Allergie da pollini, indagine ISPRA: servono dati più integrati e previsioni più precise
08/03/2026
Con l’arrivo della primavera, milioni di persone in Italia tornano a confrontarsi con allergie respiratorie legate alla presenza di pollini nell’aria. Un fenomeno che coinvolge non solo chi soffre di allergie stagionali, ma anche ricercatori, medici e operatori ambientali impegnati nel monitoraggio e nella prevenzione del rischio allergologico.
Per comprendere meglio esigenze e aspettative degli utenti, ISPRA ha promosso un’indagine nazionale nell’ambito del CAMS National Collaboration Programme Italia, iniziativa realizzata in collaborazione con l’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts.
L’obiettivo è migliorare i servizi informativi legati ai pollini, integrando le osservazioni delle reti di monitoraggio a terra con i prodotti previsionali del Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS).
Chi utilizza i dati pollinici
Il sondaggio ha raccolto 75 contributi, evidenziando una forte presenza di profili specialistici. Circa il 60% dei partecipanti è composto da ricercatori e professionisti del settore ambientale, che utilizzano i dati per attività di ricerca, analisi e consulenza tecnica.
Accanto a questa componente scientifica emerge anche un utilizzo legato alla salute pubblica: circa il 20% degli intervistati consulta i bollettini pollinici per supportare la prevenzione clinica o la gestione quotidiana dei sintomi allergici.
I risultati mostrano quindi come il monitoraggio dei pollini rappresenti uno strumento utile non solo per la ricerca ambientale, ma anche per la medicina e la prevenzione sanitaria.
Le specie polliniche più rilevanti
L’indagine ha evidenziato quali siano le famiglie botaniche considerate più critiche per la popolazione allergica italiana.
In linea con la flora mediterranea, l’attenzione degli utenti si concentra soprattutto su alcune specie particolarmente allergeniche:
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Poaceae (graminacee): oltre 45 preferenze
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Oleaceae: oltre 35 preferenze
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Cupressaceae
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Betulaceae
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Urticaceae
Queste specie sono tra le principali responsabili delle allergie stagionali in Italia e rappresentano quindi un riferimento prioritario nei sistemi di monitoraggio aerobiologico.
Reti di monitoraggio e dati europei
L’indagine ha messo in luce anche un divario nella conoscenza delle diverse fonti informative disponibili.
La rete nazionale POLLnet, che raccoglie i dati delle stazioni di monitoraggio aerobiologico, è conosciuta dal 63% dei partecipanti.
Molto più limitata invece la diffusione degli strumenti previsionali del programma Copernicus: solo il 32% degli intervistati conosce i servizi del CAMS.
Questo dato evidenzia la necessità di rafforzare la divulgazione delle informazioni disponibili a livello europeo, che permettono di integrare i dati raccolti al suolo con modelli previsionali su scala continentale.
Le priorità per migliorare il monitoraggio
I partecipanti al sondaggio hanno indicato alcune linee di sviluppo ritenute fondamentali per migliorare i servizi dedicati al monitoraggio dei pollini.
Tra le principali richieste emergono:
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maggiore risoluzione spaziale dei modelli previsionali sul territorio nazionale;
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integrazione tra dati atmosferici, monitoraggi locali e modelli di trasporto dei pollini;
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strumenti digitali più accessibili, capaci di trasformare dati complessi in informazioni facilmente comprensibili anche per utenti non specialisti.
L’obiettivo condiviso è quello di sviluppare nuovi strumenti informativi che possano supportare cittadini, tecnici, medici e istituzioni sanitarie nella gestione del rischio allergologico.
Proprio in questa direzione si muove il programma CAMS NCP Italia, che prevede entro il prossimo anno la realizzazione di un prototipo di piattaforma informativa capace di integrare dati ambientali e modelli previsionali.
Oltre al monitoraggio dei pollini, il programma lavora anche al consolidamento dei sistemi nazionali di modellizzazione della qualità dell’aria, includendo informazioni sulla presenza di polveri sahariane e promuovendo attività di formazione e informazione scientifica.
Il progetto è coordinato da ISPRA e coinvolge numerosi partner scientifici e istituzionali, tra cui ENEA, CNR-ISAC, l’Università di Roma Tor Vergata e diverse agenzie regionali per la protezione ambientale.
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