Giornata mondiale delle zone umide, Pichetto: “Una risposta naturale alla crisi climatica”
03/02/2026
Le zone umide tornano al centro del dibattito ambientale come infrastrutture naturali decisive per la tutela dell’acqua, della biodiversità e dell’equilibrio climatico. In occasione della Giornata Mondiale delle zone umide, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto ha ribadito il valore strategico di questi ecosistemi, definendoli “una vera soluzione basata sulla natura, in risposta al clima che cambia”.
Le parole del ministro si inseriscono in un contesto particolarmente significativo: quest’anno ricorre infatti il cinquantesimo anniversario della ratifica da parte dell’Italia della Convenzione di Ramsar sulle Zone Umide di Importanza Internazionale, firmata nel 1971 nella città iraniana di Ramsar. Un passaggio storico che ha segnato l’ingresso del nostro Paese in una rete globale di tutela di ambienti fondamentali, spesso fragili e sottovalutati.
Cinquant’anni di impegno e una rete ancora da rafforzare
L’Italia conta oggi 63 zone umide riconosciute come siti Ramsar, a cui si aggiungono altri tre in corso di designazione. Si tratta di aree che svolgono funzioni essenziali: regolano il ciclo dell’acqua, contrastano il rischio di alluvioni, proteggono le coste dall’erosione, ospitano una straordinaria ricchezza di specie animali e vegetali.
Nonostante questo patrimonio, la pressione su tali ecosistemi resta elevata. Urbanizzazione, agricoltura intensiva, inquinamento e alterazioni idrologiche hanno inciso nel tempo sulla loro estensione e qualità ecologica. A questi fattori si sommano oggi gli effetti del cambiamento climatico, che amplificano vulnerabilità già esistenti e rendono più complessa la gestione delle risorse idriche.
Zone umide e politiche ambientali nazionali
Secondo Pichetto, le zone umide occupano una posizione centrale nell’azione programmatica del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Dalla Strategia nazionale per la biodiversità al Piano di adattamento ai cambiamenti climatici, questi ambienti vengono considerati come alleati naturali nella mitigazione degli impatti climatici e nella protezione degli ecosistemi.
Una delle minacce più rilevanti richiamate dal ministro è l’avanzamento del cuneo salino, fenomeno che interessa in particolare le aree costiere e deltizie, dove l’intrusione di acqua salata compromette la qualità delle falde, dei suoli e degli habitat. In uno scenario climatico in continua evoluzione, caratterizzato da siccità più frequenti e dall’innalzamento del livello del mare, la tutela delle zone umide diventa ancora più urgente.
Una responsabilità condivisa
Nel suo intervento, Pichetto ha sottolineato la necessità di una forte coesione istituzionale e amministrativa a difesa di queste aree, evidenziando come la loro salvaguardia non possa essere demandata a un solo livello di governo. La gestione efficace delle zone umide richiede coordinamento tra Stato, Regioni, enti locali e comunità territoriali, oltre a un dialogo costante con il mondo scientifico.
La Giornata Mondiale delle zone umide diventa così non solo un momento celebrativo, ma un richiamo alla responsabilità collettiva. Proteggere questi ecosistemi significa investire nella resilienza del territorio, nella sicurezza idrica e nella qualità della vita delle generazioni future, riconoscendo che la risposta alle sfide ambientali passa anche dalla capacità di valorizzare ciò che la natura già offre.
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Laureata in Psicologia, ama scrivere articoli di filosofia, salute e benessere. Amante dei viaggi in solitaria.