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La Minerva torna ad Arezzo: una mostra per riscoprire identità e memoria

14/02/2026

La Minerva torna ad Arezzo: una mostra per riscoprire identità e memoria

Sabato 14 febbraio 2026, alle ore 12, il Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” di Arezzo inaugura la mostra “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”, alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli e delle autorità locali e nazionali. L’evento segna il ritorno temporaneo nella città d’origine della celebre statua bronzea, concessa in prestito dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

Non si tratta soltanto di un’esposizione: il rientro della Minerva diventa il primo atto di un più ampio percorso di valorizzazione promosso dal Ministero della Cultura attraverso il progetto “Semi di comunità – Piano Olivetti per la cultura”, dedicato al coinvolgimento attivo delle comunità nella tutela e nella narrazione del patrimonio.

Un progetto nazionale che parte da Arezzo

La mostra, visitabile dal 15 febbraio al 6 settembre 2026, inaugura una stagione di iniziative che affiancano l’esposizione con incontri, laboratori, seminari, attività didattiche e processi partecipativi rivolti a scuole, associazioni, cittadini e operatori culturali. L’intento è rafforzare il legame tra patrimonio e territorio, restituendo alla Minerva il suo valore simbolico e identitario.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale, l’Istituto centrale per la valorizzazione economica e la promozione del patrimonio culturale, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e il Museo Archeologico Nazionale di Arezzo. Si inserisce in una continuità già sperimentata con successo lo scorso anno, quando ad Arezzo fu esposta la Chimera etrusca, oggi nuovamente visibile a Firenze in una sala completamente riallestita.

La circolazione consapevole delle opere, accompagnata da investimenti strutturali e museografici, consolida un modello di collaborazione tra istituti nazionali che punta a coniugare tutela, ricerca e sviluppo territoriale.

La statua e la sua storia

Cuore dell’esposizione è la Minerva, uno dei grandi bronzi dell’antichità, rinvenuta nel 1541 durante lo scavo di un pozzo presso San Lorenzo ad Arezzo. Donata al duca Cosimo I de’ Medici, entrò nelle collezioni granducali e dal 1871 è custodita al Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

Alta 150,5 centimetri e caratterizzata da uno spessore medio del bronzo di 4,5 millimetri, la statua raffigura Atena/Minerva con chitone, himation, egida con testa di Medusa ed elmo corinzio. Gli studi più recenti la datano ai primi decenni del III secolo a.C., probabilmente in ambito italico o magnogreco.

Il restauro condotto tra il 2000 e il 2008 ha restituito la flessuosità originaria della figura e messo in evidenza dettagli tecnici raffinati, come l’uso del rame per labbra e ciglia. In mostra è presente anche una copia in bronzo realizzata dalla Fonderia Artistica Marinelli, che documenta l’aspetto dell’opera dopo i restauri settecenteschi di Francesco Carradori, insieme agli elementi da lui aggiunti e poi rimossi nell’ultimo intervento conservativo.

Il contesto archeologico e il nuovo allestimento

L’esposizione si sviluppa all’interno della sezione romana del museo, in un ambiente suggestivo rinnovato per l’occasione. Il percorso consente di approfondire il contesto del ritrovamento, collegato alla domus di San Lorenzo, una vasta residenza costruita tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C., verosimilmente appartenuta a un aristocratico aretino.

Mosaici, pavimenti in opus sectile, decorazioni parietali e arredi restituiscono il quadro di una dimora di alto rango, nella quale la presenza della Minerva assume il significato di simbolo di prestigio e raffinatezza culturale. Lo sguardo si amplia poi alla città romana di Arretium, con le sue infrastrutture e i suoi spazi pubblici, tra asse viario principale, complesso teatro-terme e area forense.

Il ritorno della Minerva non è soltanto un evento espositivo, ma un investimento duraturo sul museo e sulla città. Attraverso il Piano Olivetti, il Ministero della Cultura rilancia un’idea di patrimonio come leva di coesione e sviluppo, capace di generare dialogo tra istituzioni, territori e comunità.

Claudio Banfi Avatar
Claudio Banfi

Content writer con esperienza in attualità, cronaca e tecnologia scrive notizie da 10 anni, amo correre