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Economia italiana, segnali di tenuta e nodi strutturali: la lettura di Confcommercio sui dati Istat

03/02/2026

Economia italiana, segnali di tenuta e nodi strutturali: la lettura di Confcommercio sui dati Istat

La chiusura del 2025 consegna un quadro macroeconomico più solido di quanto atteso solo pochi mesi prima. La dinamica registrata nell’ultimo trimestre dell’anno ha confermato una maggiore tonicità dell’economia italiana, sostenuta da una revisione al rialzo dei dati sul Pil dei trimestri precedenti e da indicatori congiunturali che avevano già lasciato intravedere un miglioramento progressivo. Il risultato è una crescita media annua dello 0,7% in termini destagionalizzati, pari allo 0,6% secondo la contabilità nazionale, un dato che supera le previsioni contenute nel Documento programmatico di bilancio.

A sottolinearlo è l’Ufficio Studi di Confcommercio, commentando le statistiche diffuse dall’ISTAT, in un’analisi che tiene insieme segnali incoraggianti e criticità strutturali destinate a emergere con maggiore forza nel medio periodo.

Crescita 2025 e “eredità” positiva per il 2026

La ripresa osservata nel comparto industriale e il rafforzamento della domanda interna hanno contribuito in modo determinante al miglioramento del quadro complessivo. Al di là del dato consuntivo, l’aspetto più rilevante riguarda l’effetto trascinamento che il 2025 lascia in dote all’anno in corso. Lo 0,3% di crescita acquisita riduce in modo significativo la distanza dall’obiettivo dell’1% nel 2026, rendendo il traguardo meno oneroso dal punto di vista statistico e macroeconomico.

Questa base di partenza più favorevole consente di guardare con maggiore fiducia ai prossimi mesi, pur in un contesto internazionale ancora caratterizzato da incertezze geopolitiche e tensioni sui mercati. La valutazione di Confcommercio evidenzia come la combinazione tra revisione dei dati passati e segnali di ripresa congiunturale abbia rafforzato la credibilità delle prospettive di crescita nel breve periodo.

Mercato del lavoro e sfida demografica

Accanto ai segnali positivi, l’analisi mette in luce alcune dinamiche del mercato del lavoro che meritano attenzione. I dati di dicembre mostrano andamenti che, pur non configurando elementi di allarme immediato, possono essere interpretati come un primo riflesso delle trasformazioni demografiche in atto. L’invecchiamento della popolazione e la riduzione delle coorti in età lavorativa sono fattori destinati a incidere sempre più sulla capacità di crescita del sistema economico.

In questo scenario, Confcommercio individua una leva cruciale nell’aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro. Il tasso di attività delle donne, poco superiore al 57%, resta sensibilmente distante da quello maschile, che supera il 75%. Colmare anche solo in parte questo divario rappresenterebbe un contributo rilevante sia in termini di offerta di lavoro sia di sostegno al potenziale di crescita del Paese.

Politiche attive e inclusione come fattori di sviluppo

L’analisi dell’Ufficio Studi richiama implicitamente la necessità di politiche attive del lavoro capaci di intercettare la popolazione femminile inattiva, attraverso strumenti che favoriscano conciliazione, formazione e qualità dell’occupazione. In assenza di interventi strutturali, le dinamiche demografiche rischiano di trasformarsi in un freno permanente allo sviluppo.

Il quadro che emerge dai dati Istat e dal commento di Confcommercio restituisce dunque un’economia in fase di rafforzamento ciclico, ma chiamata ad affrontare sfide di lungo periodo che richiedono scelte coerenti e tempestive. La crescita osservata nel 2025 rappresenta un’opportunità, non un punto di arrivo, per ripensare il rapporto tra mercato del lavoro, demografia e sviluppo economico.

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Claudio Banfi

Content writer con esperienza in attualità, cronaca e tecnologia scrive notizie da 10 anni, amo correre