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Auto incendiate per colpire un collega: tre persone ai domiciliari a Bologna

10/04/2026

Auto incendiate per colpire un collega: tre persone ai domiciliari a Bologna

Un presunto disegno punitivo maturato in ambito professionale, poi tradotto in due incendi dolosi e in una lunga scia di paura. È questo il quadro delineato dall’indagine dei Carabinieri del Nucleo operativo radiomobile di San Lazzaro di Savena, che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico nei confronti di tre persone, tutte italiane, ritenute coinvolte a vario titolo in una vicenda che unisce rancori personali, violenza intimidatoria e gravi conseguenze sulla vita della persona presa di mira.

Le accuse e la ricostruzione degli investigatori

Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura di Bologna, i destinatari della misura cautelare sono due dirigenti d’azienda, di 34 e 51 anni, e un 48enne bolognese. Le ipotesi di reato contestate sono pesanti: incendio aggravato in concorso e atti persecutori. Al centro dell’inchiesta ci sono due episodi distinti, avvenuti il 9 e il 17 ottobre 2025 in provincia di Bologna, quando diverse auto parcheggiate in aree condominiali furono date alle fiamme.

La contestazione più grave riguarda il movente. Gli inquirenti ritengono infatti che i due dirigenti avessero incaricato il 48enne di incendiare l’auto di un collega, a sua volta dirigente, ritenuto responsabile di avere ostacolato l’avanzamento di carriera del più giovane tra gli indagati. Una dinamica che, se confermata nel prosieguo giudiziario, restituirebbe il profilo di una ritorsione studiata, nata da tensioni professionali e degenerata in una condotta criminale capace di mettere a rischio persone e beni estranei al conflitto originario.

Il primo tentativo fallito e il secondo incendio nel garage

Il primo episodio, avvenuto il 9 ottobre, non avrebbe raggiunto l’obiettivo prefissato. L’incendio, stando alla ricostruzione investigativa, colpì infatti l’auto della moglie della persona presa di mira e danneggiò anche i veicoli di altri condomini. Un esito che non avrebbe fermato il piano. Pochi giorni dopo, il 17 ottobre, l’azione si sarebbe ripetuta, questa volta all’interno del garage della vittima, con un’aggravante ulteriore: il fatto sarebbe stato commesso in un edificio abitato.

È un dettaglio che pesa molto, perché introduce un elemento di pericolo collettivo evidente. Un incendio appiccato in uno spazio chiuso, dentro un contesto residenziale, non minaccia soltanto il bene materiale preso di mira, ma espone a conseguenze ben più ampie l’intero stabile e chi vi abita. In casi del genere, il confine tra intimidazione e rischio per l’incolumità pubblica diventa sottilissimo.

Le ricadute sulla vittima e la misura cautelare

L’inchiesta attribuisce agli episodi effetti profondi sulla vita della persona offesa. La vittima, riferiscono gli investigatori, avrebbe vissuto una condizione di paura e ansia costante, al punto da modificare radicalmente le proprie abitudini quotidiane. Il timore di nuove aggressioni avrebbe inciso anche sulla sfera familiare: i propri cari sarebbero stati trasferiti lontano da Bologna, nel tentativo di proteggerli da una minaccia percepita come concreta e persistente.

Alla luce di questi elementi, il giudice per le indagini preliminari ha disposto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per i tre indagati. L’esecuzione della misura è avvenuta nelle prime ore della mattina del 9 aprile 2026. La vicenda, ora, entra in una fase giudiziaria delicata, nella quale sarà il confronto processuale a chiarire responsabilità, ruoli e grado di coinvolgimento di ciascuno. Resta, già oggi, la gravità di una storia che mostra come rivalità e risentimenti, quando superano la soglia del conflitto e imboccano la strada della violenza, possano produrre effetti devastanti ben oltre il bersaglio iniziale.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to