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Export italiano, la sfida dei 700 miliardi passa da diplomazia economica e nuovi mercati

30/03/2026

Export italiano, la sfida dei 700 miliardi passa da diplomazia economica e nuovi mercati

Portare l’export italiano a 700 miliardi di euro entro il 2027 significa molto più che fissare un traguardo numerico. Significa ripensare il ruolo delle istituzioni economiche, rafforzare la presenza internazionale delle imprese e affrontare con maggiore lucidità un contesto globale diventato più selettivo, instabile e competitivo. È questo il messaggio emerso dalla terza Conferenza Nazionale dell’Export e dell’Internazionalizzazione delle Imprese, tenutasi a Milano nell’ambito della XVIII Conferenza delle Ambasciatrici e degli Ambasciatori d’Italia.

Ad aprire i lavori è stato il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani, che ha indicato con chiarezza la direzione: per sostenere la crescita delle esportazioni italiane serve un cambio di passo dell’intero Sistema Paese. La risposta del Ministero passa anche dalla riorganizzazione interna, con la nascita, dal 1° gennaio, della nuova Direzione Generale per la Crescita e la Promozione delle Esportazioni, pensata per dare maggiore forza operativa alla diplomazia economica.

Una rete diplomatica più vicina alle imprese

I numeri registrati a Milano hanno confermato un interesse in forte aumento attorno a questo nuovo approccio. Gli eventi hanno raccolto oltre 2.000 partecipanti, quasi il doppio rispetto all’edizione precedente, mentre gli incontri richiesti con gli Ambasciatori hanno sfiorato quota 5.500. Nel solo pomeriggio di lavoro, la Farnesina ha organizzato circa 1.700 appuntamenti, coinvolgendo non soltanto la rete diplomatica ma anche ICE, SACE, SIMEST e CDP.

Il dato, più che statistico, è politico ed economico insieme: le imprese italiane chiedono interlocutori capaci di accompagnarle in una fase in cui internazionalizzarsi non significa più soltanto vendere all’estero, ma saper leggere mercati complessi, catene del valore in trasformazione e nuove priorità geopolitiche. La diplomazia economica, in questa cornice, smette di essere un supporto accessorio e diventa un’infrastruttura strategica.

Il 2025 tra missioni, forum e apertura di nuovi canali

La Conferenza ha rappresentato il punto di arrivo di un anno particolarmente intenso. A marzo 2025 il Ministero degli Esteri ha lanciato il Piano d’Azione per l’Export Italiano nei Mercati extra-UE ad alto potenziale, tracciando una linea di intervento fondata su missioni imprenditoriali, rafforzamento dei rapporti istituzionali e promozione coordinata del Made in Italy. Da quel momento sono stati organizzati oltre 50 grandi forum imprenditoriali, con il coinvolgimento di circa 7.500 imprese e la realizzazione di più di 5.000 incontri B2B.

Tra i mercati più dinamici figura l’India, dove si sono tenuti tre business forum in momenti diversi dell’anno: a New Delhi, Brescia e Mumbai. Il Paese viene considerato uno degli snodi più promettenti per la crescita italiana, sia per dimensione della domanda sia per prospettive industriali. In Arabia Saudita, invece, Riad ha ospitato il più grande forum imprenditoriale mai realizzato nel Paese, con oltre 1.000 imprese partecipanti, a conferma della centralità crescente dell’area del Golfo nelle strategie italiane.

Anche l’Africa ha assunto un peso più marcato nell’agenda diplomatica. Le missioni in Mauritania, Senegal e Niger hanno rafforzato la presenza economica italiana e si sono accompagnate a iniziative che intrecciano cooperazione, formazione e canali di immigrazione qualificata. È una lettura più ampia dell’internazionalizzazione, nella quale la presenza economica si lega alla costruzione di relazioni più stabili e durature.

Diversificare i mercati per ridurre i rischi

Uno dei concetti più richiamati durante la Conferenza è stato quello della diversificazione. In uno scenario internazionale segnato da tensioni commerciali, instabilità geopolitica e rallentamenti selettivi, affidarsi a pochi mercati di riferimento espone le imprese a rischi sempre maggiori. Per questo la strategia italiana punta ad allargare la propria presenza, rafforzando il presidio in Asia, Africa, Golfo, America Latina e Nord America.

Negli Stati Uniti, principale mercato extra-UE per l’Italia, l’export ha registrato nel 2025 una crescita del 7,2%, arrivando a sfiorare i 70 miliardi di euro. Per il 2026 è stata approvata una misura SIMEST da 300 milioni dedicata proprio al mercato statunitense. Restano inoltre centrali il Messico, i Paesi del Mercosur, la Cina, il Giappone, la Corea del Sud, il Vietnam e l’area ASEAN, mentre in Europa continua a essere strategico il presidio dei Balcani e il partenariato con la Germania.

La riorganizzazione del Ministero degli Esteri si inserisce proprio in questa visione. L’obiettivo dichiarato è quello di affiancare alla tradizionale dimensione politica della Farnesina una “testa economica” di pari livello, capace di rendere commercio internazionale e diplomazia della crescita parte integrante della politica estera. La nuova Direzione Generale nasce quindi con una funzione concreta: offrire alle imprese un punto di riferimento operativo e trasformare le sedi diplomatiche in strumenti attivi di sostegno all’espansione internazionale.

Export record e potenziale ancora da sviluppare

Il punto di partenza resta solido. Nel 2025 l’export italiano ha raggiunto la cifra record di 643 miliardi di euro, con una crescita del 3,3%. È un risultato che conferma il ruolo delle esportazioni come una delle principali leve dell’economia nazionale. Dietro questo dato c’è la tenuta del sistema manifatturiero, il peso delle piccole e medie imprese e la capacità del Made in Italy di mantenere attrattività in settori che vanno dall’agroalimentare alla meccanica, dalla moda al design.

Secondo il presidente di ICE Matteo Zoppas, il potenziale ancora inespresso del Sistema Italia è stimato in circa 80 miliardi di euro. Una cifra che suggerisce quanto margine esista ancora, a patto di saper utilizzare meglio gli strumenti pubblici, la rete estera e le capacità di analisi dei mercati. Dal mondo industriale, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha richiamato l’attenzione sulla necessità di garantire condizioni favorevoli agli investimenti, attrarre talenti e rendere il quadro produttivo più stabile.

Il traguardo dei 700 miliardi, dunque, non appare come una formula da convegno, ma come il tentativo di dare una direzione precisa alla politica economica estera del Paese. A sostenerlo non saranno soltanto i numeri dell’export, ma la qualità del lavoro diplomatico, la capacità di fare sistema e la possibilità di accompagnare le imprese italiane in mercati dove la competizione si gioca sempre meno sul prezzo e sempre più su presenza, affidabilità e visione industriale.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to