Formazione e intelligenza artificiale, Fondimpresa e INAPP: così si gioca la sfida della produttività
06/04/2026
Non più soltanto aggiornamento professionale, ma una leva diretta di politica industriale, capace di accompagnare le imprese nella doppia transizione digitale e green. È questa la chiave di lettura che accompagna “Competenze che trasformano”, l’evento in programma domani a Roma durante il quale Fondimpresa e INAPP presenteranno il Rapporto di Monitoraggio Valutativo 2025. Al centro dell’analisi c’è un messaggio netto: nell’economia che cambia, segnata dall’avanzata dell’intelligenza artificiale e dalla trasformazione ecologica dei processi produttivi, la competitività non si costruisce soltanto con la tecnologia, ma con l’investimento sulle persone.
I dati raccolti dall’indagine ROLA, che ogni anno coinvolge circa 8mila lavoratori rappresentativi mediamente di 300mila addetti formati, delineano un quadro molto chiaro. Oltre il 92% dei lavoratori giudica positivamente i corsi finanziati dal Fondo, considerandoli adeguati alle esigenze reali del lavoro quotidiano, mentre più del 90% segnala cambiamenti concreti nelle attività svolte dopo i percorsi di formazione. Un risultato che va oltre il semplice gradimento: indica che la formazione continua viene percepita come uno strumento utile, immediatamente applicabile e strettamente collegato all’evoluzione del lavoro nelle imprese.
La formazione cambia mansioni, organizzazione e competitività
Il rapporto mette in evidenza come l’effetto della formazione non riguardi solo il singolo lavoratore, ma l’intera struttura aziendale. Oltre l’82% dei lavoratori osserva cambiamenti organizzativi nelle imprese dopo i percorsi formativi, mentre quasi uno su due, il 48%, rileva una modifica diretta delle proprie mansioni. È un passaggio importante, perché suggerisce che l’aggiornamento delle competenze non si limita a consolidare saperi già acquisiti, ma interviene sui ruoli, sulle funzioni e sui modelli di lavoro, contribuendo a ridisegnare l’assetto interno delle aziende.
Le analisi econometriche confermano questa tendenza e la rendono ancora più evidente quando si osservano i corsi legati alle tecnologie digitali. Chi ha partecipato a percorsi formativi sull’intelligenza artificiale mostra una probabilità più alta di svolgere attività diverse (+4,8%), di vedere ridefinite le mansioni (+5,4%) e di rilevare cambiamenti a livello aziendale (+7,9%). Il dato viene letto come una conferma del fatto che la produttività non dipende dalla sola disponibilità di nuovi strumenti tecnologici, ma dalla capacità di integrarli in modo consapevole nei processi lavorativi attraverso un investimento diffuso sulle competenze.
L’intelligenza artificiale entra nelle aziende, anche quelle più piccole
Particolarmente significativo è il dato relativo al 2024: il 55,5% dei lavoratori formati ha partecipato a corsi che includevano l’IA. Una quota già molto elevata e destinata, secondo Fondimpresa e INAPP, a crescere ulteriormente con i nuovi dati previsti dalla convenzione aggiornata tra i due soggetti. Il fenomeno non riguarda soltanto le grandi aziende. Il rapporto evidenzia infatti un coinvolgimento rilevante anche delle imprese con meno di 50 dipendenti, elemento che rafforza l’idea di una diffusione più capillare della trasformazione digitale nel tessuto produttivo italiano.
Tra gli utilizzi dell’IA già più presenti tra i lavoratori emergono in particolare l’elaborazione dei testi e la sicurezza sul lavoro. Il livello medio di conoscenza dichiarato si colloca a 4,3 su 10 per il primo ambito e a 3,8 su 10 per il secondo. Si tratta di valori ancora in crescita, che mostrano come l’adozione dell’intelligenza artificiale sia già entrata nei contesti aziendali ma richieda ulteriore consolidamento, proprio attraverso percorsi di formazione strutturati e continuativi.
Green e digitale insieme: il nuovo asse della politica industriale
Nel documento emerge anche un altro passaggio strategico: le aziende che puntano sulla sostenibilità sono spesso le stesse che guidano l’innovazione digitale. Secondo Fondimpresa, esiste un vero e proprio “premio” di competitività superiore agli 11 punti percentuali per le imprese che riescono a combinare transizione green e tecnologie 4.0. In questa prospettiva, la formazione continua diventa l’infrastruttura invisibile che consente di tenere insieme i due processi, evitando che restino traiettorie separate o che si traducano in innovazioni solo parziali.
Le parole dei presidenti di INAPP e Fondimpresa vanno in questa direzione. Per Natale Forlani, i risultati dell’indagine mostrano la relazione positiva tra investimenti tecnologici e formazione, il miglioramento delle dinamiche salariali e delle condizioni di lavoro e il ruolo decisivo dei fondi interprofessionali nell’orientare i fabbisogni professionali. Per Aurelio Regina, invece, l’evidenza che emerge dal rapporto cambia le regole del gioco: la vera trasformazione si governa solo mettendo le persone al centro della strategia industriale.
Il Rapporto 2025 conferma quindi una linea ormai sempre più chiara: la sfida della produttività italiana si gioca nelle aule di formazione, nei laboratori aziendali e nella capacità del sistema produttivo di accompagnare il cambiamento tecnologico con un rafforzamento diffuso delle competenze. In un contesto nel quale intelligenza artificiale e transizione ecologica stanno ridisegnando i mercati, la formazione continua smette di essere una voce accessoria e diventa uno degli strumenti principali con cui il Paese prova a costruire la propria competitività futura.
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Laureata in Psicologia, ama scrivere articoli di filosofia, salute e benessere. Amante dei viaggi in solitaria.