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Afghanistan e NATO, la replica di Roma a Trump: “Serve rispetto tra alleati”

26/01/2026

Afghanistan e NATO, la replica di Roma a Trump: “Serve rispetto tra alleati”

La reazione del Governo italiano alle parole di Donald Trump sull’Afghanistan è arrivata in forma ufficiale e con un lessico misurato, ma senza ambiguità. Palazzo Chigi ha detto di aver appreso “con stupore” le dichiarazioni del Presidente statunitense, secondo cui gli alleati della NATO sarebbero “rimasti indietro” durante le operazioni nel Paese asiatico, definendo “non accettabili” affermazioni che ridimensionano il contributo dei partner dell’Alleanza, soprattutto quando provengono da una nazione alleata.

Il punto, per Roma, non è una disputa di orgoglio nazionale, bensì la difesa di un fatto storico e politico: la missione in Afghanistan nasce dall’attivazione dell’Articolo 5 dopo l’11 settembre, un atto che la NATO ha utilizzato una sola volta nella sua storia e che sancì una solidarietà senza precedenti verso gli Stati Uniti. È su quel passaggio che l’Italia fonda la propria contro-narrazione: quando Washington chiese coesione, gli alleati risposero, e lo fecero pagando un prezzo alto, umano prima ancora che economico.

L’Articolo 5 e la “prima e unica volta” che cambiò il perimetro della NATO

Nel comunicato della Presidenza del Consiglio, il riferimento all’Articolo 5 è centrale perché richiama l’origine dell’intervento e il senso stesso dell’Alleanza: un attacco a uno è un attacco a tutti. Quella scelta politica trascinò i Paesi membri dentro un’operazione lunga, logorante, spesso discussa nelle opinioni pubbliche interne, ma sostenuta per quasi due decenni con uomini, mezzi e responsabilità operative.

Roma insiste su un dato che, nel linguaggio diplomatico, vale quanto una smentita: l’Italia “rispose immediatamente insieme agli alleati”, dispiegando migliaia di militari e assumendo la piena responsabilità del Regional Command West, una delle aree più rilevanti dell’intera missione internazionale. Non è un dettaglio tecnico: significa guida sul terreno, pianificazione, gestione di assetti, rapporti con le autorità locali, coordinamento con gli altri contingenti.

Numeri, responsabilità e ferite: la linea italiana sul costo della missione

Il comunicato mette in fila i numeri che, nella lettura del Governo, rendono improponibile qualunque accusa di disimpegno: 53 soldati italiani caduti e oltre 700 feriti durante operazioni di combattimento, missioni di sicurezza e programmi di addestramento delle forze afghane. È il passaggio più duro, perché sposta l’argomento dal terreno della polemica a quello della memoria e delle famiglie, dove la retorica si spegne e restano i nomi, i reparti, le date.

Sullo sfondo c’è una questione più ampia, che va oltre l’episodio: l’Afghanistan, per molti Paesi europei, è stato il simbolo di una fedeltà atlantica vissuta anche come dovere morale dopo l’11 settembre; rimettere in discussione quel contributo significa toccare un nervo scoperto, perché riapre la frattura tra chi ha chiesto e chi ha risposto, tra il centro decisionale e la periferia che ha sostenuto l’impatto politico interno. In questo senso, la frase conclusiva della nota italiana è pensata per pesare: “l’amicizia necessita di rispetto”, condizione fondamentale per continuare a garantire la solidarietà che regge l’Alleanza Atlantica.

ANSA riferisce anche che Trump, dopo le reazioni, avrebbe corretto il tiro almeno sul Regno Unito, parlando di “soldati coraggiosi”: un’aggiunta che segnala quanto l’uscita iniziale abbia provocato irritazione tra gli alleati e quanto sia delicato, in questa fase internazionale, scivolare su giudizi sommari.

La posta in gioco: credibilità, coesione e linguaggio tra alleati

La risposta di Roma prova a tenere insieme due piani che, nella politica estera, devono camminare nello stesso passo: la fermezza e la relazione strategica. Da un lato l’Italia ribadisce di essere legata agli Stati Uniti da “solida amicizia” e “comunanza di valori”, dall’altro mette un paletto sul lessico, perché le parole, in un’Alleanza militare, hanno un peso operativo: incidono sulla fiducia reciproca, sulla disponibilità a investire, sulla percezione pubblica della lealtà tra partner.

Il caso Afghanistan, dunque, non è soltanto una schermaglia. Arriva mentre la NATO discute di deterrenza, spese per la difesa, tenuta del fronte politico interno nelle democrazie occidentali, e mentre l’Europa cerca un equilibrio tra dipendenza strategica e autonomia industriale. In quel contesto, minimizzare il contributo degli alleati significa alimentare un sospetto: che la solidarietà sia richiesta quando serve, ma contabilizzata con leggerezza quando diventa scomoda. E su questo, a Roma, la linea è stata netta.

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Claudio Banfi

Content writer con esperienza in attualità, cronaca e tecnologia scrive notizie da 10 anni, amo correre