Bilancio DSU Toscana 2024: conti in equilibrio, ma il futuro divide l’Aula
29/01/2026
Il Consiglio regionale della Toscana ha approvato a maggioranza il bilancio consuntivo 2024 dell’Azienda regionale per il diritto allo studio universitario, un passaggio tecnico che si è trasformato in un confronto politico ampio e articolato sul presente e, soprattutto, sul futuro dei servizi agli studenti. Il voto ha visto schierati a favore i gruppi di maggioranza – Partito democratico, Casa riformista, Alleanza verdi e sinistra e Movimento 5 Stelle – mentre Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega hanno espresso voto contrario, delineando un quadro di valutazioni profondamente divergenti.
Il documento è stato illustrato in Aula dalla presidente della commissione Cultura, Diletta Fallani, che ha rivendicato il lavoro istruttorio svolto dalla commissione, comprese numerose audizioni. Il consuntivo si chiude con un utile di esercizio pari a 172.988,43 euro, indicato come segnale di una gestione complessivamente solida, nonostante una riduzione significativa dei trasferimenti. I servizi essenziali, in particolare mensa e alloggi, sono stati garantiti anche nel 2024.
Utili, borse di studio e primi segnali di criticità
L’Azienda DSU ha proposto di destinare l’80 per cento degli utili, circa 138.390 euro, al fondo di accantonamento per le borse di studio, che hanno registrato un incremento legato all’innalzamento della soglia Isee a 27mila euro deciso dalla Regione. Un dato che la maggioranza considera rilevante, anche perché in Toscana non si registrano studenti idonei rimasti senza beneficio.
Accanto ai numeri positivi, Fallani ha però richiamato una preoccupazione esplicita: a partire dal 2027 verranno meno finanziamenti governativi per circa 16 milioni di euro, a cui si somma la conclusione dei fondi Pnrr per ulteriori 17 milioni. Un orizzonte che impone, secondo la presidente della commissione, una scelta politica chiara fin da ora, per evitare che le ricadute colpiscano direttamente gli studenti.
Il confronto con le opposizioni: residenze, mense e sostenibilità
Dai banchi dell’opposizione, Matteo Zoppini ha messo in evidenza come il DSU abbia beneficiato negli ultimi anni di risorse esterne e temporanee, europee e nazionali, che hanno consentito di mantenere gli standard. Dal 2026-27, ha osservato, l’onere ricadrà in larga parte sulla Regione, con un disavanzo stimato vicino ai 18 milioni di euro. A suo giudizio, l’incremento dei fondi Fse non basterà.
Sul fronte degli alloggi, Zoppini ha citato un calo progressivo del tasso di accettazione, sceso dal 50 per cento del 2021 al 44 per cento del 2023-24, segnale di una criticità strutturale. Analoga lettura per la ristorazione, dove si registra una riduzione delle affluenze e un effetto espulsivo delle tariffe introdotte nel 2023 per le fasce non beneficiarie di borsa.
Il vicepresidente della commissione Cultura, Massimiliano Simoni, ha parlato apertamente di crisi su tre fronti: residenze universitarie, ristorazione e controlli sulle borse di studio, suggerendo anche un maggiore coinvolgimento del privato nella gestione degli interventi.
La replica della maggioranza e il nodo delle risorse nazionali
Dal Partito democratico, Simona Querci ha respinto la lettura delle opposizioni, ricordando i tagli operati a livello nazionale sul sistema universitario e sottolineando come la Toscana sia tra le Regioni con il maggior numero di posti letto disponibili. Per Irene Galletti, la struttura patrimoniale del DSU resta solida e le difficoltà abitative nelle città universitarie non possono essere attribuite agli studenti, ma a dinamiche più ampie come gli affitti brevi.
Il dibattito ha messo in luce un punto condiviso, pur da prospettive diverse: la sostenibilità futura del diritto allo studio dipenderà in larga misura dalle scelte nazionali, dal rifinanziamento del Fondo integrativo statale e da una programmazione di lungo periodo. Il bilancio 2024 fotografa una situazione in equilibrio, ma apre una fase in cui le decisioni politiche diventeranno determinanti per non ridurre servizi che incidono direttamente sull’accesso all’università.
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