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“Ferma il Gelo”: un appello UNHCR dopo il taglio agli agli aiuti e l'inverno estremo

26/01/2026

“Ferma il Gelo”: un appello UNHCR dopo il taglio agli agli aiuti e l'inverno estremo

Per chi vive in fuga, l’inverno non è una cartolina: è una prova di resistenza quotidiana, fatta di notti lunghe, umidità che entra nelle ossa, ripari improvvisati che non tengono il vento, elettricità intermittente quando va bene. UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, lancia la campagna “Ferma il Gelo” mentre in più aree di crisi l’assistenza si riduce a causa dei tagli ai finanziamenti umanitari, con un impatto diretto sulla possibilità di distribuire aiuti salvavita come coperte, stufe, kit invernali e sostegni economici per le spese essenziali.

Dove il freddo diventa emergenza sanitaria e sociale

La campagna guarda a sette Paesi: Afghanistan, Siria, Ucraina, Giordania, Libano, Pakistan e Moldavia. Il filo comune è la fragilità degli alloggi e dei servizi: case danneggiate, insediamenti precari, infrastrutture energetiche sotto pressione, famiglie costrette a scegliere tra cibo e combustibile.

In Ucraina la portata della crisi abitativa è uno dei dati più impressionanti: milioni di persone affrontano temperature sottozero in abitazioni colpite o riparate alla meglio, spesso con interruzioni di corrente e riscaldamento legate agli attacchi alle infrastrutture energetiche; UNHCR segnala che 12,7 milioni di persone hanno bisogno urgente di assistenza umanitaria e che 2,5 milioni di case risultano distrutte o danneggiate.

In Siria, il rientro di sfollati interni e rifugiati non coincide con un ritorno alla normalità: chi rientra trova un Paese con servizi essenziali ridotti, abitazioni inagibili e un fabbisogno umanitario ancora elevatissimo. Secondo i dati riportati da UNHCR, 16,5 milioni di persone necessitano di assistenza e circa metà sono bambini; il tema dell’abitabilità è altrettanto netto, con una quota rilevante di case non utilizzabili.

In Afghanistan l’inverno si innesta su una crisi già profonda: servizi al collasso, vulnerabilità diffusa, rientri continui anche forzati. UNHCR indica che nel 2025 oltre 2,8 milioni di persone sono rientrate da Iran e Pakistan, spesso in condizioni materiali durissime, in un Paese dove in alcune aree le temperature possono arrivare fino a –25°C.

Tagli agli aiuti: quando mancano le risorse per il “minimo vitale”

La campagna nasce da un passaggio che UNHCR definisce ormai inevitabile: senza nuovi finanziamenti, la capacità di garantire assistenza vitale viene “gravemente compromessa”, con effetti immediati su chi è già al limite. Nel linguaggio dell’emergenza, “minimo vitale” significa cose molto concrete: una coperta in più per un bambino, una stufa per una stanza umida, materiali per isolare una finestra rotta, un contributo economico per evitare di bruciare mobili o plastica come combustibile.

UNHCR insiste sul punto più delicato, quello dei minori: una notte senza protezione adeguata può trasformarsi in un rischio di ipotermia e in un’accelerazione di malattie respiratorie, soprattutto quando il freddo si somma a malnutrizione e stress prolungato. È la ragione per cui la raccolta fondi viene presentata come una risposta immediata, più che come un gesto simbolico.

“Ferma il Gelo” e la fotografia degli italiani: empatia alta, senso di fragilità diffuso

Accanto ai dati sulle crisi, UNHCR porta anche i risultati di una ricerca di AstraRicerche: il freddo, nell’immaginario collettivo, richiama prima di tutto la vulnerabilità. La principale preoccupazione dichiarata dagli intervistati riguarda le persone senza casa o senza mezzi per proteggersi (23,8%), prima ancora del timore di ammalarsi (22,0%) e dell’aumento dei costi energetici (21,8%).

Colpisce un altro elemento: circa un italiano su quattro dice di sentirsi poco o per niente protetto nei mesi più rigidi e solo il 51% si sente davvero preparato a un gelo estremo. È un dato che spiega perché l’appello faccia leva su un sentimento immediato, quasi fisico: la sensazione di freddo come esperienza che avvicina, anche solo per un attimo, a chi non ha riparo.

Come sostenere la campagna entro il 15 febbraio

La raccolta fondi è attiva fino al 15 febbraio: si dona tramite il numero solidale 45588, via SMS o chiamata da rete fissa, con importi variabili a seconda dell’operatore e della modalità. UNHCR indica, tra gli esempi, 2 euro per SMS e 5 o 10 euro da rete fissa in base al gestore.

L’operazione ha anche una componente di visibilità pubblica: è previsto il sostegno di Rai per la Sostenibilità ESG e di Sky per il Sociale in periodi differenziati, con il coinvolgimento di altri network e di volti noti dello spettacolo e dello sport.

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Claudio Banfi

Content writer con esperienza in attualità, cronaca e tecnologia scrive notizie da 10 anni, amo correre