Agrumi, a Catania il vertice dei quattro big europei: fitopatie, regole e import sotto la lente
27/01/2026
Catania è tornata, per due giorni, al centro del confronto europeo sull’agrumicoltura. Nella sede di Confagricoltura Catania si è riunito il Gruppo di contatto agrumi del Comitato misto ortofrutta, il tavolo tecnico che mette insieme Italia, Francia, Spagna e Portogallo: i quattro Paesi che, di fatto, guidano produzione e indirizzi del comparto in Europa. Non un appuntamento di rito, ma un passaggio operativo in una fase in cui l’agrumicoltura è costretta a giocare su più fronti, dalla difesa fitosanitaria alle regole sui prodotti per la protezione delle colture, fino al tema, sempre più politico, delle importazioni.
La “due giorni” ha alternato visite aziendali nel territorio etneo e sessioni di lavoro dedicate alle criticità più urgenti. Sullo sfondo, numeri che spiegano la posta in gioco: circa 520 mila ettari coltivati e oltre 10,5 milioni di tonnellate di produzione annua in Europa, secondo dati FAO 2023. Il coordinamento del meeting è stato affidato a Mauro Quadri, direttore dell’Ufficio Ortofrutta del Ministero dell’Agricoltura, mentre ad aprire i lavori è stato il presidente di Confagricoltura Catania, Giosué Arcoria. Presenti anche il presidente regionale Rosario Marchese Ragona e rappresentanti di organizzazioni agricole, consorzi di tutela e mondo istituzionale.
L’allerta Huanglongbing e la partita della prevenzione
Tra i dossier, quello che ha catalizzato più attenzione è l’Huanglongbing (HLB), nota come “malattia del ramo giallo” e considerata la minaccia più seria per gli agrumi a livello globale. In Europa la patologia non risulta presente, ma il segnale che preoccupa arriva dal Portogallo: è stato individuato l’insetto vettore. Tradotto: il rischio non è teorico. Con l’assenza di cure realmente efficaci, la prevenzione diventa l’unica strategia credibile, e quindi servono sorveglianza, piani di contenimento, tracciamento dei materiali vegetali e una risposta rapida, soprattutto nelle aree più esposte agli scambi commerciali e ai flussi di piante.
Regole UE e import: tra “Omnibus” e timori sul Mercosur
Sul piano normativo, il confronto ha toccato la revisione del Regolamento UE 1107/2009, centrale per l’autorizzazione dei prodotti fitosanitari. È stato confermato l’inserimento del tema nel pacchetto “Omnibus”, con l’obiettivo dichiarato di semplificare procedure e ridurre i costi, sia per le imprese sia per le amministrazioni. Per il comparto agrumicolo è un tema delicato: la semplificazione è vista come necessaria, ma resta la richiesta di avere strumenti efficaci per difendere le produzioni senza rimanere scoperti davanti a nuove fitopatie e insetti alieni.
Su un punto, la linea espressa è netta: rafforzare i controlli sulle importazioni da Paesi terzi. La questione non riguarda solo la concorrenza sui prezzi, ma anche il rischio fitosanitario e la coerenza degli standard: regole severe in Europa, controlli insufficienti alle frontiere, e il sistema si sbilancia. In questa cornice si inseriscono anche le preoccupazioni legate all’accordo UE-Mercosur, percepito come potenzialmente penalizzante per l’agrumicoltura europea.
Il bilancio delle campagne 2024-2025 e 2025-2026 è stato valutato complessivamente positivo, ma con un asterisco pesante: siccità e cambiamenti climatici continuano a erodere rese e qualità, soprattutto in Sicilia, e rendono ogni stagione più fragile della precedente.
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