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Direttiva RED III, l’allarme delle imprese: rischio blocco per il settore impiantistico

05/02/2026

Direttiva RED III, l’allarme delle imprese: rischio blocco per il settore impiantistico

Il decreto legislativo di recepimento della direttiva europea RED III apre un fronte critico nel rapporto tra transizione energetica e tenuta del tessuto produttivo. Secondo Confartigianato e CNA, il testo attualmente in discussione rischia di produrre effetti pesantemente penalizzanti per decine di migliaia di micro e piccole imprese che operano nel settore impiantistico, generando instabilità normativa e nuovi oneri difficilmente sostenibili.

Le due associazioni hanno formalizzato le proprie preoccupazioni in una lettera indirizzata al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e al Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, chiedendo un intervento correttivo prima dell’entrata in vigore definitiva del provvedimento.

Qualificazione degli operatori e rischio di duplicazioni

Il nodo principale riguarda il sistema di qualificazione dei soggetti che operano nella progettazione, installazione e manutenzione degli impianti tecnologici, compresi quelli alimentati da fonti rinnovabili. Il decreto introduce infatti un meccanismo di qualificazione aggiuntivo e parallelo rispetto a quello già previsto dall’ordinamento vigente, che disciplina da anni l’attività delle imprese abilitate.

Secondo Confartigianato e CNA, questa impostazione crea una sovrapposizione normativa che rischia di disorientare operatori e committenti. Imprese già in possesso dei requisiti richiesti dalla legge si troverebbero costrette a sostenere nuovi adempimenti formali, con costi economici e organizzativi non proporzionati alle dimensioni aziendali. Il timore è che, invece di favorire lo sviluppo delle rinnovabili, si produca un rallentamento degli interventi e una contrazione dell’offerta qualificata.

Oneri aggiuntivi e incertezza applicativa

Le associazioni segnalano come il decreto introduca livelli regolatori ulteriori rispetto a quanto richiesto dalla direttiva europea, entrando in contrasto con i principi di semplificazione, proporzionalità e coerenza normativa che dovrebbero guidare il recepimento delle norme UE. La duplicazione degli obblighi amministrativi e la mancanza di un quadro chiaro sulle modalità applicative alimentano un clima di incertezza che pesa soprattutto sulle imprese di minori dimensioni.

In un settore già sottoposto a forti pressioni, tra aggiornamenti tecnologici, carenza di manodopera qualificata e continui cambiamenti normativi, l’introduzione di nuovi vincoli rischia di compromettere la capacità operativa delle aziende e di rallentare il raggiungimento degli obiettivi energetici fissati a livello europeo.

La richiesta di un tavolo interministeriale

Alla luce di queste criticità, Confartigianato e CNA chiedono l’attivazione di un tavolo di confronto interministeriale che coinvolga le amministrazioni competenti e le rappresentanze del settore. L’obiettivo è correggere il provvedimento eliminando gli eccessi regolatori e definire un periodo transitorio congruo, capace di accompagnare le imprese senza shock normativi.

Secondo le associazioni, tutelare il comparto impiantistico significa anche salvaguardare la concreta attuazione della transizione energetica. Senza un sistema normativo chiaro e sostenibile, il rischio è che gli obiettivi della direttiva RED III restino sulla carta, privati del contributo di quelle migliaia di imprese che ogni giorno traducono le politiche energetiche in interventi reali sul territorio.

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Elena Scopece

Laureata in Psicologia, ama scrivere articoli di filosofia, salute e benessere. Amante dei viaggi in solitaria.