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Ilva, Unimpresa: «Asset strategico per l’industria italiana»

12/02/2026

Ilva, Unimpresa: «Asset strategico per l’industria italiana»

Il futuro dell’ex Ilva di Taranto torna al centro del dibattito industriale. Dopo le dichiarazioni del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, interviene anche Unimpresa, che ribadisce il valore strategico dello stabilimento siderurgico per l’intero sistema produttivo nazionale.

«L’Ilva è un asset strategico per il sistema industriale italiano», afferma il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. «Non si tratta solo di difendere un grande stabilimento, ma di preservare una capacità produttiva unica in Europa, con caratteristiche che nessun’altra acciaieria è oggi in grado di replicare». Secondo Longobardi, la tenuta del sito è decisiva per filiere fondamentali dell’economia, con ricadute dirette su grandi clienti industriali, tra cui Fincantieri. «Perdere l’Ilva significherebbe esporre il Paese a una dipendenza industriale difficilmente reversibile».

Un polo siderurgico unico in Italia

I dati elaborati dal Centro studi di Unimpresa fotografano la dimensione dell’impianto tarantino, che rappresenta il principale polo siderurgico italiano e uno dei maggiori complessi industriali europei. In base alle caratteristiche storiche e agli asset impiantistici, la capacità produttiva teorica dello stabilimento è stimata tra 8 e 10 milioni di tonnellate di acciaio all’anno. Nelle configurazioni autorizzate più recenti, la soglia si attesta fino a circa 6 milioni di tonnellate annue.

Il sito dispone di altoforni integrati, acciaierie e laminatoi capaci di produrre acciaio primario a ciclo integrale, una tipologia impiantistica sempre meno diffusa nel panorama europeo. È proprio questa struttura a garantire la produzione di grandi volumi di coils, lamiere e semilavorati destinati a comparti strategici come cantieristica navale, meccanica pesante, automotive, costruzioni e infrastrutture.

Negli ultimi anni la produzione effettiva si è collocata su livelli inferiori rispetto al potenziale, complice una fase complessa sotto il profilo gestionale e finanziario. Tuttavia, l’ex Ilva resta l’unico sito nazionale in grado di assicurare continuità di approvvigionamento su larga scala, riducendo la dipendenza dall’importazione di acciaio extra-Ue.

Sostenibilità, lavoro e prospettiva industriale

Per Unimpresa, la sfida è trovare una soluzione che tenga insieme tre elementi: sostenibilità ambientale, tutela dell’occupazione e rilancio industriale. «È condivisibile l’appello del presidente di Confindustria a lavorare con determinazione per mantenere aperta l’acciaieria», sottolinea Longobardi. «In gioco non c’è solo il futuro di un impianto, ma un pezzo rilevante della struttura produttiva nazionale».

Il nodo ambientale resta centrale, soprattutto in un territorio che ha pagato un prezzo elevato in termini di impatto sanitario e sociale. Parallelamente, il sito di Taranto rappresenta un bacino occupazionale di primaria importanza, con effetti diretti e indiretti sull’economia locale e sulle filiere collegate.

La discussione sull’Ilva non riguarda quindi soltanto un singolo stabilimento, ma il ruolo dell’Italia nella produzione siderurgica europea e la capacità del Paese di mantenere autonomia in un settore chiave per la manifattura. La partita si gioca su un equilibrio complesso, nel quale ogni scelta avrà conseguenze di lungo periodo sulla competitività industriale nazionale.

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Claudio Banfi

Content writer con esperienza in attualità, cronaca e tecnologia scrive notizie da 10 anni, amo correre