cui i sequestri, in questi episodi, non sono un atto accessorio ma un passaggio necessario per interrompere una potenziale escalation.

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Elena Scopece

Laureata in Psicologia, ama scrivere articoli di filosofia, salute e benessere. Amante dei viaggi in solitaria.