Erosione costiera tra Lido di Spina e Foce Reno: istituzioni e scienza al lavoro per una strategia condivisa
10/02/2026
La progressiva erosione del tratto di litorale emiliano-romagnolo compreso tra il Lido di Spina e la foce del fiume Reno è tornata al centro dell’attenzione istituzionale. Il tema è stato affrontato nel corso di una riunione del Comitato operativo per la viabilità (COV), presieduta congiuntamente dai prefetti di Ferrara e Ravenna, Massimo Marchesiello e Raffaele Ricciardi, con l’obiettivo di valutare i rischi in atto e individuare un percorso di intervento coordinato.
Il tratto costiero interessato non rappresenta soltanto una porzione delicata del paesaggio regionale, ma un’area strategica sotto il profilo ambientale, infrastrutturale ed economico. Qui convivono habitat di pregio, insediamenti abitativi, attività agricole e arterie fondamentali per la mobilità, come la Strada statale 309 Romea, il cui tracciato risente direttamente delle criticità legate all’arretramento della linea di costa.
Un equilibrio fragile tra ambiente, infrastrutture e comunità locali
Al centro del confronto vi è la tutela della Sacca di Bellocchio, area umida di straordinario valore naturalistico, parte integrante del Parco del Delta del Po e riconosciuta come patrimonio UNESCO. L’erosione costiera, tuttavia, non minaccia soltanto l’ecosistema, ma anche centri abitati come Casal Borsetti, Mandriole e Sant’Alberto, esposti a un rischio crescente di ingressione marina.
Alla riunione hanno preso parte i rappresentanti dell’ISPRA, delle amministrazioni comunali di Comacchio e Ravenna, della Protezione civile regionale, dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, di Anas, oltre ai vertici delle Forze dell’ordine e dei Vigili del fuoco. Un tavolo ampio, pensato per affrontare un problema che richiede competenze scientifiche, capacità amministrativa e una visione di lungo periodo.
Le cause del fenomeno e le prime risposte operative
Secondo le analisi tecniche illustrate dagli esperti di ISPRA e dai servizi geologici, l’erosione è il risultato di una combinazione di fattori: l’abbassamento del suolo, l’innalzamento del livello del mare, il ridotto apporto di sedimenti sabbiosi e l’ingresso dell’acqua salata nei terreni retrostanti, con effetti diretti anche sul comparto agricolo. Un quadro complesso che rende inefficaci soluzioni isolate e impone interventi strutturali e integrati.
Sul piano operativo, per la messa in sicurezza del Poligono militare di Foce Reno è già pronto un progetto da 17 milioni di euro, mentre ulteriori interventi nell’area del Lido di Spina potrebbero richiedere investimenti compresi tra i 13 e i 14 milioni. La Protezione civile regionale ha inoltre confermato la candidatura di opere per oltre 7 milioni di euro, destinate alla realizzazione di sistemi dunali e al rafforzamento delle scogliere esistenti.
Verso una strategia di sistema
La riunione del COV si è chiusa con la volontà condivisa di procedere lungo una strategia di sistema, capace di mettere in rete Stato, Regione, Comuni e autorità scientifiche. L’obiettivo non è soltanto contenere l’emergenza, ma costruire un modello di gestione costiera che tenga insieme sicurezza, tutela ambientale e sostenibilità economica.
In un contesto segnato dai cambiamenti climatici e dalla crescente vulnerabilità delle coste, il litorale tra Ferrara e Ravenna diventa così un banco di prova per politiche di adattamento che, se ben coordinate, possono trasformare una criticità strutturale in un’occasione di pianificazione consapevole e responsabile.
Laureata in Psicologia, ama scrivere articoli di filosofia, salute e benessere. Amante dei viaggi in solitaria.