Dl carburanti, Confartigianato: “Bene le misure, ora serve una strategia europea sull’energia”
21/03/2026
Il via libera del Consiglio dei Ministri al decreto carburanti arriva in una fase delicata per l’economia italiana, segnata da tensioni internazionali che stanno già producendo effetti tangibili sui prezzi dell’energia e delle materie prime. A poche ore dall’approvazione del provvedimento, il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, ha espresso un giudizio positivo sulle misure adottate dal Governo, definendole un intervento utile a contenere le ricadute più immediate del contesto geopolitico.
Nel corso del suo intervento a “4 di Sera” su Rete 4, Granelli ha sottolineato come il decreto rappresenti un primo passo per ridurre la pressione fiscale su gasolio, benzina e gpl, oltre a rafforzare i controlli contro eventuali fenomeni speculativi e a sostenere il comparto dell’autotrasporto attraverso crediti d’imposta mirati. Un segnale, secondo il presidente, che va nella direzione di tutelare imprese e consumatori in una fase di forte instabilità.
Caro energia e tensioni internazionali: un impatto diretto sull’economia reale
Le conseguenze del conflitto in Medio Oriente stanno emergendo con rapidità sui mercati energetici e sulle filiere produttive. I dati diffusi da Confartigianato delineano un quadro che non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche: nel solo mese di marzo, il prezzo del gas in Italia ha registrato un aumento del 36,5% rispetto a febbraio, mentre l’energia elettrica segna un incremento del 24,1%.
A questi rincari si aggiunge la dinamica delle materie prime, con un aumento medio del 23,8% nell’ultimo anno per minerali e metalli. Particolarmente significativi i rialzi dello stagno, cresciuto del 53%, e del rame, che segna un +38,8%. Numeri che incidono direttamente sui costi di produzione, soprattutto per il tessuto manifatturiero, già esposto a margini ridotti e a una domanda altalenante.
Il Medio Oriente continua a rappresentare un nodo strategico per l’approvvigionamento: il 13,7% dell’alluminio importato in Italia proviene da quest’area. Una quota che evidenzia quanto le dinamiche geopolitiche possano tradursi in interruzioni della catena di fornitura, con effetti immediati sulla capacità produttiva delle imprese.
Il nodo strutturale dei costi energetici in Italia
Accanto alle emergenze, emerge con forza una criticità di fondo che riguarda il sistema energetico nazionale. Le piccole imprese italiane, secondo le stime di Confartigianato, sostengono un costo energetico superiore di 5,4 miliardi di euro rispetto alla media europea. Alla base di questo divario vi è un carico fiscale e parafiscale sulle bollette più elevato del 68% rispetto agli altri Paesi dell’Unione.
Si tratta di un elemento che amplifica gli effetti degli shock esterni, rendendo il sistema produttivo più vulnerabile rispetto ai competitor europei. In un contesto globale caratterizzato da volatilità e incertezza, questa distanza rischia di tradursi in una perdita progressiva di competitività, soprattutto per le micro e piccole imprese che costituiscono l’ossatura dell’economia italiana.
Granelli richiama con chiarezza la necessità di superare la logica degli interventi emergenziali, pur riconoscendone l’utilità nel breve periodo. Il riferimento è a una strategia condivisa a livello europeo, capace di incidere sui meccanismi di formazione del prezzo dell’energia e di accompagnare la transizione verso nuove fonti.
Verso un “Next Gen dell’energia”: la proposta di Confartigianato
La proposta avanzata da Confartigianato si inserisce in una visione più ampia, che guarda a un’Europa energeticamente più autonoma e coordinata. L’idea di un “Next Gen dell’energia” richiama esplicitamente la necessità di un piano comune che favorisca investimenti in tecnologie strategiche, dall’idrogeno al nucleare, fino alle fonti rinnovabili.
L’obiettivo è duplice: da un lato, ridurre la dipendenza da aree geopoliticamente instabili; dall’altro, evitare che i costi della transizione energetica ricadano in modo sproporzionato su famiglie e imprese. Un equilibrio delicato, che richiede scelte politiche rapide e una visione industriale di lungo periodo.
Il rischio, in assenza di un intervento coordinato, è che la crisi energetica si trasformi in uno shock economico più ampio, con ripercussioni su produzione, occupazione ed export. In questo scenario, le micro e piccole imprese si trovano in prima linea, chiamate a fronteggiare costi crescenti e margini sempre più compressi.
Granelli insiste sulla necessità di una risposta tempestiva, capace di coniugare misure immediate e riforme strutturali. Un passaggio che, nelle intenzioni di Confartigianato, dovrebbe segnare l’avvio di una nuova fase per la politica energetica europea, più coerente con le esigenze del sistema produttivo e meno esposta alle turbolenze internazionali.
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Laureata in Psicologia, ama scrivere articoli di filosofia, salute e benessere. Amante dei viaggi in solitaria.